NARDO' - Siamo a terra. La ruota della città è sgonfia.
Ancora una volta, per l’ennesima volta, i ragazzi e tutta la squadra dei componenti del gruppo dell’Associazione degli Amici Museo Porta Falsa compresa la sempre attiva compagnia del Piccolo Teatro di Nardò, devono ‘sgomberare’ il torrione del Castello degli Acquaviva, perché è scaduto il loro ‘tempo’ (40 anni di attività sul territorio).
Il ‘tempo’, sì ho detto bene, il tempo. Quel TEMPO che proprio gli Amici del Museo di Porta Falsa ci hanno insegnato a misurare con la presenza della grande mostra della civiltà contadina. Centinaia i cittadini, che hanno visto la mostra e altre centinaia, infatti, hanno donato un ‘oggetto’ o un ‘attrezzo’ per ampliare quel bagaglio che l’Associazione, con orgoglio porta con sé in giro per la nazione. Un bagaglio che è cresciuto, dunque per volere della cittadinanza e di fronte al quale qualunque amministrazione o cittadino salentino può arricchirsi, culturalmente, sempre di più. Enorme è sempre stata la partecipazione della collettività alle innumerevoli iniziative, alle pubblicazioni, agli eventi, agli spettacoli che hanno riscosso enorme successo in tutta Italia. Ma poi, si comprende come venga facilmente messa da parte la storia della civiltà contadina (reclusa parente scomoda). E non certo perché si è deciso di valorizzare l’altra parente ricca (quella dei monumenti e dei palazzi gentilizi o delle chiese), quella infatti, è proprio ad un vicolo cieco. Pensate un po’ quanto siamo indietro!
Un’altra volta dunque per l’ennesima volta, gli Amici del Museo di Porta Falsa devono sgomberare per fare spazio (40 anni di attività sul territorio).
Spazio, sì ho detto bene, spazio. Proprio quello SPAZIO che da oltre quarant’anni Paolo Zacchino e i suoi Amici chiedono, per poter volontariamente organizzare per avere la possibilità di preservare un importante patrimonio storico - artistico - didattico - collettivo - civico e consolidare così quel senso del bene comune che la cattiva gestione della nostra città, da trent’anni, vista l’inerzia premeditata e la degradazione colpevole del nostro paesaggio urbano e ambientale, ha causato.
Anche i più attenti ed acuti politici di un tempo, stanno percependo, l’incredibile e paradossale realtà manifestatasi. Siamo nella situazione in cui “una rondine non fa e non farà mai primavera” e quindi sono altre e più impegnative, le mosse strategiche di un sindaco, utili a temprare i componenti dell’Amministrazione della nostra città. Allora: “Lasciate stare almeno il volontariato di chi, le iniziative, le organizza incuriosendo la gente e facendola partecipare alla costruzione della propria città”, diciamo noi dell’Osservatorio. L’evidente e pesante presenza assidua di propaganda spicciola da capipopolo, rende palese l’idea triste di richiami per parate declamate da arengari ormai di carta o peggio virtuali. Rimangono patetiche riflessioni di colonnelli senza più esercito che difendono l’indifendibile, in quanto la realtà complessa dei fatti, ormai si scontra con le circonlocuzioni e le perifasi in rima alternata, ‘romanzate’ incapaci di apportare qualcosa se non ad indifferenti abominii, le cui conseguenze cadranno sul nostro paesaggio e conseguentemente sulla nostra pelle.
E’ il mio lavoro quindi aggiungo con chiarezza: “Di fronte a ruderi trentennali, chi crederebbe più a città possibili?”.
Abbiamo già vissuto questa fase, un incubo con parvenze da “déjà vu”. E la città è rimasta ferma per tutto questo tempo (la conferma del blocco è tutta intorno a voi). Ricordo altre amministrazioni e altre conferenze stampa semestrali con città pronte da costruire il giorno dopo, per anni. Poi, fu sfiducia totale per quella fase, ogni giorno con una trovata nuova, politica del “di tirare a campare”. Ora basta, non trattateci con questa semplicistica volgarità. Come cittadini meriteremmo di più, molto di più, questo è ormai acclarato.
Di fronte a locali che continuano a chiudere in città, disilludendo giovani e la piccola imprenditoria, ancora non è stata data la direzione, indicata la rotta, decisa l’inclinazione del timone rispetto alla serie di onde che arriveranno.
Perciò, noi dell’Osservatorio sulla città auspichiamo, nel più breve tempo possibile un ripensamento da parte dell’Amministrazione comunale sulla situazione dello sfratto all’Associazione degli Amici Museo Porta Falsa oppure si potrebbe pensare ad una forma nuova di ‘accordo’ per la convivenza delle due attività che sicuramente si saprebbero compenetrare, in quanto seguono lo stesso obiettivo. Se questo non fosse possibile, sarebbe auspicabile per l’Amministrazione comunale trovare urgentemente una sede adeguata per la Mostra permanente degli Amici del Museo di Porta Falsa.
La TRADIZIONE non è ricerca obbligata di perpetuità, ma è la base ed il fondamento della vera bellezza.
L’Osservatorio sulla città però non scrive senza proporre sempre nuove idee e vuole mettere una pulce nell’orecchio dei più acuti e sempre attenti cittadini. E se proponessimo per l’Amministrazione di Nardò l’adeguamento al Codice Etico adottato per il Palamento di Strasburgo?
Ricercate e leggete il testo, riusciremmo con quelle regole a rinnovare la nostra città?
Mah! Intanto spazio e tempo all’Associazione degli Amici Museo Porta Falsa che sicuramente la meritano.
L’Osservatorio sulla città – Nardò (Le)