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Ecco che cosa accade nei 19 ospedali dismessi. Il progetto della regione, per filo e per segno, dopo la "tabula rasa"

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NARDO' - Riconversione dell'ospedale Sambiasi, l'agenda del primo cittadino: oggi Marcello Risi sarà a Bari dove incontrerà alle 15 l'assessore regionale alla sanità, Tommaso Attolini. Con il sindaco anche l'assessore ai servizi sociali Giuseppe Fracella. Pare necessario che il politici neritini debbano mettere in pratica quella che si definisce "politica", cioè l'arte della mediazione: Nardò, dopo il dissolvimento dell'ipotesi Nagaco, se doveva avere dieci ora avrà zero. Beh, allora che che Risi e Fracella chiedano almeno cinque...

 

Dopo le chiusure dei 19 ospedali nella fase 1 del piano di rientro e le dismissioni di altri 3 ospedali con la fase 2 (Gioia del Colle, già prevista nel 2010, insieme a Conversano e Nardò, definite nelle scorse settimane), vanno via sparendo i 2.200 posti letto previsti dalla cura draconiana concordata dalla Regione col governo (1.400 pubblici nella prima fase, altri 800 - di cui 370 pubblici, 130 negli Irrcs privati e negli enti ecclesiastici, 300 nelle cliniche private - nella seconda).

Ma contemporaneamente, emergono i progetti alternativi di sanità territoriale cui si ispira il Piano della Salute. «Tutto passa tramite la deospedalizzazione e la chiusura dei piccoli ospedali e la loro trasformazione in strutture sanitarie diverse» rimarca l’assessore Ettore Attolini, annunciando il progetto dei 5 nuovi «moderni stabilimenti intercomunali ». A beneficio della verità, va infatti rimarcato che i 19 ospedali già disattivati garantivano solo il 3% dei ricoveri totali in Puglia.
Di più: «avevamo un ospedale ogni 2,5 comuni, con un tasso di ospedalizzazione tra i più alti d'Italia e una percentuale di ricoveri inappropriati: nel 2010 era del 49%». E ancora: su 102 ospedali esistenti nel 2010, solo 11 coprivano il 50% del totale dei ricoveri. Il primo beneficio dei tagli, dunque, è stato che si sono ridotti del 7% i ricoveri e del 13% quelli inappropriati e «il tasso di ospedalizzazione è sceso a 200 da 218, rispetto a quello medio nazionale che è di 180». della serie: più ospedali offri, a prescindere dai livelli di qualità di assistenza che sono in grado di offrire, più aumenta la domanda di ricovero, spesso per patologie facilmente trattabili in un qualsiasi poliambulatorio.
Ed ecco che prende corpo la famigerata compensazione dei tagli, quella cui punta il presidente Nichi Vendola implementando la rete dei servizi socio- assistenziali territoriali. «I vecchi piccoli ospedali si stanno trasformando in contenitori di servizi nei confronti dei cittadini - spiega - in luoghi utili per diventare case della salute, in poliambulatori e consultori».
Qualche esempio: in ciascuno dei 19 ospedali dismessi sono attivi diversi servizi (centro prelievi, laboratori, Cup, diagnostica), così come sono state aumentate mediamente del 20% (il 54% nella Bat) le ore dedicate alla specialistica ambulatoriale. Poliambulatori, punti di primo intervento (gli ex 118) e semplice assistenza infermieristica sono presenti ovunque, ma sono stati creati anche 3 «ospedali di comunità» (a Ceglie Messapica, Cisternino e Torremaggiore) e presto ve ne sarà uno a Massafra (dove la specialistica ambulatoriale è aumentata del 257% e presto sorgerà un centro donna). Nel Foggiano, poi, Torremaggiore - e presto lo sarà Monte S. Angelo - è sede di un Hospice, così come in entrambi i plessi e in quello di S. Marco in Lamis sono state attivate 3 Rsa. Caso nazionale, poi, è diventato Campi Salentina: qui è stato inaugurato l’unico centro di immunologia clinica (per le patologie immunomediate) dove possono curarsi i militari colpiti da uranio impoverito. Infine, il progetto «Nardino», con l’utilizzo di paramedici (care manager) per la presa in carico extra-ospedaliera dei pazienti. Scompensi cardiaci e rischi diabetici, anche col supporto della Telecardiologia e della Telediabetologia appena brevettata, hanno sono stati affrontati in 355 casi a S. Marco in Lamis, Minervino, Spinazzola, Ceglie Messapica, Maglie, Campi e Galatina.