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Scarichi a mare acque reflue: non può essere più questione di campanile perché il mare non ha confini

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NARDO' - Lettera aperta ai rappresentanti delle associazioni e comitati ambientalisti e culturali e dei partiti e movimenti politici.

Egregi rappresentanti delle Associazioni e Comitati Ambientalisti e Culturali e dei Partiti e Movimenti Politici, con la presente è nostra intenzione chiedere alle Vostre autorevoli Associazioni, Comitati, Partiti e Movimenti Politici  un incisivo interessamento nel contrastare la non certo esemplare pratica di far confluire in mare i reflui provenienti dai depuratori. 

Un fenomeno che sta diventando "consuetudine" nelle scelte del governo regionale pugliese a causa delle previsioni del Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia.Infatti sono sempre più numerose le progettazioni avviate dall'Acquedotto Pugliese (AQP s.p.a.) che vanno in tale direzione. Basti pensare, solo per citare alcuni esempi vicini alla realtà Jonico - Salentina, alla prevista condotta a mare di Manduria che servirà come recapito anche per altri Comuni del comprensorio, di quella di Nardò che dovrebbe ospitare anche gli scarichi di Porto Cesareo e quella richiesta dal Comune di Gallipoli, che dovrebbe essere a servizio del depuratore consortile della stessa Gallipoli e dei Comuni di Alezio, Sannicola, Tuglie. 

È facile immaginare che una volta entrate in funzione tutte queste condotte produrranno un'enorme quantità di reflui che confluiranno in un tratto di mare limitato, atteso che le municipalità sono confinanti.

Eppure, se stiamo parlando di liquami depurati che "sulla carta" non dovrebbero produrre inquinamento (anche se siamo fortemente dubbiosi su questo...), perché gettarli in mare e non riutilizzarli per altri usi?

La Regione Puglia ha ricevuto milioni e milioni di euro dai fondi europei denominati FAS vincolati alla questione della depurazione, ma purtroppo sembra intenzionata ad impiegarli, in parte, come abbiamo in precedenza illustrato a causa, come detto, delle previsioni contenute nel Piano di Tutela delle Acque e del Piano d'Ambito per il ciclo integrato delle acque (PTA) approvato dal Consiglio Regionale della Puglia con Delibera n. 230 del 20/10/2009. 

Questo, nonostante il Presidente Vendola in qualità di relatore per conto dell'AREM (Assemblea Regionale e Locale Euro - Mediterranea), sul tema: "Relazione tra desertificazione e cambiamenti climatici nel Mediterraneo", nell'illustrare il suo parere abbia dichiarato: "Dobbiamo avere la consapevolezza che la mutazione climatica è un incubo e non è una fatalità, è il frutto di un modello di sviluppo che va cambiato.Per questo, nei nostri pareri, proponiamo percorsi concreti sui quali chiedere finanziamenti europei, ad esempio, per salvaguardare la buona agricoltura, la costa che rischia l'erosione, PER DIFENDERE IL MARE e i patrimoni boschivi".

Per rendere "fattivi" tali intendimenti il Presidente Vendola dovrebbe incominciare a modificare il Piano di Tutela delle Acque della Regione Puglia, laddove non previsto, nella direzione di un riuso delle acque reflue in agricoltura, attraverso l'adeguamento degli impianti di depurazione, dotandoli di  tecnologie di affinamento tali da consentire il succitato impiego e non costruendo condotte a mare, così come in alcuni casi, attualmente previsto.

Certo di una Vostra condivisione sulla problematica rappresentata, auspichiamo  un'azione incisiva delle Vostre Associazioni e Comitati e dei Partiti e Movimenti Politici sulla Regione Puglia a tutela e salvaguardia di uno dei nostri beni più preziosi: il mare.

Mino Natalizio
Massimo Vaglio