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Ci sono giorni che fanno la storia. Anche dei vinti. Una riflessione

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NARDO' - Com’è triste Nardò, oggi! Scopriamo il perché.

 

È per Nardò un giorno triste, per la Nardò della storia, per la Nardò della politica, per la Nardò della gente.

L’ultimo atto della gestione Vendola non ha fatto altro che sancire quanto già precedenza deliberato: il «San Giuseppe- Sambiasi» non è più ospedale.

In questo momento, tuttavia, non si può, ancor di più, non essere vicini ai tanti malati, che sono o possono essere ognuno di noi; a quanti si sono battuti con lealtà e con onestà di intenti; e agli operatori che nel passato e nel presente -ormai anch’esso è passato- hanno dedicato la loro professionalità e, quasi sempre, il loro spirito umanitario.

E non si può non essere vicini a Marcello Risi come cittadino e come sindaco, che di certo sta vivendo questo smacco per la sua città con delusione e con amarezza, tra l’altro attaccato come uno dei tanti responsabili.

Nell’aria neritina, tuttavia, mi sembra che prevalga già l’atmosfera estiva, anzi con questo caldo afoso imperante la mente e il corpo si rifugiano nelle acque limpide del nostro mare, magari consolandoci che quasi certamente non ci sarà sottratto almeno quale invaso di acqua, anche se a rischio rimane la definizione della sua originaria conformazione e delle finalità: acque pure e salubri, solamente iodate… o altro e di ben altre sostanze chimiche?

Anch’io, che non impazzisco per il mare bagnante nelle ferie estive, vorrei tanto immergermi e altrettanto non vorrei approdare. Non vorrei raggiungere la riva di questa amara terra neritina, defraudata di una struttura, tra l’altro sanitaria, che, pur nelle dimensioni e nelle finalità di gran lungo lontane, risale al Medioevo neritino e che, fondato, gestito e difeso nella sua autonomia dalla Chiesa locale e dagli uomini di Chiesa, ha attraversato i secoli, ha resistito agli attacchi dei Borboni riformatori di fine Settecento, dei Napoleonidi d’inizio Ottocento e dei Piemontesi dell’Unità nazionale; ha operato accanto alla famosa Casa di cura «Personè», presso l’ex convernto dei Paolotti, diretta dall’illustre chirurgo neritino Salvatore Tarantino, successivamente titolare di una «clinica», in via Roma, sempre da lui diretta; ha patito l’unificazione nel «San Giuseppe-Sambiasi»; ha occupato spazi diversi in città: dall’ex Seminario a Sant’Antonio, dall’Opera antoniana alla nuova ed ultima sede; ha lentamente ma sapientemente ampliato i reparti; ha garantito qualità e sicurezza e ha primeggiato nel Salento per qualche specifico reparto; ha vissuto le stagioni dei vari Consigli d’Amministrazione, composto da rappresentanti della Curia vescovile, del Consiglio comunale e dell’Amministrane provinciale, e dei Consigli di gestione dell’Usl, nonché di un apparato amministrativo di grande spessore; ha dato lustro a Nardò e ai suoi cittadini.

Oggi tutto è in fumo: non riusciamo a raccogliere nemmeno le spoglie, perché sporche di promesse, inquinate di paroloni altisonanti e chiassosi, violentate da espressioni spocchiosamente condite di neologismi ad effetto e, quindi, a stordimento…degli sciocchi!

Spoglie sanguinanti di tradimenti e di assenza di assistenza ad un territorio vasto, ancor più d’estate.

Per fortuna aleggia la Storia, che riesce a salvaguardare nella memoria le testimonianze umane! Una Storia sanitaria, quella di Nardò, che è rara nell’intero Salento. Ma la Storia che aleggia non garantisce assistenza… e ancor più si genera rabbia.

E non fa rabbia perché Copertino e altri sì e Nardò no: è la scellerata motivazione della scelta, che porta a gridare la considerazione che Nardò non ha avuto in quel Palazzo barese referenti idonei e capaci, non ha avuto personaggi tali da farsi rispettare, non ha avuto forza contrattuale autorevole a nessun livello…mentre ritengo che con Alberto Tedesco non sarebbe stata Nardò a subire. avremmo

Perché di mero -niente affatto pulito- gioco politico si è trattato.

In quest’oggi triste si ricorda da non pochi quasi a voler giustificare lo smacco o per la ignobile condotta di poter, comunque, gettare fango sugli altri e sulle altre stagioni, che Nardò ha perso l’Ufficio del Registro e la caserma della Guardia di Finanza, ma si sottace quanto, in cambio, si è ricevuto anche di servizi pubblici e di funzioni.

Cosa si ha dopo la perdita incommensurabile dell’Ospedale?

Qui non si è perso il «bollo» o la «Finanza», qui si è perso il luogo di salute che era proprio della città di Nardò ab imis; qui si è persa la dignità di un popolo; qui si è persa l’immagine di un intero territorio…e fors’anche il futuro!

Chi avrebbe detto fino a qualche anno che ci sarebbe stata un’ultima pagina di un libro che sembrava senza fine. Questa, invece, si è voltata…e non a caso, al soffio dello scirocco, ma per azione umana, nel gioco di politicanti, che dovrebbero pur venire a Nardò a darne spiegazione, visto che son venuti a chiedere i voti e a costituire propri gruppi politici.

Venga Vendola a dire ai neritini le ragioni della scelta e senza infingimenti, paroloni, perifrasi nobili e neologismi, a prospettare un progetto per il futuro.

Ma, poi, esiste per noi un futuro? V’è una speranza?

E noi neritini abbiamo un progetto alternativo, che non sia, però, faraonico o giudiziario? E noi neritini, oltre alle pur necessarie manifestazioni pubbliche dell’associazione «Spes civium», supportate, in qualche occasione, dalla Curia vescovile, abbiamo la capacità di essere astuti e scaltri operatori come «serpenti evangelici»?

Ed è qui, prima di tutto, che si misura la capacità politico-amministrativa del sindaco Risi, che, dinanzi all’ineluttabilità della sconfitta della sua città, sembra aver scelto la politica del «carciofo», che, foglia dietro foglia, permette di ricomporre, pur in forma diversa, la consistenza del patrimonio perso.

Infatti non si può sottacere che Nardò avrà: il pronto soccorso... che sia potenziato e reso capace di interventi significativi e non solo di smistamenti; il 118…che sia d’estate potenziato; poliambulatori…che siano, però, di alta specialità; le due sale operatorie dell’oculistica e dell’ortopedia in day hospital…che, però, vengano subito rese operative, non rimangano uniche e, soprattutto, non trovino concorrenza in ospedali vicini, che, per ovvi, motivi, annullerebbero la scelta, diminuirebbero i pazienti…e, quindi, vanificherebbero la loro presenza con la consequenziale chiusura, ordendo un’ulteriore beffa! E potrei continuare.

Non è resa, ma saggezza di ricomposizione, in attesa, magari, di eventi migliori: la cosiddetta Regione non si troverebbe di fronte a faraonici progetti o a ribaltamenti della propria programmazione, bensì ad una volontà ferma di recuperare servizi da parte del sindaco Risi e dei partiti, che dicono di esserci a Nardò, investendo, quest’ultimi, i propri amici, indefessi ricercatori di voti.

La classe politica di Nardò sarà capace di presentare un’altra immagine, fatta di impegno, di sinergia, di fermezza, di coerenza e di forza?

Ed è anche vero che il sindaco Risi, sfatata la diceria di «vendere» Nardò per una candidatura parlamentare, non deve illudersi di poter lottare da solo, senza il supporto di esperti, così come non può continuare per altri settori della pubblica amministrazione.

Se il Monti nazionale ha scelto di cadere nel ridicolo, anzi nel tragico-comico, nel momento in cui, pur tecnico lui stesso e di tecnici formato il suo governo, ha scelto altri tecnici -a suon di soldi nostri!- per poter operare, perché il Risi locale non avvia questo processo di collaborazioni e di consulenze di tecnici dei vari settori senza, però, alcuna gratificazione se non quella derivante dall’esserci in questa fase di elaborazione di segmenti a favore del bene comune?

Così come anno dietro anno, pietra su pietra, reparto su reparto si è costituito il «S. Giuseppe- Sambiasi», dobbiamo riprendere il cammino per costruire qualcosa di valido e di qualità.

Molto dipende da ciascuno di noi, anche nella scelta di chi ci deve rappresentare politicamente e nella fiducia di quanti, pur non eletti, possono concretamente darci una mano.

Non deve venir meno questo impegno per non continuare a delegare ad altri il nostro futuro e pimbgere sui tanti presenti che potrebbero costringerci a vivere.

Ci deve essere speranza… anche in questo giorno così triste per Nardò.

E da naufrago senza volontà di approdare, riscopro in me la ungherettiana «allegria» e mi avvio verso la terra ferma…che la politica e che il sindaco Risi, circondato da esperti pensanti, sia di faro per me e per tutti i cittadini in questa notte buia, in cui triste è Nardò!

Mario Mennonna