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Sanità: il riordino che non termina mai

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PUGLIA - Ulteriori chiusure di ospedali (Fasano, Mesagne, Conversano, Nardò e Trani) e i tagli di altri 800 posti letto (dei quali 130 negli enti ecclesiastici, 300 nel pubblico e 370 nelle cliniche private).

 

Si tornerà a discutere domani, nella riunione convocata tra i capigruppo di maggioranza e dell’Udc e l’assessore alla Salute Ettore Attolini, della «fase due» del piano di rientro, ovvero le ulteriori chiusure di ospedali (Fasano, Mesagne, Conversano, Nardò e Trani) e i tagli di altri 800 posti letto (dei quali 130 negli enti ecclesiastici, 300 nel pubblico e 370 nelle cliniche private).

Va ancora trovata la quadra, infatti, sia sulle dismissioni/riconversioni dei piccoli ospedali sia sull’annunciato dimezzamento dei 42 punti nascita esistenti in Puglia: il taglio lineare di quelli sotto i 500 parti l’anno, indicato dal ministero, rischia di privare alcuni territori dei servizi di maternità e, dunque, andranno individuate deroghe precise.

I mal di pancia tra le forze in campo (consiglieri da un lato, governo regionale dall’altro) non mancano, alla luce della cura draconiana messa in atto con il piano di rientro. Con 23 ospedali in meno e la tagliola del blocco del turn-over (in cui rientra l’annosa vicenda dei medici de-stabilizzati, ancora non sciolta da una normativa nazionale), il sistema potrebbe non reggere l’urto. Così come scalpitano le case di cure, dalle quali vengono annunciati almeno 2mila tra esuberi e cassintegrazioni di personale sanitario.

«C’è la necessità di chiarire quali sono i criteri da seguire per il taglio dei posti letto e per l'adeguamento alla direttiva nazionale sui punti nascita» dicono senza mezzi termini, dal Pd, il capogruppo Antonio Decaro e il consigliere Pino Romano, secondo i quali «i criteri tecnici non appaiono sempre adatti a rendere omogenea l'offerta sanitaria sull'intero territorio regionale». Altro nodo al pettine, anche questo mai sciolto a causa del blocco stabilito dalla Consulta alle procedure veloci per l’attivazione di residenze sanitarie negli ospedali dismessi, i servizi territoriali «compensativi» da attivare contestualmente al riordino e al taglio dei posti letto.

«Siamo alla vigilia di un’altra delicata fase di transizione per la sanità pugliese, pubblica e privata - esclama dall’Udc Giannicola De Leonardis - e c’è la necessità di rivedere il numero di 90 posti letto in meno nella provincia di Foggia», altrimenti si «penalizzano alcune aree rispetto ad altre». Gli dà man forte il centrista Peppino Longo: «così come nella prima fase del piano di riordino, anche nella seconda sembra che si vada avanti a tentoni e puntando solo ed esclusivamente ai tagli. Pensavamo che l’esperienza di questi mesi avrebbe consigliato la giunta regionale a procedere con maggiori criteri e meno approssimazione. Non si può procedere al taglio dei posti letto senza contestualmente attivare i servizi sanitari territoriali».

Punta l’indice, invece, sui tagli nella sanità privata il capogruppo della Puglia prima di tutto Francesco Damone: «le previsioni di taglio alle Case di cura comportano la chiusura di reparti e servizi con perdita di posti di lavoro. Il consiglio regionale ha la necessità urgente che l’assessore competente produca una relazione complessiva perché si adotti un provvedimento il più possibile condiviso». «Il governo regionale rischia oggi di ricorrere a scelte sbagliate e a decisioni frettolose che potrebbero non solo compromettere i livelli minimi di assistenza sanitaria - tuona Luigi D’Ambro - sio Lettieri, senatore del Pdl - ma anche smantellare rovinosamente realtà di alta specializzazione come la Chirurgia toracica del San Paolo di Bari».

Si taglino gli sprechi veri, dice il capogruppo Pdl Rocco Palese, e invece di tagliare i servizi sanitari si riducano «le spese per acquisti ingiustificati o a prezzi troppo alti di beni da parte delle Asl», come suggerisce il ministro Balduzzi. Giunta e manager Asl dimostrano di «procedere pericolosamente a tentoni, ignorando non solo proposte e suggerimenti di avversari politici, ma finanche le denunce che giungono dagli Ordini dei Medici e dalle organizzazioni sindacali degli infermieri» dice il vicecapogruppo Pdl Massimo Cassano. La fase 2 del piano di riordino «da programma avrebbe dovuto prevedere il rafforzamento delle attività ambulatoriali, delle Rsa, dei pronto soccorso, del 118, mentre ancora una volta si prevedono esclusivamente ulteriori tagli, naturalmente ai posti letto e non agli sprechi».