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Il Comune l'ha tolto a tutti e poi l'ha abbandonato. Ora attendiamo un progetto milionario di ristrutturazione... *VIDEO*

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NARDO' - Tolto d'imperio all'associazione che lo manuteneva dopo averlo ristrutturato per non affidarlo a nessuno. Ora va in degrado. Ma, tranquilli, prima o poi si inventeranno un progetto milionario per il recupero completo dell'immobile. Intanto nemmeno i terreni, richiesti per un progetto innovativo di coltivazioni biologiche, viene affidato. E resta lì, incolto e pericoloso. Intanto ecco il video con le solite promesse dei politici: sì, stavolta c'è pure un video... Ma che sta succedendo a questa Amministrazione troppo intenta a specchiarsi e dirsi, da sola, che è bella e brava?

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Venerdì 20 luglio alle ore 18 i ragazzi del Museo della Civiltà Contadina di Nardò  ci aprono le porte dell’ex Istituto Agrario.  Lo scenario che si presenta ai nostri occhi è aberrante.

Ci troviamo di fronte i seminativi che un tempo ospitavano colture di pregio completamente avvolti da una coltre di sterpaglie, oltretutto possibile innesco di incendi. Queste sterpaglie si estendono a  circuire anche alcuni locali a disposizione della Protezione Civile, che ha avuto in assegnazione l’area e che di certo non ha il compito di occuparsi della cura di un sito storico della tradizione agricola neretina. Ma perché dare questo luogo con un’anima agricola  a un ente che con l’agricoltura non c’entra nulla?

Mesi fa fu richiesto infatti al Comune di concedere ad un’associazione di cittadini competenti quest’area, quest’istituto, con tutta la sua storia agreste,  ormai velata e da riscoprire. La si voleva riscoprire attraverso il Progetto Casa Biho, un progetto a costo zero per le sempre esangui casse comunali, che avrebbe fruttato a Nardò, con soli 3 ettari di superficie il vanto di primo parco colturale d’Italia.

Invece a Nardò amiamo inseguire le cronache nazionali con ben altri progetti, ad esempio quelle storie di fallimenti della nostra agricoltura mascherati attraverso iniziative postume di riscatto, che si stanno rivelando un lucroso affaire solo per qualcuno.

Proseguiamo la passeggiata e, sulla porta di ingresso della Protezione Civile, troviamo un cartello:  area sottoposta a videosorveglianza. Di telecamere però neanche l’ombra. Tant’è che continuando il nostro giro con i ragazzi del Museo ad un certo punto scopriamo la porta completamente divelta di un locale assegnato alla custodia dei tesori della nostra tradizione, quegli oggetti della nostra storia agraria di proprietà di tutti i cittadini di Nardò. Ebbene qualche giorno fa qualcuno, completamente indisturbato, ha pensato bene di portarsi a casa alcuni cimeli, immiserendo ulteriormente il nostro patrimonio culturale relativo a un settore che a Nardò dovrebbe ancora essere trainante e in rilancio!

Qualcuno dei ragazzi ci chiede se chi ci amministra non sia sensibile alle tradizioni, alla cultura, alle sue origini e come possa quindi promuovere economicamente e socialmente il nostro territorio se non lo rispetta. Non sappiamo che rispondere. Ci rimbomba, stordendo i pensieri, la voce di Virgilio : “Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ti curar di lor, ma guarda e passa”. E noi passiamo…, ma andando oltre ci attende un altro girone infernale: una discarica a cielo aperto. Sono ancora visibili i  segni delle ruote lasciate da un mezzo pesante (come è entrato?) ed un mucchio di residui di potatura e scarti, forse, di una vecchia cucina lì adagiati tra le serre e gli alberi da  frutto che un tempo, molto recente, custodivano parte della ricchezza del germoplasma locale.

A questo punto ci rendiamo conto del decadimento culturale di coloro che ci amministrano. Il nostro Sindaco (vedasi la registrazione video) circa tre mesi fa, in puro stile demagogico, promette ai progettisti di Casa Biho che entro due mesi finalmente sarebbe partito quel virtuoso progetto di recupero dei terreni dell’ex istituto Agrario, che a costo zero per le casse comunali avrebbe restituito ai cittadini un luogo di aggregazione colturale e culturale, dove anziani, bambini, diversamente abili, etc. si sarebbero ritrovati a godere di una reale opportunità di crescita. Non solo, ma l’iniziativa era stata accolta con entusiasmo da parte di tutti quegli agricoltori che intravedevano nel progetto la possibilità di  avere un centro di moltiplicazione di germoplasma locale ed un luogo dove coltivare  ecotipi locali di fruttiferi quasi scomparsi dalle nostre tavole.

Gli avvenimenti di questi ultimi mesi ci confermano ancora di più come la politica neretina sia intenta a strumentalizzare i problemi piuttosto che a risolverli. Vedi il caso Boncuri e l’annoso problema del settore delle angurie.

Abbiamo cercato di far capire che il teatrino dell’accoglienza sì - accoglienza no, i balletti dei sindacati, se pur ideologicamente corretti, non risolvono il problema. Ed il problema sono i mercati!. Questi soggetti (politici, sindacati, etc.)   perseguono con azioni  strumentalizzanti  a scapito dei lavoratori extracomunitari  che oggi non trovano più  le condizioni economiche per lavorare e quindi si ritrovano senza denaro, senza dimora e senza dignità.  I mercati agricoli sono in crisi, più di qualsiasi altro settore.  Perseverare nelle colture industriali (che è una contraddizione in termini), soprattutto per chi come noi non ha grosse estensioni territoriali è un errore  imperdonabile.  Oggi il 90% dei prodotti ortofrutticoli presenti sulle nostre tavole proviene da ibridi e da una conduzione colturale (concimi chimici, fitofarmaci, ormoni etc.) distruttiva, omologante, che non premia la tipicità e l’identità  dei luoghi.

Si cerca solo a parole come uscire dalla crisi. Nei fatti si alimenta la crisi per governare con la strategia della paura e della perdita di identità. Tipicità e originalità, provenienza, recupero, tutela e conservazione, sono i semi dello sviluppo sano. Non prendiamoci più in giro.

Smettiamola, smettetela, di chiudere i nostri occhi e le nostre coscienze, di giocare con la Boncuri di turno, con i nostri agricoltori esasperati e con tutto ciò che è a portata di strumentalizzazione.

Uscire dal guado è possibile, esempi virtuosi ci sono anche in Italia.

A Nardò è ancora più possibile, i nostri terroir ce lo permettono. Abbiamo una terra potente, torniamo a guardare in basso se vogliamo perseguire un’autentica e reale promozione del nostro territorio.

Dobbiamo reagire a questo sistema di strozzinaggio delle nostre campagne perpetuato con la compiacenza della classe politica e di tutti coloro che si fingono, dall’alto dei palchi e delle interviste, attori principali nella soluzione dei problemi legati alla terra.