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Risi, la strategia (se c'è), il troppo zucchero dispensato a tutti fino ad ora. E se uno l'hai viziato ora è difficile recuperarlo

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LA CAVERNA DEL NANNI ORCO - Abbiamo lanciato il nostro bonzo nei meandri di Palazzo per riscaldare quelle fredde stanze e fare un po' di luce lì dove ci sono troppe zone d'ombra. Speriamo che non bruci nessuno. Ma la lettura è avvincente.

PER RISI "LA MOSSA DEL CAVALLO" (dagli Scacchi)
La decisione di "licenziare" la Giunta un caso di "ingegneria" politica

Che pasticcio! Il sindaco Risi che "licenzia" la sua Giunta (limitato, però, al solo ritiro delle deleghe) allo scadere del terzo anno di amministrazione. Mossa del coraggio o della disperazione. Oppure, né l'uno, né l'altro.

Come da copione, poco o nulla viene detto rispetto a tale decisione perché, diciamolo chiaramente, il motivo non può essere soltanto quello di aver fatto saltare il Consiglio per il mancato raggiungimento del numero legale. Peraltro, non si è trattato certo della prima volta, anche se l'affossamento del Consiglio della scorsa settimana (con la defezione di ben sei componenti della maggioranza) non era un appuntamento qualsiasi e ha reso vano l'aumento previsto per la Tasi al 2,3 per mille, riportandola all'1per mille. Uno smacco per l'amministrazione e problemi in vista del bilancio.

Se un consiglio salta, pur vantando una larga maggioranza, il problema sta soltanto in quest'ultima poiché, sino a prova contraria, l'opposizione fa la sua parte e non va certo a sostegno della controparte. E' la politica che conosciamo.

Ancora, la decisione di Risi ha pochi precedenti (nel senso che non se ne conosce nemmeno uno).
Quando in una coalizione si manifestano grosse difficoltà (che ben si sapevano; almeno questo è difficile negarlo) cosa di norma succede?
Succede che il sindaco (nei casi in cui riscuote consenso e popolarità), per dare una scossa all'impulso di governo, comincia a usare il bastone (eufemismo), prende qualche rapida decisione, arriva a minacciare le proprie dimissioni, una o più volte, sino talvolta a rassegnarle per davvero.
A quel punto è stato sempre ragionevole pensare che, ove non risultino irrevocabili, quelle dimissioni reali o semplicemente minacciate, siano servite per far capire che non si scherza e che possono pure"rientrare", ottenendo il risultato di "cambiare verso", per dirla alla Renzi.
Di qui, invece, a Nardò, una edizione "straordinaria" di politica che fatichiamo a comprendere.

Se proprio bisogna spiegare qualcosa ai lettori di Portadimare, si comincerà col dire che il malessere non è di questi giorni e, pertanto, come si dice, viene da lontano. Basterebbe analizzare la composizione della Giunta che nel tempo ha acquisito tutta la scala cromatica possibile. Una miriade di sigle, liste civiche, rappresentanze frammentate che rispondevano a sé stesse, con l'Udc un tempo corazzata Potemkin, (data la forza, una sorta di quinta colonna dell'opposizione "interna") e oggi ridottasi a poca cosa (un consigliere e un assessore).
Ma sarà difficile sbattere fuori l'Udc, ammesso che si abbia questa tentazione, a causa degli imperscrutabili accordi in vista dei prossimi appuntamenti provinciali e regionali.

A suo tempo anche Partecipa, facente parte della maggioranza, non andava per il sottile se, dopo appena un anno si chiedeva (sempre a sé stessa) se per la giunta Risi si trattava di cambiamento vero! Aggiungiamo, una squadra sempre poco coesa.

Se bisogna registrare un errore (in questo caso del sindaco Risi) è stato quello di non puntare i piedi sin dall'inizio e di lasciar correre. Questo "vivere alla giornata" può spiegare le difficoltà di questa amministrazione in termini di programmazione e "visione" della città, di procedimenti amministrativi condivisi.
Non c'è motivo di non dover dare altra chance a questa amministrazione, in quanto Risi si dichiara fiducioso che la buriana possa presto passare.

Stante la situazione si può nutrire qualche dubbio se il tutto dovesse risolversi con un semplice allargamento tecnico e relativa redistribuzione delle deleghe degli assessori. Gli stessi. Che, inevitabilmente, con questa mossa a sorpresa hanno subito una sorta di "minusvalenza"e il loro borsino si attesta al ribasso. Anche se il sindaco fa bene a difendere la sua squadra.
Ma da questa decisione è difficile scalzare la seguente impressione, una sorta di pensiero comune: se il sindaco licenzia la sua giunta vorrà dire che quantomeno ne è insoddisfatto, con relative conseguenze. Pane al pane e vino al vino.
Ma su questo non ci sono reazioni. Gli assessori si mantengono cauti e non dicono come la pensano. Anche questo si può capire.

Poiché ci aspettiamo altre puntate sulla crisi, completo il ragionamento analizzando (però, brevemente), il ruolo del Pd a Nardò, ben presente nell'amministrazione; partito robusto ma con qualche virus, meglio, "xilella fastidiosa" di troppo. Al pari dell'ulivo (albero) non si sa come guarirlo.
E' l'unica cosa che si è capita in questi giorni quando, con una lunga nota del segretario Rino Giuri, si è invocata " l'unità", parola sempre fascinosa ma che può nascondere qualche insidia. Il riferimento, sin troppo esplicito, era rivolto alla componente- Natalizio (iscritto, ma recalcitrante) e alla componente Costruire Insieme, battagliera minoranza del partito.
Peccato, però, che disinvoltamente si sorvoli sopra qualche "misfatto" commesso (ci si riferisce all'ultimo congresso, altro grossolano pasticcio, finanche irregolare. Il ricorso inoltrato agli organi competenti pare non sia stato nemmeno letto, vero vicesegretaria regionale Sandra Antonica?).
Pertanto, manifestare auspici si fa bene a farlo, ma senza chiarimenti e arroccati sulle proprie posizioni serve soltanto a peggiorare le cose.

LUIGI NANNI