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L'indignazione più leggibile, più sincera, più onesta, più "giusta". Quella di un cittadino

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NARDO' - Buona sera direttore, sono Egidio Romano e, da neretino, mi sono sentito in dovere di scrivere una breve nota a proposito della notizia del giorno, inerente la chiusura  dell'ospedale: la politica dei "bidoni" nella città degli indifferenti.

 

 
Oggi in ogni strada in ogni vicolo che percorro sento echeggiare la notizia del giorno "è chiuso l'ospedale" e tutti ad imprecare e dopo essersi sfogati per bene, rientrare nelle loro case come se niente fosse successo.
Mi indigna l'ufficialità con cui il nostro ospedale da oggi sia un "bidone vuoto" a detta dagli stessi che giurarono di difenderlo ad ogni costo e mi indigna la cieca e taciturna accettazione dalle istituzioni locali alla notizia.
D'altro canto cosa si poteva sperare di fare con un popolo di "tennisti" e "passeggiatori della domenica"?... una rivolta?… giammai…
Nardò è sprofondato nella più drammatica delle situazioni: L'INDIFFERENZA. L'indifferenza non solo delle istituzioni, ma anche e soprattutto dei suoi stessi abitanti, cosa ancor peggiore, pronti a riempire le piazze solo perché una squadra di calcio ha vinto lo scudetto o il più delle volte per cose ancor più futili...
In pochi ormai (ma spero vivamente di sbagliarmi) ricorderanno le parole di Antonio Gramsci " rivolte ai parassiti della società", quelli che ancora fanno finta di meravigliarsi per quello che succede… pronti a giurare che le colpe siano sempre degli altri:  nei nostri confronti di Regione e provincia in primis, in pratica si è lasciato che il vicino potesse gestire, a proprio piacimento o vantaggio, la nostra proprietà, si perché di questo si tratta, l'ospedale è proprietà della comunità.

...Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime...

Ormai il "dado è tratto" non resta quindi che congedare (purtroppo) il nostro più illustre "cittadino" l'unico che nel corso degli anni, abbia fatto veramente del bene a qualcuno.

Egidio Romano