PDM - "Il tempo fra le mie rughe" è il nuovo, struggente, racconto di Paolo Congedo.
Dopo i primi due cicchetti di vodka al limone, trangugiati senza colpo ferire, provai ad ammorbidire l'assorbimento dell'alcool con un cannolo alla crema. Poi fu la volta di un krapfen mignon, infine una birra chiuse, non senza lasciare traccia, la mia serata alcolica. L'avrei preferita anfetaminica, ma non avevo trovato miglior amico dell'alcool. Rinviare. Si trattava solo di rinviare un appuntamento a cui anelavo da tempo. Nel frattempo mi facevo compagnia con le birre e le donne che carezzavo con ardore.
L'attesa era stagnante e l'alcool si faceva sentire con prepotenza. Ogni passo un'impresa da portare a termine, ogni respiro le mie borse sotto gli occhi a esplodere.
Io ero carne da macello in questo terrorismo amoroso.
Feci due passi, mentre l'immagine di lei prendeva forma, ricattandomi -eppure avevo deciso per una serata no sex!- e i miei piedi affondarono lenti nella sabbia, come la mia solitudine e la rabbia, mal sopita, di cane bastonato. L'odio riaffiorava, alternandosi con regolarità, all'amore. L'amore perduto.
Di lei, solo tracce di sesso a buon prezzo.
Ancora un cicchetto e la vodka al limone contribuiva a riappacificarmi con la quiete. Non così con i miei neuroni. Alcool, alcool. La serata procedeva spedita ed erano le quattro del mattino. Il mare, con le onde smorte, che frusciavano senza entusiasmo, era lì a ricordarmi dei miei anni che passavano, della vita che procedeva pur senza di me.
E mi sembrava di sentire l’alcool scendere dalla trachea e acquietarsi fra le pareti dello stomaco e mi pareva di sentire il peso della solitudine tastare ogni cellula del mo corpo marcescente mentre Rudy Marra mi risuonava nel cuore con il ritmo maledetto della sua “due lire”.
Ancora una volta, ti prego, amami ancora una volta, come fosse l'ultima, come se dovessi vivere in eterno nei tuoi occhi... poi strinsi il laccio, le sorrisi e feci il buco.