PDM - Il nuovo racconto di Paolo Congedo. A Santa Caterina.
Il mio letto era intatto, questa mattina. Un po' come le mie emozioni e i sentimenti. Solo una ciambella, abbuffata di granella di zucchero e un caffè caldo, avevano smosso il tran tran della notte appena trascorsa. A bagnare il mio viso, un semplice sms che viaggiava con toni distesi: un tempo anche io sarei stata così affettuosa.
Con un grande dolore, nello stesso istante, un groppo in gola e gli occhi bagnati.
Mi mancò il respiro ma feci finta di nulla -proprio come ora mentre scrivo questi miei ricordi- strappai due bustine di zucchero e lo versai nella tazzina. Tutto intorno colloquiavano con spensieratezza assoluta e un tizio faceva la corte ad una ragazza mora e ben navigata e due anziani parlottavano garbatamente mentre, di tanto in tanto, lui le carezzava la mano.
Con movimento circolare la mia mano mescolava lo zucchero nella tazzina e con movimento incondizionato le mie ghiandole secernevano lacrime tenere e nostalgiche. Il capo basso, perché non era il caso di mettere in piazza il mio dolore. Quando non potetti più continuare la sceneggiata posai il cucchiaino e già il profumo di caffè pervase e conquistò l'olfatto angusto. Poi le mie labbra e la tazzina.
Il primo sorso e il groppo ebbe una smossa. Un secondo. L'acqua frizzante lanciò l'offensiva e fui libero di godermi quel poco di caffèina rimasta.
Tutto intorno l'ambiente era mutato e quanti mi stavano accanto avevano visi nuovi a nuove voci tonanti.
"Un tempo, il tempo, sono solo nozioni fuori dalle quali tutto è relativo"
Così risposi e subito a ricordare quanto tempo era trascorso e quanto amore avevo perso. Di quante carezze mi ero privato nella mia solitudine.
Rientrai in auto.
C'è un mare burrascoso che mi aspetta a Santa Caterina.
p.c.