PDM - Paolo Congedo incontra Dino Campana e il poeta gli chiede di trascrivere l'addio a Sibilla Aleramo.
L'addio.
Perché decisi di ripercorrere la petite promenade? Per capire l'aria che si respirava dopo tanti anni. La mia Sibilla, la Sibilla che avevo tanto amato, la mia anima immortale, la mia dannazione, l'ossessione che non mi dava pace, era cambiata. Non era più la stessa e io -piccolo poeta notturno, grande traghettatore di sogni, illusionista di amori-, io cercavo il risveglio. Che prezzo aveva? di quel lungo sogno mi facevano compagnia le infinite bottiglie e un unico triste assegno lasciato in bianco. Della mia adorabile Sibilla non vi era più traccia, solo la scia dei suoi umori cangianti -e amati-, il suo profumo di donna immortale e l'infinito fascio di luce che emanava.
Ora sei libera, prendi il volo, la tua vita è solo la tua vita e le rose che adoravamo, quelle rose che erano i tuoi occhi e quella bocca che tanto mi aveva amato, ora ti appartiene. Fanne ciò che vuoi, ciò che puoi. Io ritorno nella mia casa, la casa che è la mia pazzia e il mio vivere quotidiano. Da oggi ritorno ad essere ciò che ero prima di incontrarti: il nulla.
Adieu mon petite coeur, a bientot, Je t'aime encore.
L'atto dell'addio,
sconclusionato e acerbo,
rateizzato e riproposto,
doloroso e certo,
frammentato e somatizzato,
eppure vivo e sanguinante.
Ahi, questo viaggio chiamato amore!