I MIEI SILENZI SCRITTI - Non sono solo

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PDM - Ero da sempre senza patria e dio non mi apparteneva, vivevo fuori dal branco, senza regole, ma quella sera, quella sera, perdio, non ero solo.

Quella sera la compagnia era assolutamente piacevole e lei non era la mia donna, non lo era mai stata ma dei suoi modi adoravo l’essere complice e la femminilità che trasudava ogni centimetro della sua pelle chiara. Adoravo i suoi piercing più nascosti. Mai li avevo sfiorati, mai mi sognai di farlo. La sua ratio vinceva le voglie.

Probabilmente tutto sarebbe morto con il volgere del giorno, questo mi deliziava, questo mi completava il rapporto trasversale.

Chiusi gli occhi e ripensai alla vodka fruttata alla fragola: di nulla avevano il sapore le mie primavere del cuore.

Poi le strinsi la mano -per me, quel gesto, era più di tutto il porcile di cui mi circondavo- e mi carezzai di tenerezza. Le volevo bene, non era sesso.

I fumi dell'alcool mi solleticavano assurde spirali di malinconie, vecchie nenie ballerine, antichi canti popolari.

Io la sentivo mia e la desideravo. La volevo possedere e volevo farlo come se fosse la mia e unica donna. La mia donna per sempre, la mia donna di sempre.

Poi i miei occhi si dichiararono, come ad elemosinare pochi stracci di compagnia. Anche solo un abbraccio. Uno solo.

Le palpebre si fecero pesanti e il corpo stanco. La voce, affannosa e rauca, le chiese una tregua. Lei sorrise, sorrise di gusto, al chiaro di luna.

Un cane, a distanza ravvicinata, guaì alla luna. Io avevo nel cuore i suoi occhi verdi.

Entrati in macchina, pur nel silenzio degli animi, protese le sue mani e le sue braccia vissute verso il mio cuore. La luna assistette silente mentre i nostri corpi si cercavano.

Mia moglie dormiva beata.

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