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Ubriaco perso in pronto soccorso, medici picchiati dai parenti imbecilli. Ora basta. La denuncia del medico di Nardò

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LECCE - Pomeriggio assurdo nel pronto soccorso. La denuncia del responsabile dell'unità, Silvano Fracella di Nardò, pienamente condivisa dalla redazione di PdM. Non è possibile continuare in questo modo: i responsabili dei disordini vanno immediatamente denunciati e condannati. Ma, se vogliamo dirla tutta, la Asl leccese dovrebbe immediatamente costituirsi parte civile: perché - con la Giustizia che abbiamo in questo Paese - forse verrebbero condannati e poi si farebbero solo dieci giorni ai servizi sociali ma se venissero toccati nel portafoglio magari, una prossima volta, si comporterebbero da persone civili. 

Questo è un estratto della cronaca della Gazzetta del Mezzogiorno in edicola oggi.

silvano fracellaFamiliari e parenti di un paziente hanno aggredito l’infermiere di turno, la dottoressa e la caposala e ad un certo punto, nel mucchio, si è ritrovato anche il poliziotto di servizio al posto fisso.

La scintilla è partita dopo l’invito della caposala di fare uscire dalla saletta di «bonifica» i parenti di un cittadino portato dal 118 con sospetti problemi al circolo cerebrale.

L’uomo, attorno ai 65 anni di età, accusava uno stato catatonico, scarsamente reattivo, per cui l’equipe del Pronto soccorso ha avviato il percorso diagnostico per stabilire l’origine del malessere.

«Nella stanzetta, accanto alla moglie del paziente, sono entrate altre tre persone, probabilmente altri familiari - riferiscono dal Pronto soccorso - A questo punto sono stati invitati a sgomberare la saletta, per far rimanere solo la moglie. Per tutta risposta, proprio la signora ha inveito contro la caposala, minacciando di schiaffeggiarla».

A correre il rischio di essere picchiato è stato l’infermiere di turno. Per fortuna, la dottoressa l’ha sottratto alla furia degli esagitati, portandolo nel cucinino dello stesso Pronto soccorso, dove intanto è sopraggiunto il poliziotto di turno, richiamato dalle urla del personale, sostenuto da altre persone e da pazienti che a quell’ora erano presenti nella struttura di emergenza.

Ai ripetuti inviti a uscire dalla saletta sono seguite soltanto minacce, spintoni e aggressioni fisiche, anche al poliziotto, che ha dovuto fare intervenire i colleghi del 113.

«Intanto sono arrivati altri cinque individui, probabilmente parenti e amici del paziente, che hanno minacciato l’infermiere - ha raccontato la caposala – e io stessa sono stata coinvolta nella baraonda e ho riportato una serie di escoriazioni al braccio, quando ho cercato di trattenere gli aggressori».

La faccenda è terminata solo con l’arrivo dei poliziotti, che hanno portato fuori il gruppetto di parenti e amici e li hanno identificati.

Resta l’amarezza e la ferma protesta degli operatori sanitari, soprattutto perché, «dopo aver effettuato le indagini e le analisi del caso - riferisce la caposala – è emerso che il paziente aveva soltanto alzato il gomito: il tasso alcolemico superava infatti di cinque volte il valore normale».

Il primario Silvano Fracella è furioso. «Basta, non se ne può più - si sfoga - altro che malasanità. Qui siamo di fronte ad una delinquenza aberrante. Non è giusto che gli aggressori la passino liscia. Noi siamo al nostro posto, a disposizione di chi ha bisogno e chiediamo soltanto di lavorare in tranquillità. Appena si verifica qualche esito spiacevole i parenti sono pronti a chiedere l’apertura di indagini. Quando invece noi veniamo minacciati, insultati, aggrediti e percossi, non si parla mai di indagini e di colpevoli». Sino a ieri sera, nessuno aveva sporto denuncia, ma quasi certamente, e per il reato di interruzione di pubblico servizio.