I MIEI SILENZI SCRITTI - I volatori

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PDM - Date le premesse e vista l'ineluttabilità degli eventi, decisero di incontrarsi.

Lui arrivò con il naso gocciolante ma con l'aria di chi avesse vinto un trofeo su campo e fu lieto di essere capitato in quel bar al centro, dove il giardino si affacciava su una libreria all'angolo gestita più con l'anima che con l'economia - che in quegli anni non lasciava spazio ai sentimenti -. I volatori. 

Anche il nome gli dava un senso di ottimismo, un'argomentazione da sviluppare, un segno del destino, forse.
Lei arrivò in ritardo ma si fece perdonare con quel sorriso malizioso, mentre nell'abbraccio cercò di mantenere la distanza fra i due. Lui ignorò quanto lei volesse significargli e la strinse forte, cingendole la vita. Inevitabilmente lei sorrise di nuovo.

Nel bar, piccolo ma dall'aspetto famigliare, aleggiava un buon profumo di cornetti caldi e sorrisi ad ampio spettro. La musica li accompagnò fino ai tavolinetti neri, in finto rattan, posizionati in giardino.
Il tempo, anch’esso, era di buon auspicio per quell’incontro casuale, fuori dagli schemi.
Sorrisero spesso e lui si sentiva un tantino imbarazzato da quel naso gocciolante, ma non lo diede a vedere, con i suoi argomenti e le sue battute spiritose. Lei rispondeva a tono e il feeling che si era venuto a creare in così poco tempo faceva ben riflettere. La diceva lunga sull’intesa che si era instaurata fra i due.
Lei tenera e vestita con garbo, nei suoi pantaloni neri a sigaretta e camicia leggera. Come la giacchina, d'altronde. A dare il tocco di classe, quel bracciale che lui ricorda ancora bene, di oro sottile con incastonati dei turchesi chiari come il suo cuore. A fare pendant con i turchesi anche gli orecchini piccoli che, con molta probabilità, facevano parte delle stessa parure. Anello a strisce trasversali, sottili, grezze, a chiudere il quadro.
Lui, egocentrico ma di poche parole, stranamente, quella volta parlò tanto e trattò anche argomenti pesanti. Lei leggera e affascinante ascoltava con garbo, dietro i suoi Rayban di un color pastello che le ravvivava il volto, ma manteneva la borbonese in grembo, come a dare distanza fra i due.
Lui si soffiò il naso e le raccontò un po’ della sua vita fatta di tutto e di confusioni continue, decise dall’instabilità del suo “non essere”.
Fin da subito si rese conto che stava iniziando a divenire un incontro importante e cercò di capire, valutare l’eventualità di un rapporto con lei, che di sorrisi non era parca, nei suoi confronti.
Certo lui non era granché affidabile: il lavoro precario, un po’ come la sua vita. Solo la sua dialettica e la razionalità non lo era e forse fu proprio questo che gli fece decidere, in un attimo. La guardò negli occhi e decise che non era il caso di coinvolgere altra gente nel suo vortice. Andò in bagno e sistemò l’ennesima striscia bianca.