NARDO' - Un "eroe" dei nostri tempi ma sempre schivo e riservato. Aneddoti e ricordi ed anche un "profilo" che ricostruisce la Storia del nostro territorio. Ma anche una "chicca" su un curioso "salvataggio". SALVATORE, "TOTO' DE VITIS: NARDO' RENDA OMAGGIO ALLO STORICO AMBIENTALISTA. UNA GRAVE PERDITA PER TUTTO IL MOVIMENTO.
Ha avuto una scarsa eco la recente scomparsa di Salvatore, "Totò" De Vitis, avvocato e storico difensore del nostro patrimonio artistico e culturale, con Italia Nostra che è stata sempre la sua casa, avendone lungamente rivestito la carica di Presidente, anche regionale, della sezione Salento Ovest. Ovviamente, dicendo questo non si vuol significare che i suoi tanti amici non l'abbiano ricordato, nel cuore, come si fa per le persone che si sono apprezzate e persino amate. Un fatto intimo ed è anche giusto che così sia avvenuto.
Ben d'accordo sarebbe stato anche il Nostro, persona schiva e mite, principalmente attenta al suo lavoro e alla grande passione della sua vita. Una ragione può essere cercata nel fatto che l'avvocato De Vitis da tempo non stava bene, non si vedeva in giro e da oltre dieci anni, per raggiunti limiti d'età, era andato in pensione. Insomma, come ce ne fossimo un po' dimenticati. Mera e forse inutile considerazione.
E' certo, però, che qualche attestazione "più forte" "Totò" l'avrebbe meritata e credo che si sia abbondantemente in tempo per rimediare. Su tutto, comunque, la sua figura spicca per l'ostinata difesa del nostro patrimonio artistico, nonché naturalistico e ambientale. Ho avuto il privilegio di conoscerlo e frequentarlo, sul finire degli anni '70 e sempre mi ha colpito la sua carica, il coinvolgimento emotivo per una causa, quella della tutela della natura, detto semplicemente, che non ha avuto eguali.
Un anticipatore, uomo intuitivo e sempre impegnato,costruttore di opportunità, tanto da non sapere mai in quale veste lo si sarebbe incontrato o quale di essa avrebbe prevalso. Se quella di avvocato oppure di custode, come si dice oggi, del bene pubblico. Non di rado i due ruoli si sovrapponevano, mettendo a disposizione la sua professione a difesa della giusta causa. E obiettivamente si trattava di tempi difficili, quando la sensibilità a certi temi era senz'altro più acerba e ottenere vittorie risultava quasi impossibile.
Qui l'aggettivo storico non è certo abusato.
D'altra parte non si vuol dare l'idea di un uomo solitario, un ostinato templare a difesa della sua grande passione, perché amò sempre circondarsi di giovani collaboratori cui poter affidare il testimone di tanto impegno (a memoria, Luciano Tarricone, Lucio Vernich, Marcello Seclì e tanti altri; in un periodo ne fui anche personalmente coinvolto). Il suo cruccio e la grande preoccupazione è stata sempre quella di dover fare di più, di irrobustire un organismo, che era poi quello che magistralmente dirigeva. In anticipo su tutti, capiva che la battaglia per il patrimonio artistico o la si affrontava o si era destinati al fallimento. In questo mostrava un carattere forte e ostinato, e certo differente da tante altre sue manifestazioni.
Tra le sue tante battaglie, spicca quella a difesa del Parco di Portoselvaggio e oggi, dando tutto per scontato, si farebbe un grave errore non tenere conto della qualità e del risultato di quell'impegno. Non di rado ha anteposto questo suo interesse alla sua stessa professione di valido avvocato sempre disponibile e poco importava se talvolta non veniva nemmeno pagato. Vero "specialista" delle vertenze di lavoro, dove per lui era naturale da che parte stare. Era la conseguenza della sua collocazione politica, l'impegno anche come amministratore della città, il socialista d'altri tempi o il socialista punto e basta.
A tal proposito non posso non ricordare, a nome di tanti compagni, il nostro"salvataggio" compiuto da "Totò" De Vitis dopo una vile aggressione fascista alla nostra sezione in via Teatro. Con mazze, catene e pistole. Poco importa oggi dire come sia andata. Sta di fatto che nello scontro in tanti furono coinvolti. Per tutti, "si decise" che si trattava di rissa aggravata (aggrediti e aggressori sullo stesso piano: una giustizia all'ingrosso) e fummo anche i lungamente trattenuti in Questura. Saremmo stati interrogati e chissà poi come sarebbe andata a finire (in ogni caso una parodia di processo si celebrò dopo una...ventina d'anni). Chiamammo l'avvocato De Vitis e lui soltanto riuscì a salvarci da una situazione pericolosa per noi e le nostre famiglie. Un ricordo, comunque, sfumato.
Senza retorica, Nardò gli deve molto per quanto ha fatto, per l'impegno profuso e la passione trasmessa a intere generazioni di ambientalisti che in lui hanno sempre visto un preciso punto di riferimento.
Nell'ultimo periodo della sua vita, un destino crudele volle accanirsi contro di lui. Colpito dal dolore più grande per un genitore: sopravvivere alla scomparsa dell'amato figlio Giuseppe. Gli toccò di continuare, con la morte nel cuore, circondato dall'affetto della moglie Concettina e della figlia Rosella. Ma, è certo, non cessò mai di distogliere i suoi pensieri dal figlio, guardando sempre Lassù dove Giuseppe aveva preso dimora.
LUIGI NANNI