NARDO' - 462 elettori traditi e una punizione per “colui che da anni tormenta il Sistema”.
Dopo 13 mesi d’attesa, il Consiglio di Stato ha posto la parola fine sulla composizione del Consiglio comunale della Città di Nardò. Lo ha fatto accogliendo le tesi del sig. Tarantino Giuseppe della lista Progetto Nardò che nelle elezioni amministrative del maggio 2011 raccolse 275 voti.
Credo che, alla luce della predetta pronuncia, siano necessarie delle riflessioni.
Nel mese di luglio 2011, e precisamente il 7 luglio, venni contattato dalla Commissione elettorale territoriale che mi comunicava di essere stato eletto consigliere. Esercitavo con dedizione e presenza tale mandato per 4 mesi.Il sig. Tarantino e Gianfranco Rizzo presentavano ricorso al Tar di Lecce immediatamente.
Mio malgrado ero, quindi, costretto a difendermi davanti al Tribunale amministrativo leccese. Mi affidavo a uno dei migliori amministrativisti della Provincia, l’avv. Pietro Quinto. Risultavo soccombente davanti al Tar che dava ragione al Tarantino il 20 ottobre 2011.
Presentavo subito, su consiglio dell’avv. Quinto, appello al Consiglio di Stato con richiesta di sospensiva e indirizzavo al sindaco di Nardò il ricorso. Di tutta risposta il primo cittadino, che è anche avvocato e conosce il significato giuridico e pratico dell’istituto della “sospensiva”, faceva convocare rapidamente il consiglio comunale per effettuare urgentemente la “surroga” ed eliminare dal consiglio il ben noto rompiscatole.A dicembre il Consiglio di Stato accoglieva la mia richiesta di sospensiva ritenendola “fondata”.
6 mesi d’attesa da quel momento. Il sindaco, ben 10 giorni fa, nomina assessore Giuseppe Tarantino, prima della pronuncia del Consiglio di Stato di cui, evidentemente, da grande conoscitore del diritto, immaginava l’esito.Entra così in consiglio comunale il sig. Tarantino Giuseppe con 275 voti. Ben 188 preferenze meno del sottoscritto, in barba alla volontà popolare e al consenso democratico.
Ma la vera ciliegina sulla torta sono gli oltre 5.500 euro di spese legali addebitate a me e a Gianfranco Rizzo (5.500 euro + 5.500 euro) da aggiungere alle spese già sopportate per l’onorario del mio legale. Mai in 30 anni di esperienza davanti al Consiglio di Stato il mio legale si era visto, nei giudizi elettorali, condannare alle spese (sic!). Da sempre, infatti, si pratica la compensazione delle spese (ognuno paga le sue) davanti al più alto giudice amministrativo per i giudizi in materia elettorale.Tutto ciò per aver osato difendere la mia elezione, decretata dal consenso popolare prima, e dal parere di un organismo presieduto da un Giudice per le indagini preliminari (la Commissione elettorale territoriale), poi.
Se questa è democrazia… Se questa è giustizia…Pippi Mellone
Comunità Militante
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