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L'ESSENZIALE - Ma Marco Mengoni non c'entra

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orco logo300 3421NARDO' - Un nostro inviato molto speciale ha seguito l'incontro pubblico sulla discarica di Castellino e le possibili soluzione per il reperimento dei fondi necessari alla definitiva chiusura e post-gestione. Ecco, per voi, un agile resoconto così da essere sempre aggiornati sull'argomento. Per la cronaca la riunione è stata davvero poco frequentata a causa del maltempo e della concomitanza con altre iniziative. Un motivo in più per leggere questo puntuale report della serata.

“L’ESSENZIALE”. Ma non è la canzone di Mengoni

Allarme sulla discarica di Castellino. La Regione tiri fuori i soldi!

Un bell’incontro pubblico, purtroppo poco partecipato, per ripetere buona parte di quello che già si sapeva, ma anche utile per qualche importante scoperta, della quale i cittadini di Nardò meriterebbero di venire informati.

La materia resta comunque sempre incandescente e aggrovigliata e riguarda la discarica di Castellino. Il vostro cronista eviterà l’errore di segnare tutti i passaggi. Si limiterà all’essenziale. Ovvio, si potrebbe subito dire, che quella discarica nasce male, anzi mai si sarebbe dovuta realizzare, a poche centinaia di metri dall’abitato. Nasce male, anche perché non si utilizza la l.r. n.17 che prevedeva che i comuni si organizzassero in consorzio e insieme individuare le possibili discariche. Si sono fatti scadere i termini. La Provincia non ha voluto assumersi alcuna responsabilità, non deliberando in merito. La parola è poi passata al Prefetto e quindi alla Regione, che ha nominato il Commissario ad acta. Risultato? Con deliberazione n.3 del 5.8.1994 il Commissario ha individuato Castellino come uno dei bacini di utenza Le/2. Basta così. Capito?

Ma – direte - a che serve ora piangere sul latte versato ? Dopo che per decenni Nardò è stata sottoposta a una durissima pressione, col conferimento dei rifiuti indifferenziati, dagli iniziali 7 Comuni previsti per raggiungere poi lo stratosferico numero di 46! E col sospetto di rifiuti gettati negli anni in discarica, con camion provenenti da ogni dove, effettuando operazioni di discarica in ore notturne, fuori dell’orario di apertura. Per anni cattivi odori che hanno ammorbato Nardò e marine, problemi sanitari accertati dalle centinaia di certificati rilasciati dal locale nosocomio. Qui, per inciso, si vuole ricordare la grande abnegazione del Comitato di Salute Pubblica, sempre in prima fila nelle azioni di lotta alla discarica.

S’era poi detto: a) Nardò avrà il suo ristoro ambientale (campa cavallo!); b) la bolletta dei rifiuti sarà poca cosa una volta che si sarà riusciti a “chiuderla” (vi riuscì il Sindaco Antonio Vaglio nel 2007) c) a stretto giro si sarebbe provveduto con la messa in sicurezza e la post-gestione. Chi doveva ottemperare? Avrebbe dovuto farlo la Società Mediterranea Castelnuovo 2, ma è incredibile come non ne sia mai stata obbligata. Non certo l’Ente Provincia di Lecce, comunque deputata per legge ai controlli (però, a singhiozzo)); specificamente, invece, la Regione Puglia per il maneggio della cassa. Cosa che finora non è ancora avvenuta, dovendo subito dire (ma questo si è sempre saputo) che la “nostra” discarica è formalmente aperta. Sì, ancora aperta, nel senso che, nemmeno tanto teoricamente, potrebbe essere riaperta da un momento all’altro. Non ci sono riusciti –bisogna ammettere – per la vigilanza opposta dall’intera popolazione di Nardò che attraverso i suoi organi istituzionali e col sostegno della stampa ha bloccato il conferimento delle famose “balle” di Cavallino e la procedura della “risagomatura” (in poche parole, riempimento del vuoto per modellare la discarica a “panettone” sui cui fianchi far scivolare le acque meteoriche).

Resta, allo scoccare dell’ottavo anno, il mancato adempimento della messa in sicurezza e post-gestione.

Un tempo intollerabile e con la preoccupazione aggiuntiva contrassegnata negli ultimi anni dallo sforamento dei valori di nichel e forse di qualcos’altro nella falda (cosa già verificata in marzo dall’Arpa, che comunicherà i dati di una nuova rilevazione già a fine mese). Un allarme, anche in prospettiva, sul quale si è lungamente soffermato l’esperto Sergio Fai di fare Verde.

A questo punto, ciascuno di noi potrà farsi la semplice domanda: perché non si procede alla definitiva chiusura, con la messa in sicurezza e post-gestione? Ancora, perché si è fatto trascorrere così tanto tempo? Domande legittime e che da subito dovrebbero avere una risposta. Forse l’avrebbe data l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia Santorsola, assente ingiustificato (altro ingiustificato Bucci, direttore dell’Arpa Puglia), invitati all’incontro promosso dal periodico “Belpaese”, che meritoriamente ha voluto approfondire un tema che riguarda certo Nardò – ha chiosato il direttore Andrea Colella - per poi aggiungere che la problematica interessa l’intero territorio provinciale e non solo.

Assente l’assessore Santorsola, per conseguenza, non si è avuta alcuna notizia certa della volontà della Regione di dover intervenire. Ed è quello che avrebbe voluto sentire, come da suo programma, il sindaco Marcello Risi, che ha presieduto l’incontro, e lo stesso assessore Mino Natalizio, conoscitore della materia, che con una ponderosa documentazione ha informato la platea degli sforzi (meglio, però, se vengono resi pubblici) che la stessa amministrazione sta compiendo per chiamare la Regione all’intervento. Perché – è questa una notizia in un qualche modo nuova – mancano all’appello almeno cinque milioni di euro su Castellino per la sua messa in sicurezza e post-gestione.

Non siamo in grado di stabilire se siano pochi o sufficienti ma, sinceramente, a Nardò non deve proprio interessare. Perché qui di mezzo c’è la salute dei cittadini e pur sempre potrebbe intervenire il sindaco Risi che normativamente è responsabile delle condizioni di salute del suo territorio. Per la stessa direttiva SEVESO, inoltre, è obbligato a informare la popolazione dei rischi cui è sottoposta. Insomma, il sindaco ha buone ragioni per farsi valere.
Pertanto non ci sono scuse per non procedere, e la Regione è chiamata nell’immediato a rispondere. A tal proposito assistiamo in queste ore al decisionismo di Michele Emiliano di voler tagliare la spesa della sanità pugliese con la cancellazione di una ventina di ospedali (in provincia di Lecce forse toccherà a Gallipoli, Copertino e Galatina; per quanto riguarda Nardò risparmierà lo sforzo visto com’è andata). E allora da Emiliano ci aspettiamo la stessa risolutezza, cacciando subito i soldi per Castellino, trattandosi pur sempre di una materia (la salute), diremmo così, strettamente collegata.

Luigi Nanni