Privacy

Latouche nel Salento per una lezione di decrescita serena. Ce lo presenta Bruno Vaglio

Stampa

SALENTO - E’ con grande entusiasmo che abbiamo accolto la notizia che uno dei maggiori pensatori sociali contemporanei, veniva a trovarci nel Salento.

Ospite della facoltà di Scienze della comunicazione dell'ateneo salentino, Serge Latouche, professore di economia presso l'Università di Parigi ieri mattina ha trovato una platea di studenti e cittadini straordinariamente gremita. Tutti probabilmente in cerca di una maggiore comprensione dell’attuale crisi economica e del destino dell'umanità che, per l'economista francese, è quasi irrimediabilmente segnato.

Sentire che siamo davvero a un bivio della storia o che addirittura lo avremmo superato per avviarci dritti verso la catastrofe non è certo una notizia consolante. E’ evidente che, ma una così grande accoglienza va interpretata come la voglia di saperne di più della situazione critica che stiamo attraversando. Così la bella e non scontata notizia è che anche il salentino è ormai una persona consapevole che, non si ferma solo a voler conoscere il mondo ma, si è capito dal tenore degli interventi in sala, si sente anche protagonista di possibili azioni positive. Dunque non una vuota esibizione accademica ma un incontro di menti curiose e aperte al possibile, una prova di sensibilità verso una utopia più che concreta, unica possibilità di futuro consistente nella decrescita economica.

Ovviamente ci si è anche resi conto di come sia necessario combattere, oltre ai singoli comportamenti sbagliati, l’intero sistema capitalistico fondato sulla assurda concezione della crescita indefinita.

Nel dibattito oltre alle domande molto concrete di ragazzi preoccupati per il futuro, c’è stato anche chi ha polemizzato con compiaciuta fiducia nel progresso virtuoso dello sviluppo della Cina o, chi come il Prof. Ferdinando Boero che, provocatoriamente, (ma non so quanti abbiano colto la sfumatura!) ha sostenuto che l’uomo deve solo pensare alla propria sopravvivenza dato che la natura comunque si salverà. Non ci ha spiegato però come può l’umanità sopravvivere in un mondo “de-naturalizzato” triste oltre che inadatto alla vita umana. Una battuta ad effetto da parte di un ascoltato opinion leader che invoglia al disimpegno ambientalista? Sicuramente l’”egoismo” di cui parla il professore deve includere anche la salvaguardia degli habitat e della biodiversità, dato che, come egli stesso ci insegna, l’integrità ecologica è la nostra grande assicurazione per la vita.

Ma per Latouche l’unica possibilità di salvezza sta nella nostra capacità di decolonizzare il nostro immaginario, ovverosia nel liberarci dalle innumerevoli sollecitazioni verso il superfluo che conduce inevitabilmente allo spreco e ai danni ambientali. Ci propone l’idea di una frugalità che può tornare (sfidando la contraddizione lessicale) a essere, addirittura abbondante attraverso la riscoperta di valori e saperi locali in una sorta di via serena della decrescita che rivaluti le relazioni sociali contro l’”isolamento” imposto dal triste consumismo che costringe a lavorare sempre di più per guadagnare sempre di meno.

A me pare che questi pensieri, sono concepiti ancora da piccole frange “illuminate” della popolazione, così solo eventi veramente traumatici, ci obbligheranno a cambiare! In questa evenienza non si tratterebbe più di decrescita ma di una vera austerità che però non avrà più nulla di sereno!

Per Latouche, che l’emergenza appare in definitiva cognitiva prima ancora che ecologica, l’inquietante interrogativo è: faremo in tempo a capire, quello che dobbiamo fare?