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La condotta di Godzilla

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Cop Dino1

Il titolo non vuole trarre in inganno nessuno e non rappresenta un calembour: questo affaire inqualificabile sul monumentale progetto (in totale sono in ballo oltre 22 milioni di euro) per un condotta a mare e una a terra che porti i relfui depurati nel mare è veramente un sopravvissuto ad un'epoca d'oro che, forse, non tornerà più.

Un'epoca nella quale il denaro circolava a fiumi e la liquidità, di conseguenza, non rappresentava un problema per gli enti territoriali: svincolati dal giogo del bilancio interno, i progettisti accedevano con rara creatività alla miriade di programmi operativi finanziabili. Spesse volte ottenendo denaro per opere del tutto inutili o poco compatibili con il territorio per il quale venivano richieste.

Lo spreco, ovviamente, è diventato il motivo dominante delle scelte: l'accesso ai finanziamenti è diventato, in larga parte, pretesto per assistere la progettazione e l'imprenditoria con scelte discutibili e comunque molto lontane dalle esigenze delle popolazioni che hanno "subito" attività e opere pubbliche del tutto inutili e invadenti.

Quest'epoca si è estinta - o si sta estinguendo - con la fine dei programmi di finanziamento caratterizzati dagli acronimi fumettistici e la crisi generale che impone una maggiore attenzione all'erogazione di risorse e, soprattutto, la prudenza da parte degli enti finanziatori di immettere denaro sul mercato.

Per anni abbiamo costruito "cose" che non servono a nessuno, cattedrali nel deserto, opere pubbliche faraoniche ed inutili. Un dramma soprattutto nei Paesi depredati dalle mafie e devastati dalla malagestione come il tacco della nostra penisola.

Ora, davanti agli occhi, abbiamo l'ultimo dinosauro e lo guardiamo con la consapevolezza di sapere che è uno degli ultimi della sua specie. Quando morirà, come Godzilla imprigionato dai cavi d'acciaio della metropoli, potrà risalire un sincero moto di commozione ma anche e soprattutto il sollievo di aver sconfitto un "mostro" pericoloso per l'ambiente e l'equilibrio di un territorio.

Il dinosauro è quest'opera pubblica, sopravvissuto grazie all'accordo bipartizan tra Fitto e Vendola che ha recuperato svariati milioni di euro di fondi Fers che erano immobilizzati da anni. Fa parte di un'epoca che non c'è più e non solo per la sontuosa posta gettata sul tavolo. Anche concettualmente pare lontano anni luce dalle nuove sensibilità: partire da un depuratore che non c'è (quello di Porto Cesareo), avversato dai residenti, vecchio di vent'anni e tutto da ricostruire; scavare una trincea lunga sei chilometri e mezzo attraverso aree fortemente antropizzate e zone umide e di pregio per calare, anche tra le falde affioranti, una condotta di cemento per trasportare i fluidi depurati della fogna (teoricamente puliti) a spasso lungo la costa; costruire un tubo di acciaio (lungo un chilomentro e mezzo per i pragmatici, quattro chilometri per gli ipocondriaci) da calare in mare in modo da disperdere i reflui in mezzo ai pesci e alla posidonia, lontano dagli occhi, dal naso e dal cuore.

E' un dinosauro, babies, e deve tornare insieme con i suoi simili: nei libri di storia, dentro un museo o in un bel film di Spielberg.