I MIEI SILENZI SCRITTI - Mi basto solo

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PDM - Il racconto della domenica. Trasgressivo assai.

 

MI BASTO SOLO

Di Paolo Congedo

E la notte mi avvolgevo di carni e le carni erano nomi e quei nomi erano sentimenti. Sentimenti vuoti e calore non ricambiato.
Ogni volta era la solita menata con i miei tempi che non rispettavano quelli delle altre e io che me ne fregavo altamente. In fondo tutto era solo una questione di scambi, io cedevo loro il mio corpo, le mie malinconie velate di solitudine e carezze, le mie inopportune avances e i miei colpi, secchi, finali e loro mi concedevano i loro silenzi. Mi pareva equo, non chiedevo molto in fin dei conti.
Gran brutta bestia la solitudine.
Ero solo da sempre, fin dall'origine dei tempi. Solo con le mie sigarette e le mie bottiglie di jack. La compagnia non mi mancava, dunque, e la preferivo a quelle forme caritatevoli che offrivo alle donne. Mi bastavo da solo.
Mi vestì senza badare alle sue accortezze di donna e scesi le scale in fretta senza voltarmi. Perché farlo? Dietro di me lasciavo solo l'odore dei miei umori sparsi e le loro gambe che mi galvanizzavano, facendomi emozionare ogni volta come fosse la prima. Non c'era più dio né religione. Non c'era più sesso che mi orientava. Di ognuna prendevo qualcosa e di ognuna ricordavo un dettaglio. E ogni volta era un rito che mi deliziava solo perchè esacerbava il mio rapporto con le donne. E di loro non mi importava nulla, erano solo carne da macello, usa e getta.
Non ero schematico e mi piaceva sperimentare creando nuove strategie di speculazione sessuale. Speculavo sulla loro povertà e sulla mia solitudine dimenticata. Mi rimaneva solo il sesso e di quello ne abusavo. Come quella volta, la prima volta, quando decisi di concedermi ad un uomo. Ricordo tutto come fosse ieri, se chiudo gli occhi. Le sue mani mi cercarono impazienti e io, di malavoglia, feci un altro tiro alla marlboro prima di schiacciarla fra le altre cicche. Poi lo guardai negli occhi, con l'entusiasmo che non mi apparteneva e vidi il suo mento implume, foruncoloso quanto basta, irrorato abbondantemente da una tachicardia adolescenziale. Chiusi gli occhi, lasciandolo fare. Di tanto in tanto sentivo le sue labbra sul mio corpo, poi decisi di fargli sentire la mia mascolinità.
Non mi regalò nessuna emozione ma le sue urla furono più che gratificanti.
Anche questa sera, come ogni maledetta sera, ho cercato l'amore. Sarà che sono divenuto parecchio esigente, sarà che mi accontento di svuotare la vescica, ma anche questa notte la ricerca non ha avuto esito. Aspettiamo domani.