NARDO'/BOLOGNA - Erede morale, solo quello.

Il neritino Marco Alemanno, attore 32enne, è rimasto per quattro mesi accreditato come il potenziale erede dell'impero multimilionario di Lucio Dalla, stroncato da un infarto in Svizzera il primo marzo. Ma, nelle ultime ore, hanno preso corpo le voci che si rincorrevano già da subito dopo il funerale a Bologna: non c'è il testamento e tutto il patrimonio andrà ai cinque cugini, eredi legittimi del cantante.
Dalla curatela dei beni del cantautore, di cui si occupava il commercialista Massimo Gambini insieme a un team di notai, è emerso infatti che l'artista non ha lasciato alcun documento specifico in cui siano espresse le sue ultime volontà.
Gambini ha fatto l'inventario dei beni dell'artista che compongono un patrimonio ricchissimo, che va dall'appartamento di 2mila metri quadrati su tre piani in via D'Azeglio a Bologna, in cui Dalla viveva con Alemanno, alla villa della isole Tremiti alle abitazioni sull'Etna, e Pesaro, a quadri e opere d'arte di grandissimo valore, alla barca di 22 metri, ai diritti d'autore, per arrivare alle due società di produzione, la Assistime e la Pressing Line.
Tutti gli averi saranno equamente divisi tra i cinque eredi del cantautore, cui spetta la decisione sull'istituire o meno la Fondazione Dalla a sostegno di giovani talenti che, "se rispecchierà la sua volontà" potrà contare sul sostegno dell'Entourage del cantante. A dirlo è l'avvocato di Dalla, Eugenio D'Andrea: "Siamo disponibili a raccogliere l'immensa eredità artistica lasciata da Lucio e a lavorare insieme alla sua famiglia. Ci piacerebbe portare avanti la sua volontà, il suo spirito e la sua arte".
E al giovane neritino che ha vissuto l'ultimo decennio accanto a Dalla niente, per lui non ci sarebbe nulla se non quello che il cantante ha già destinato in vita al giovane attore rendendolo partner in alcune avventure imprenditoriali: Alemanno è il socio di minoranza di alcune società discografiche del gruppo, una vera e propria industria, che gestiva le attività del cantautore.
Alemanno ha continuato a vivere nella casa di via D'Azeglio ma guardato a vista: "Sono prigioniero nella mia casa - si era sfogato con il Corriere della Sera nell'unica intervista rilasciata dopo la morte dell'amico - se devo andare in un altro spazio della proprietà, dove ci sono i miei oggetti o le opere d'arte che Lucio mi ha regalato, deve esserci un testimone, attento chissà che non rubi nulla".
A Nardò - dove ci sono il padre, la madre e la sorella - non ci sono notizie di un suo rientro da molti mesi a questa parte e tutti i familiari, sin dall'inizio, hanno mantenuto un rigoroso riserbo sulla vita privata del giovane Marco.