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UNA SETTIMANA PENSIEROSA - Analisi di un periodo "complicato"

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NARDO' - Lo avevamo promesso ai lettori neritini: tenteremo di pubblicare, con cadenza settimanale, un resoconto critico dei fatti accaduti in "sette giorni di cattivi pensieri". Proviamo ad inaugurare la rubrica con il sempre puntuale intervento del giornalista Luigi Nanni. Si parla di maggioranza e Udc sulle spine, di migranti e angurie, di incongruenze in IoSud.

Ci vorrà tempo e fatica prima che il Sindaco Marcello Risi riesca a raddrizzare il legno storto della sua maggioranza. E si comincia già a intravedere quanto in passato è successo con l’ultima amministrazione Vaglio. Una crisi dopo l’altra a cui seguiva l’aggiustamento e poi un’altra crisi ancora. Sino allo sfinimento.
Un virus domestico che sembra essersi impadronito di Palazzo Personè, resistente alle cure e che rischia di propagarsi. Bisognerà far presto e scoprire la medicina giusta per guarire l’infezione.
Dati i numeri, non ci sono per ora pericoli, ma Il terreno si è scoperto improvvisamente franoso: il gruppo consiliare dell’Udc, il più numeroso della maggioranza, perde pezzi e in un sol colpo passa da cinque a tre consiglieri. “Fuori!”
Totuccio Calabrese e Salvatore Antonazzo, i due “pasdaran” della coalizione, gli “oppositori” interni del loro stesso partito, accusato di essere nelle mani di un gruppo di potere.
Davvero, non un improvviso colpo di testa, quanto un lungo lavoro ai fianchi, per abbattere il monstrum di cui facevano e intendono ancora fare parte.
Perché, poi, – la conseguenza – è stata la loro cacciata. “Non ci sono più le condizioni perché i consiglieri Salvatore Antonazzo e Totuccio Calabrese possano continuare a far parte dell’Udc” – hanno detto i capi. Riassumendo e condannando le “affermazioni gravi e lesive della dignità politica e personale degli assessori Flavio Maglio e Giancarlo Marinaci e del segretario sezionale Marcello De Pace”.
Si può immaginare il conclave riunitosi alla presenza del segretario provinciale Totò Ruggeri (o delle maggioranze variabili) che, “sentite le parti”, ha poi concluso il processo sentenziando che “non è più tollerabile che Calabrese e Antonazzo, in modo reiterato e scientemente, si esercitino a sferrare attacchi indiscriminati nei confronti del partito e le sue componenti. Bisognava porre fine a questa querelle: l’Udc è un partito serio e responsabile”.
Prosa ricercata e d’altri tempi ma, secondo i reietti,senza conseguenze. Per loro. In quanto, invece di deprimersi e accusare la sconfitta, reagiscono con forza e persino esultano, dichiarando battaglia. “Potremo esprimere compiutamente il nostro pensiero sui comportamenti e sulle regole violate all’interno del partito. Noi siamo e restiamo Udc; altri dovrebbero essere deferiti perché non rispettosi delle regole collegiali”. Perbacco. Passano al contrattacco. Insomma, un finale col botto.
Preceduto, si ricorderà, da uno stillicidio di situazioni che riguardano altri pezzi della maggioranza Risi.

Ormai proverbiale l’interrogativo della Lista Partecipa che per l’anniversario della giunta Risi chiedeva (a sé stessa!) se si trattava di cambiamento vero. Ovvio, era soltanto malumore, forse già rientrato nei ranghi. Ancora sugli scudi della polemica, poi, l’assessore Vincenzo Renna (coinvolto anche nel ruvido contatto avuto con Il Comitato della Tutela del Paesaggio) a cui non è piaciuta a La7 l’intervista a Yvan Sagnet , l’”Ivan il Terribile” della Masseria Boncuri (protagonista dell’organizzazione di un clamoroso sciopero per denunciare lo sfruttamento da parte dei caporali nella raccolta delle angurie).
Però, secondo Renna, “ingrato”, di fronte alle telecamere, con le sue accuse, senza ricordare quanto è stato fatto per lui e gli altri migranti. Insomma, l’assessore ci è rimasto male e bisogna capirlo. Oggettivamente, non sono mancati aiuto e attenzione a problemi difficili e complessi. Incamminati sulla giusta strada, grazie agli interventi dello stesso Renna, di Comune, Regione, Caritas e Associazioni di volontariato.
Ma se all’assessore non è piaciuto Yvan Sagnet, alla Cgil non è piaciuto l’assessore Vincenzo Renna (per quello che ha detto).
Anna Pinna e Salvatore Vangelio, storici responsabili Cgil hanno ricordato che Yvan ha parlato “soltanto” di diritti e lavoro e non ce l’aveva con prefettura, provincia, polizia, comune di Nardò. Semmai denunciava la mancanza di sinergia tra queste istituzioni, l’inesistenza di una larga rete di protezione riguardante la legalità. Basta e avanza in fatto di chiarezza.
E, pertanto, non c’è da fare gli offesi, forse per non essere stati citati, per aver ascoltato qualche ruvidezza. Si vedrà questa estate quanto Yvan avrà avuto ragione.

Per ultimo, altro incomodo, rischia di diventare l’assessore ai Servizi Sociali Giuseppe Fracella, fresco Io Sud-Poli Bortone, quest’ultima anfitrione in trasferta nella “seconda città della provincia di Lecce” durante l’ultima campagna elettorale. Si parla di geografia politica.
Dopo l’elezione di Lecce, qualche indagatore prefigura conseguenze anche a Nardò. Poli- Bortone, come da copione, è sparita (dove aver ottenuto l’assessorato per il suo scudiero) perché volata a Lecce dove era già (ri)cominciato il rapporto amoroso col sindaco Perrone. Dopo essersi scannati (politicamente).
Il risultato (peraltro scontatissimo) della rielezione dello stesso Perrone li ha definitivamente consacrati in un abbraccio. Dinanzi a una bottiglia di spumante. La foto-ricordo.
E l’assessorato di Nardò? E Io Sud? La voce che s’insinua dice che si faccia quel che si vuole. Basta, però, che non si tiri in ballo e venga risparmiata la favola del partito territoriale.