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QUESTA E' BELLA 2 - La depurazione che stiamo per pagare milioni di euro non è solo vecchia: praticamente non esiste più

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NARDO'/PORTO CESAREO/BARI - Mentre nel Salento si spasima per avere un sistema primordiale, anzi primitivo, di gestione dei reflui di fogna (li buttiamo in mare...) l'assessore regionale Fabiano Amati apre le porte ad un progetto che pare fantascienza. Ma una via di mezzo non esiste o siamo noi che viviamo in uno stato dell'Africa del nord e non in Italia?

L’assessore regionale alle Opere pubbliche, Fabiano Amati, consulta le schede tecniche inviate da Acquedotto pugliese.

I ricercatori garantiscono che la tecnologia dell’Istituto per la ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari, recentemente insignita del premio «Best life environment project» della Commissione europea, abbatte del 95% i fanghi delle acque reflue, bypassando il complicato e costoso sistema di depurazione attualmente attuato.

Ma le parti, Cnr e Aqp non si sono incontrate ancora per capire se davvero possa esserci uno sviluppo, con relativo risparmio (fino a tre volte dicono dal Cnr) dei costi di gestione, della tecnologia a livello industriale.

«Voglia Dio - è l’esclamazione di Amati - che davvero ci sia una soluzione così innovativa. Io dò tutta la mia disponibilità a favorire un incontro. Anzi, voglio essere presente, per sentire io stesso quello che Aqp e Cnr si dicono». Un incontro, insomma. Se ne fa garante l’assessore.
E fa niente che Cnr ha una sua stazione all’interno del depuratore Bari/ovest, uno dei più grandi gestiti da Aqp. Fa niente che i ricercatori Irsa sono autorizzati, in quell’impianto, a intercettare uno dei flussi di arrivo delle acque reflue per fare, tra le altre cose, proprio la sperimentazione sulla tecnologia «mangiafanghi». Fa niente che la sperimentazione è durata la bellezza di 10 anni, non certo lo spazio di una notte.

La disponibilità di Amati sarà l’occasione per superare l’evidente deficit di comunicazione tra vicini casa, anzi condòmini. La tecnologia denominata «Sbbgr» aumenta fino a 10 volte di più la quantità di microrganismi chiamati a «mangiare» i fanghi e separarli dall’acqua in un processo di depurazione. Così facendo, consente di evitare, in base alla dimensione degli impianti, da 3 a 5 fasi di lavorazione in enormi vasche di trattamento.

Superata la fase sperimentale e anche quella prototipale, la tecnologia Cnr è pronta, stante il riconoscimento della Commissione europea, a passare all’applicazione vera e propria. La gestione del trattamento fanghi incide per il 65% del totale dei costi di gestione di un depuratore. Immaginate, dunque, quali benefici potrebbero venire dall’adozione della tecnologia «Sbbgr» in termini di abbattimento dei costi e di alleggerimento della quota imputata alla depurazione nella tariffa pagata da ogni cittadino pugliese.

C’è chi sostiene che la tecnologia sia applicabile ai fanghi di conceria, a quelli delle lavorazioni farmaceutiche, e al percolato delle discariche. E le acque reflue dei depuratori? Quelle, dicono i bene informati, meno. Il Cnr è di diverso avviso. D’a l t ro n d e, come detto, buona parte della sperimentazione è stata condotta proprio su una linea acque del depuratore Bari ovest. Si spera ora, che l’incontro Cnr-Aqp favorito dalla Regione fughi sospetti e dubbi.

Della serie «Nemo propheta in patria», il direttore dell’Irsa, Antonio Lopez si augura che non vada a finire come nel 1982 quando sempre all’Irsa misero a punto una metodica per recuperare dall’acqua di fogna, azoto e fosforo e produrre fertilizzante in agricoltura. «Il fosforo - dice Lopez - si esaurirà tra il 2050 e il 2070. Sarebbe utile recuperarlo. Però, 20 anni dopo quel nostro progetto, in Italia non si fa, mentre negli Stati uniti il fertilizzante prodotto con fosforo riciclato è venduto regolarmente a 3 dollari al chilo».