I MIEI SILENZI SCRITTI 2 - Metti una sera al ristorante cinese

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silenzioportadiMare - Dopo l'enorme successo del pirmo racconto, due settimane fa, torna per tutti i lettori della portella del cuore la suggestiva narrazione di Paolo Congedo. Buona lettura e buona domenica a tutti!


METTI UNA SERA AL RISTORANTE CINESE

Amo di te la dolcezza e la disponibilità, tutto il resto è incluso nel pacchetto. Se fossi stato vuoto dentro, non ti avrei amato, sei tu il sogno più bello di questo mio tempo. Ti adoro. 

Questo trovai, come memo, su un foglio di pane. Un magnete stilizzato di una chiesa bizantina russa, provvedeva a sostenerlo sullo sportello del frigo.
Sorrisi e immersi l'ennesimo biscotto dolce nel latte caldo. Il microonde aveva fatto un buon lavoro, forse aveva esagerato con le vibrazioni e ora mi toccava attendere che si freddasse per coccolarmi con questo surrogato di seno materno.
Lei era al lavoro e io cercavo di darle tutte le attenzioni possibili: sistemavo il letto, spazzavo, apparecchiavo la tavola, preparavo l'acqua nella pentola affinché, in poco tempo, si potesse pranzare. Poi mi spostavo in ufficio: facevo un orario comodo e il capo aveva affidato tutto nelle mie mani, mi dava carta bianca.

Mai un mio errore voluto, mai un centesimo in meno nella contabilità, mai uno sgarbo nei suoi confronti. Era uno che si era fatto da solo e aveva sudato freddo e aveva patito la fame, a suo tempo. Per me rimaneva il capo e rimaneva colui che gestiva l'azienda con capacità eccezionali, assolute. Io ero il suo braccio destro ed ero quello più temuto. Ero il l'addetto alle verifiche negli acquisti, nella catena di montaggio, al controllo del prodotto finale. Odiavo i nullafacenti e i capelloni, andavo in chiesa ogni domenica e ogni domenica prendevo il corpo di Cristo. Dedicavo anima e corpo al lavoro e lo stesso facevo con lei.

Lei mi aveva rapito fin da subito, fin dal primo sguardo. Adoravo sfiorarle i fianchi e adoravo le sue curve di burro, il suo cercarmi, l'ossessione che aveva per me. La adoravo tutta e senza remore. La amavo da sempre. Quella sera andammo al cinese e io presi gli spaghetti di soia con gamberi, lei iniziò dagli involtini primavera. La mangiavo con gli occhi e lei mi venerava in ogni dove. Poi mi squillò il telefono. Che seccatura. Decisi di rispondere: si, cara -pausa- no, faccio tardi anche questa sera, mi toccano un po' di straordinari. A dopo.

Amo di te la dolcezza e la disponibilità, tutto il resto è incluso nel pacchetto. Se fossi stato vuoto dentro, non ti avrei amato, sei tu il sogno più bello di questo mio tempo. Ti adoro. 

Questo trovai, come memo, su un foglio di pane. Un magnete stilizzato di una chiesa bizantina russa, provvedeva a sostenerlo sullo sportello del frigo.
Sorrisi e immersi l'ennesimo biscotto dolce nel latte caldo. Il microonde aveva fatto un buon lavoro, forse aveva esagerato con le vibrazioni e ora mi toccava attendere che si freddasse per coccolarmi con questo surrogato di seno materno.
Lei era al lavoro e io cercavo di darle tutte le attenzioni possibili: sistemavo il letto, spazzavo, apparecchiavo la tavola, preparavo l'acqua nella pentola affinché, in poco tempo, si potesse pranzare. Poi mi spostavo in ufficio: facevo un orario comodo e il capo aveva affidato tutto nelle mie mani, mi dava carta bianca. Mai un mio errore voluto, mai un centesimo in meno nella contabilità, mai uno sgarbo nei suoi confronti.

Era uno che si era fatto da solo e aveva sudato freddo e aveva patito la fame, a suo tempo. Per me rimaneva il capo e rimaneva colui che gestiva l'azienda con capacità eccezionali, assolute. Io ero il suo braccio destro ed ero quello più temuto. Ero il l'addetto alle verifiche negli acquisti, nella catena di montaggio, al controllo del prodotto finale. Odiavo i nullafacenti e i capelloni, andavo in chiesa ogni domenica e ogni domenica prendevo il corpo di Cristo. Dedicavo anima e corpo al lavoro e lo stesso facevo con lei.

Lei mi aveva rapito fin da subito, fin dal primo sguardo. Adoravo sfiorarle i fianchi e adoravo le sue curve di burro, il suo cercarmi, l'ossessione che aveva per me. La adoravo tutta e senza remore. La amavo da sempre. Quella sera andammo al cinese e io presi gli spaghetti di soia con gamberi, lei iniziò dagli involtini primavera. La mangiavo con gli occhi e lei mi venerava in ogni dove. Poi mi squillò il telefono. Che seccatura. Decisi di rispondere: si, cara -pausa- no, faccio tardi anche questa sera, mi toccano un po' di straordinari. A dopo.

p.c.

QUI POTETE TROVARE IL PRIMO RACCONTO