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Le ragioni della sconfitta a Lecce e non solo. Parla Umberto Uccella

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LECCE - Che la solita litania recriminatoria potesse sconfinare in una sorta di gara tra i dirigenti del partito su chi abbia portato più voti a chi, non era nel novero delle cose ragionevoli e rischia di trasformare la tragedia in farsa. Lo dice Umberto Uccella a proposito del crollo del Partito Democratico a Lecce.

Il tema, per il PD, era e resta quello della sua funzione. O è il perno di un’intesa tra riformisti e moderati in grado di vincere e di governare, oppure rischia la marginalità e l’irrilevanza elettorale e politica. Diciamola tutta. Alle elezioni, qui, è sceso in campo un centrosinistra a ranghi ridottissimi. Che, già ad occhio nudo, appariva asfittico, inesorabilmente minoritario. E, per giunta, minato da velleità di competizione interna.

Svolgere le primarie del centrosinistra, rinviando a dopo la scelta del candidato sindaco il tema dell’allargamento dell’alleanza era una sciocchezza che si è rivelata fatale. Perché era del tutto evidente che, a scelta compiuta, sarebbe stato pressocchè impossibile aggregare l’UDC ed altre forze.

Mentre Fitto ed il PDL, anche con un uso sapiente delle loro prime primarie, lavoravano con l’arma della politica a ricostituire il vecchio centrodestra e ad ampliarlo con l’arrivo di nuovi alleati, noi scaldavamo i cuori ed eccitavamo gli animi degli ultrà.

Mentre occorreva costruire un’intesa più larga che guardasse all’UDC e a tutto il terzo polo, compresa la Senatrice Poli Bortone, i guardiani dell’ortodossia della vecchia Unione marcavano quotidianamente il confine della coalizione -considerandola invalicabile- e ci imprigionavano in una logica minoritaria. Ed anche quando, definito lo schema del centrosinistra, chiedemmo che i partiti, a cominciare da SEL, mettessero in campo le loro liste con i loro simboli, anche per interpretare al meglio il sistema elettorale, ci si rispose che non era materia su cui potevamo intervenire. Il risultato è stato drammatico: persino la foto di Vasto avrebbe fatto invidia. A Lecce, il PD poco sopra il 10%, l’IDV, sotto il 2%, la sinistra radicale, tutta assieme, nemmeno il 5%.

Aver capitolato di fronte a quell’impostazione o, addirittura, averla condivisa costituisce il limite e la responsabilità più grave che ci siamo assunti, a livello regionale, provinciale e cittadino nel PD. Perché sta lì un pezzo della sconfitta. Su questo ha ragione Rotundo: l’alleanza che si è presentata alle elezioni era un arretramento vistoso rispetto allo stesso perimetro delle forze di opposizione in Consiglio comunale.

Di fronte a tutto ciò, non vale l’argomento ipocrita secondo cui non si poteva immaginare di poter lavorare anche ad un’intesa con IO SUD. Alle provinciali, come è noto, ricercammo quell’alleanza anche se non si concretizzò. E non certo per nostra volontà. Non aver voluto percorrere questa strada ci ha condannati all’impotenza ed ha favorito, al di là di ogni contenuto politico e programmatico, la ricostruzione di un centrodestra ancor più forte e radicato di cinque anni fa.