NARDO' - Siamo ormai alla resa finale, alla distruzione totale, alla capitolazione generale delle istituzioni presenti in Città (ospedale Sambiasi, Pretura oltre alle altre perdite) mentre la politica da almeno 15 anni si va sempre più declassando lasciando i vari rappresentanti a crogiolarsi nell’ambiguità, nell’inerzia più totale evitando di assumere posizioni per non disturbare il guidatore o i propri referenti di turno.
Una volta c’erano i grossi partiti che nel bene e nel male avevano voce in capitolo, si confrontavano e decidevano nell’interesse generale, oggi i partitini, i movimenti, le liste civiche sono solo morti viventi, zombi ciondolanti fra parole e fatti, bravi solo a rivendicare questioni personali o particolari, senza voce in capitolo.
Nella nostra città, esistono 3 pseudo partiti (pseudo perché in crisi e in coma profondo), tanti partitini, altrettante liste civiche personali che vivono un equilibrismo di maniera, con una paura matta di contrariare i piccoli “dominus” di riferimento, che volta per volta prendono i voti e poi spariscono nella perversa logica di “fatta la festa, gabbato il santo” .
Ecco come, ancora una volta, i vari tromboni venuti a Nardò con le loro promesse, all’apparire del vero si sono dileguati, all’assunzione di responsabilità , al mantenere le parole d’onore, hanno preferito concentrare la loro attenzione al proprio habitat, al proprio luogo natio!
Esempio classico, di questi giorni, la riorganizzazione ospedaliera della sanità in Puglia!
Per dividersi la torta sanitaria, cioè la continuità esistenziale dei nosocomi, indipendentemente dalla loro collocazione e dalla presenza culturale e storica sul territorio, dai parametri socio assistenziali garantiti nel tempo, dallo spazio economico e geografico, dall’affluenza e gradimento dell’ utenza e del tipo della stessa, dall’eccellenza dei reparti, dalla distanza fra un centro ospedaliero ed un altro, dalla consistenza e capacità della struttura stessa, il governo regionale dall’alto della sua miope visione ha deciso un grossolano colpo di mano.
Colpo di mano afferente ai partiti più influente e all’amministrazioni più prossime elettoralmente!
Questo il metodo adottato senza sentire le popolazioni, senza confronto alcuno!
Logica spartitoria e di padrinariato!
Non una graduatoria, non un criterio valevole per tutte le realtà ospedaliere esistenti, non una mirata dislocazione provinciale territoriale, non una valutazione sull’efficienza della struttura, non la consistenza della popolazione o degli utenti, non la specializzazione con le eccellenze presenti!
Abbiamo assistito ad una vergognosa lotta di ricatti, di possibili astensioni, di veti incrociati, di minacce di voto contrario!
Nessuno si è salvato, né la destra né la sinistra, in questo lercio mercato di tira e molla!.
E’ stata una gazzarra di galli che si beccano vicendevolmente senza avere un denominatore comune di discussione, di confronto di analisi o una visione organica del problema e una prospettazione di sanità futura.
Ognuno ha cantato il proprio “chicchirichì” vittorioso creeando una sequela di lamentele e di posizioni antipolitiche!
Questo è il segno dei tempi e delle scelte vitali e lungimiranti attribuibili alla parcellizzazione locale, provinciale e regionale!
La liquidità attuale della società ha generato la liquidità politica, originando obbrobri amministrativi, organismi vacui e scelte paradossali!
Risultato dello scontro: al PD l’Ospedale di Galatina e Copertino, al PDL Casarano e all’UDC Scorrano! Il resto degli ospedali allo scontro fratricida fra poveri.
Cosa che sorprende è che mentre in altre realtà si promuovono manifestazioni di protesta, nella nostra Città si attendono gli adempimenti del Fato, che, come destino atemporale, produce ignavia operativa, disinteresse paradossale delle forze politiche perché aggiogate al carro dei propri rappresentanti beneficiati dal voto.
Da tempo notiamo come In Città l’iniziativa politico-amministrativa è paralizzata, non un segno di rivolta, non un dito contro Vendola e compagni, che sulla Piazza di Nardò aveva solennemente promesso, contro IL Piano Fitto, non solo la continuazione esistenziale del nosocomio neretino ma anche il potenziamento dei reparti e il ritorno di quelli soppressi,non un Consiglio comunale in cui decidere subito i tempi e i modi della protesta o individuare una eventuale proposta alternativa seria che non sia né Day-Surgery nè Day-Service.
Per fortuna c’è qualcuno che si muove, che chiede spiegazioni, che si oppone a certe logiche.
Il Presidente della Provincia, uomo serio e concreto, ha chiesto il confronto con la Regione, poichè la ristrutturazione ospedaliera non è affare di esclusiva pertinenza regionale, ma che deve interagire con i cittadini provinciali a difesa dei servizi da erogare e della dislocazione territoriale dei presidi sanitari.
Come non elogiare le iniziative di “Spes Civium” , che precorrendo tempi, ha affrontato il problema con determinazione, orgoglio e fattività poco aiutata dalla forze politiche, dall’Amministrazione comunale, dai politici del territorio.
Anche sua Eccellenza il Vescovo di Nardò ha fatto la sua parte, partecipando, organizzando, proponendo, lamentando.
Al di là di queste iniziative fino ad oggi non vi sono segni di coralità cittadina, di azioni sinergiche organizzate e decise, di scioperi in massa, di rimessa delle tessere, di abbassamento delle saracinesche, di dimissioni del Consiglio comunale, di scioperi sanitari, di decisioni alternative, ma solo singole lamentele e scritti giustificativi di operazioni fallite .
Sel provinciale, partito di Vendola, rispondendo al gruppo di Azione e Rinnovamento ha parlato di vessazione nei confronti dei loro eletti locali e ha vergognosamente giustificato con criteri generali le scelte operate dal loro referente nazionale. Caro Sel provinciale perché vuoi dimenticare le promesse ufficiali di Vendola espresse sulla pubblica piazza di Nardò? In nome di quell’impegno Vendola ha potuto godere delle migliaia di voti neretini e divenire Presidente della Giunta regionale! Un uomo d’onore mantiene le promesse e se non lo fa si dimette! a meno che le sue erano solo stupide affabulazioni!
E’ ora di darsi una mossa forte, di far comprendere che le ragioni di certe scelte non possono essere frutto di ricatti reciproci fra forze politiche ma razionali scelte decise su parametri obbiettivi, senza inganni e senza ricostruzioni apocrife appositamente predisposte.
Mancando il dialogo, la conoscenza, i criteri e i metodi di certe decisioni è evidente che ogni iniziativa diventa uno scippo reale, un colpo al cuore, nei confronti dei cittadini che sono sempre vogliosi di conoscere, di sapere, di partecipare.
Le scelte cadute dall’alto, all’ultimo momento rappresentano sempre un qualcosa di negativo, meglio la luce all’ombra, meglio la lealtà al sotterfugio, meglio la verità allo scippo immeritato, meglio le dimissioni che non mantenere gli impegni!
Ad mayora!
Nardò, 9 giugno 2012
Giovanni PERO’