Privacy

Forza Nuova Lecce: "Il Borgo San Nicola scoppia". Il paradosso italiano con 38 nuove strutture costruite e subito abbandonate con *VIDEO*

Stampa

LECCE - Popo Virgil Cristria, 38 anni, originario di Bucarest, è morto lo scorso 14 maggio, dopo cinquanta giorni di sciopero della fame, iniziato perchè nessuno credeva nella sua innocenza.

Condannato per reati contro il patrimonio e la persona, si era sempre dichiarato estraneo alle accuse ed ha provato ad attirare l'attenzione sul suo caso iniziando un rigido sciopero della fame al fine di ottenere la sospensione della pena.Pesava 50 chili ed era alto più di 1.80. Era detenuto presso la casa circondariale di borgo San Nicola di Lecce. Mario Chiarelli, responsabile sanitario del carcere,ha assicurato, che il detenuto fino all'ultimo, è stato assistito dai sanitari della struttura, ma che rifiutava le cure, e "La legge dice che non si può intervenire se un soggetto rifiuta di essere curato". La stessa legge però che nell'articolo 27 della Carta costituzionale recita: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Secondo Giuseppe Renna, vicedirettore del carcere di Lecce, sarebbero circa 40 i detenuti che presso il carcere di Lecce, nella più totale indifferenza da parte delle istituzioni, portano avanti da tempo le loro proteste, attraverso scioperi della fame.

Il carcere di Lecce, oggi, è al collasso. E' il secondo d'Italia per sovraffollamento, ospita infatti più di 1.300 detenuti invece dei 650 previsti, 1.244 uomini e 81 donne. Gli stranieri sono complessivamente 334,i tossicodipendenti 70, circa il 90% dei detenuti a Lecce fa uso di ansiolitici molti sono affetti da pluripatologie. Nel blocco dell'alta sicurezza vivono 275 persone, 172 sono gli esponenti della criminalità organizzata, molti appartengono ad criminali di stampo mafioso, 32 provenienti dalla mafia siciliana, 14 dalla 'ndrangheta, 51 dalla camorra, 23 dalla Sacra corona unita e 52 ad altre realtà territoriali. Ci sono solo otto educatori e sei psicologi, cioè un educatore ogni 180 detenuti e uno psicologo ogni 240 reclusi. Due i suicidi nel 2010 e 20 i tentativi messi in atto. Sono 80 le visite giornaliere dei medici in carcere, oltre 24 mila in un anno. E questi sono solo i dati relativi all'anno 2010.

A lanciare nuovamente l'allarme solo qualche giorno fa, è stato il Sappe, sindacato autonomo della polizia penitenziaria, riguardo la situazione delle carceri in alcune regioni d'Italia. "La situazione sanitaria nelle carceri italiane e, in particolare, in Puglia, è fuori controllo. Ci sono malati gravissimi che hanno bisogno d'interventi urgenti, ma che non riescono a curarsi adeguatamente per mancanza di personale, specialisti e posti nelle cliniche". Per la Puglia, le accuse più pesanti, sono state mosse verso le strutture di Bari e di Lecce,dove il sovrafollamento, supera il 101,4 per cento.

L'VIII rapporto nazionale sulle condizioni delle carceri italiane, realizzato dall'osservatorio dell'associazione Antigone, riportato da "eilmensile", il sito del mensile di Emergency, ha contato ben 38 carceri fantasma in tutta Italia, ossia istituti penitenziari che, negli ultimi venti anni, sono stati costruiti, arredati e vigilati ma che rimangono inutilizzati, sottoutilizzati o in totale stato d'abbandono.

Un altro problema legato al sovraffollamento delle carceri, riguarda i detenuti stranieri. Troppi. I detenuti non italiani, nelle carceri costituiscono infatti, circa il 38 % del totale, ma il numero sale di continuo, sia tra i comunitari che tra gli extra comunitari, in particolare, rumeni ed africani. Nel 2007, su 94.000 nuovi ingressi in tutta Italia, più di 45.000 erano di stranieri, provenienti da 140 Paesi diversi. La strada da intraprendere sarebbe quella di stipulare patti bilaterali con i Paesi d'origine al fine d'impegnarsi a ricevere i loro cittadini che si sono macchiati di reati punibili col carcere in Italia. Esiste un altro aspetto fondamentale per la soluzione del problema: tempi di giudizio ragionevoli. Ci sono carceri dove il 50% dei detenuti è in attesa di giudizio,per cui qualsiasi iniziativa di svuotamento delle carceri, risulta ancora più inutile se non supportata da un'adeguata riforma della giustizia. Solo nel 2006 infatti, venne applicato dal governo Prodi un indulto per "risolvere" il problema del sovraffollamento. A 5 anni ci troviamo ad affrontare l'annosa questione nuovamente, e rispondiamo con la stessa soluzione, ovvero con un nuovo decreto svota carceri, che non risolverà il problema.

Forza Nuova Lecce

www.forzanuovalecce.org

ecco un esempio trovato sul web:

{videobox}z9bdRM5iUdU||box=1{/videobox}