NARDO' - Una lettera, molto chiara e interessante, di un nostro concittadino residente a Bruxelles. E il Cielo sa quanto ci servano le parole di una persona lucida che ci vede da lontano.
Caro Direttore,
le parole che si leggono sulla chiusura dell’Ospedale – mi prendo la responsabilità’ di dirlo – sono una cagnara insopportabile e avvilente. Non si può scrivere così tranquillamente di “infamie” e “prese per il culo”. Non si possono restringere le colpe sulle teste di pochissimi individui e salvare tutti gli altri. Questa chiusura è oggettivamente un dato negativo per la Città ma questi comportamenti non lasciano sperare nulla di positivo per il futuro.
Non si possono coltivare avallare le opinioni di chi crede di subire le decisioni di una classe politica. E’ doloroso dirlo ma ogni popolo ha la classe politica che si merita. E la classe politica che si merita prende le decisioni che può in base alle risorse che ha.
Se in altre parti d’Italia e d’Europa i sistemi sanitari funzionano meglio e sono organizzati in una logica più razionale non è perché noi siamo schiavi di una classe dirigente sadica e profittatrice mentre gli altri sono guidati da menti illuminate: sono i popoli che coltivano atteggiamenti e attitudini migliori, i quali poi mediamente si riflettono nella classe politica e nelle decisioni che essa prende.
Oggi si lascia intendere che un Ospedale viene lasciato aperto a scapito di un altro per motivi di interesse politico (qualcuno suggerisce che all’Ospedale “mancavano i padrini politici”). Quindi in pratica si accusa un sistema di tipo clientelare. Ma chi può affermare che il nostro territorio non sia da sempre stato incline alle logiche clientelari? Le logiche clientelari sono la storia e la struttura di gran parte del Mezzogiorno. Nel caso specifico, in realtà, non si lancia un’accusa contro un sistema clientelare, quanto piuttosto si esprime la frustrazione per non essere collegati al “cavallo vincente”, ovvero il padrino politico che avrebbe potuto modificare il corso degli eventi, ma sempre secondo una logica clientelare. Quindi non si denunciano le regole del gioco; semplicemente ci si lamenta che con queste maledette regole stavolta abbiamo perso.
La logica clientelare DA' E TOGLIE: un giorno il cittadino resterà quieto e silenzioso perché ha ricevuto il suo condono edilizio, l’asfaltatura di un vicoletto, la multa cancellata, un appaltino o un concorsino. Un altro giorno invece urlerà perché viene privato di altre cose: un Ospedale, una squadra di calcio competitiva. Il singolo cittadino deve capire che se accetta un favore non dovuto da chi ha un minimo potere, fosse anche saltare la fila alla Posta perché ne conosce il Direttore, diviene in parte responsabile di conseguenze più grosse e amare, come la chiusura di un Ospedale. Gli eventi non sono direttamente correlati ma l’attitudine è quella, e bisogna essere pronti a pagarne le conseguenze, non si può solo godere dei benefici.
Fra tutte, l’accusa più lucida che si lancia è che in campagna elettorale avevano promesso di non chiuderlo. La promessa non mantenuta viene considerata la peggiore delle infamie, addirittura anche da quella parte politica che ha sostenuto il più grande mancatore di promesse della storia repubblicana, colui che tuttora ci fa (e mi fa) subire quasi giornalmente battute ironiche in giro per l'Europa. Ma il punto è un altro: durante le campagne elettorali si dicono cose che sono adatte al pubblico che le riceve. E’ ovviamente assurdo promettere di mantenere aperto un Ospedale, se la promessa viene fatta da un candidato Sindaco, cioè colui che dalla sua seggiola comunale non ha alcun potere di intervento sulle politiche sanitarie regionali e sulla contrazione economica nazionale e mondiale. Ma tali promesse vengono fatte ugualmente durante la campagna elettorale perché la gente si aspetta questo e perché non esiste un senso critico e analitico sviluppato a sufficienza da far comprendere l’insussistenza di tali “promesse”, da chiunque esse provengano.
In poche parole: ognuno riceve le promesse che si merita.
Come ho scritto sopra, una classe politica prende le decisioni (giuste o sbagliate) anche in base alle risorse che ha. Le risorse non sono altro che le tasse dei cittadini, e brutalmente si potrebbe dire che chi pratica allegramente elusione o evasione fiscale non avrebbe il diritto (dopo) di lamentarsi per la chiusura di un Ospedale. Si sa che elusione ed evasione sono molto più diffuse nel Mezzogiorno che in altri luoghi: se un servizio pubblico chiude e un altro resta aperto, quello che resta aperto non resiste (solo) grazie alle risorse dei cittadini del luogo ma anche grazie ad un sostanzioso contributo dei cittadini del Nord Italia. Cosa vuol dire questo, ancora più brutalmente? Che se dovessimo affidarci alle risorse messe a disposizione dai pugliesi, ancora altri ospedali dovrebbero chiudere. Secondo alcuni dati recenti il debito pro-capite di un pugliese è di 1368 euro, coperti grazie agli attivi di altre regioni e al debito pubblico che ci sta strozzando. Molto prima della denuncia di una chiusura, dovrebbero arrivare i ringraziamenti per ciò che ancora resta aperto, fosse anche un semaforo all'incrocio di una strada. C'è infatti qualcuno che ne paga una parte al posto nostro.
Siccome è facile fraintendere, va chiarito che non sto scrivendo che la chiusura sia giusta o che fosse auspicabile. Piuttosto, non è giustificabile tutta l'acredine generata e non è giustificabile questo sentirsi vittime incolpevoli di tiranni rancorosi. Ancora meno giustificato è lo stupore: osservando la media degli atteggiamenti, la media delle attitudini, quello che è accaduto mi pare soltanto una logica conclusione.
Da una sconfitta potrebbe nascere lo stimolo per un miglioramento, ma da quello che si legge le speranze sono pochissime. C'è una gara in atto a tirarsi fuori, ad addossare le colpe ad altri. Soprattutto a restringere le colpe su pochissimi individui, due o tre, e di conseguenza salvare tutti gli altri, a non vedere che le ragioni di queste sconfitte nascono da lontano.
Se questo è il modo di digerire una sconfitta, allora non c'è altro da fare che prepararsi alla prossima.