“BUONA SCUOLA”, UN “TAGLIANDO” NON LE FAREBBE MALE
Il pasticcio fatto dal MIUR sui viaggi d’istruzione
E’ davvero penoso dover constatare come talvolta si riesca a farsi male da soli. In questi giorni la Puglia (ma l’argomento riguarda tutt’Italia), è stata investita da una pioggia di disdette di gite scolastiche, sia per quelle già programmate, sia per altre che si stavano approntando. Dalle scuole elementari a quelle superiori. Siamo nel tradizionale periodo di organizzazione dei viaggi d’istruzione. Cosa è successo? E’ bastata un’improvvida circolare del MIUR (Ministero Istruzione Università Ricerca) per allarmare i docenti, chiamati a un singolare aggravio di responsabilità, se bisogna subito riconoscere che di responsabilità sin qui se ne sono assunta anche troppa, persino a loro spese, accompagnando in tutti questi anni i ragazzi nei loro viaggi d’istruzione. Che fanno parte della didattica, anche se non mancano (evviva!, tra gli stessi docenti e qualche improvvisato dirigente), veri e propri “guastatori” che predicano l’inutilità di detti viaggi, ne accentuano le difficoltà, strumentalizzano un piccolo incidente, parlano (sbagliando) di disinteresse da parte dei ragazzi, Insomma – dicono - sarebbe meglio che se ne stessero a casa. Sbagliando ancora una volta.
Forse è in questo clima “incoraggiante”, che il MIUR partorisce la circolare n.674 del 3 febbraio 2016, un capolavoro di ipocrisia e stessa burocrazia. Inutilmente intrisa d’allarme e senza la necessaria chiarezza.
Oltre ad imporre ai dirigenti l’accertamento che la ditta aggiudicataria dei servizi bus sia in possesso di tutti i requisiti (ma questo avveniva già prima, con analoga circolare, prot. 291 del 14.10.1992), i “compiti” dovranno poi farli i professori, chiamati a controllare gomme, freni e anche …spinterogeno. Non basta. Dovranno dare un’occhiata al conducente per accertarsi che quello che sta bevendo sia acqua e non altra bevanda. Peggio, poi, se armeggia con qualche bustina. Che farebbe pensare a sostanze psicotrope.
Di cuffie, poi, nemmeno a parlarne. Né alle orecchie, né negli scomparti del bus dove l’autista raccoglie tante cose, poiché la tentazione è sempre dietro l’angolo e potrebbe sempre decidere di usarle. Guai, ancora, per i professori, anche se sono stanchi, abbandonarsi sui sedili e sonnecchiare. Si dovranno dare il turno di vedetta per controllare quell’autista che ha una faccia così e così e un piede sul pedale che non convince del tutto.
E meno male che questa circolare fasulla, in un punto sembra alleggerire il compito e voler aiutare i docenti (con risultati, però, umoristici), quando fornisce le “linee guida” della sorveglianza: “ a sentimento” si controllerà il mezzo che trasporta i ragazzi per rendersi conto della sua efficienza; “in maniera empirica”, poi, si guarderà a tutto il resto: ruote e luci, retrovisori e gomme. Di chiamare o meno la polizia per una controllatina – bontà della circolare – si lascia ampia facoltà. Si fa prima a chiedergli (ai professori) di rifare gli esami della loro patente-auto prima di intraprendere un viaggio. Sembra una caricatura, ma si tratta di una storia vera. E la questione, davvero grave, non finisce qui, colorandosi di comicità. Che scatta nel momento in cui ( su sollecitazione di sindacati, docenti, dirigenti scolastici e tutto il mondo del turismo che organizza tali viaggi, a chiedere il ritiro della circolare) il MIUR è stato costretto a rispondere, interpretando però a suo modo la circolare da esso stesso inviata. Dicendo che nulla cambia rispetto al passato (ripete, rispetto alla circolare del 1992) e intervenendo persino sull’interpretazione del testo. Ai professori, poi, di storia e filosofia, di italiano, latino, matematica o scienze! Pertanto, secondo il MIUR migliaia di docenti non hanno capito il testo! Sempre, per conseguenza, se ne avesse la capacità, il MIUR dovrebbe ritirarli dalla scuola e far sì che non facessero più danni. Che sono stati già fatti, con la defezione di tanti docenti che, di fronte a questa circolare-monstre, non se la sono più sentita di accompagnare i ragazzi. Le cifre stanno a dimostrarlo e riguarda scuole di ogni ordine e grado.
Tanto pressappochismo e disinvoltura nell’emanare circolari come quella del MIUR, ha così contribuito a creare problemi aggiuntivi a un settore, quello del turismo scolastico, in crescita negli ultimi anni, ma che ha sempre convissuto con ostacoli di ogni sorta.
A questo punto non si capisce come si possa rapidamente rimediare a questa situazione (parlare di responsabilità è tempo perso) e soprattutto chi debba prendere l’iniziativa e tenere vivo il dibattito sulla materia. Serve davvero una “task force” dei portatori di interessi (culturali, beninteso, della Scuola stessa, economici, del comparto-turismo, e di ogni altra autorità possibile), per maturare decisioni razionali, evitando bizzarrie di ogni tipo.
Il vero pericolo sta nel fatto che ad interessarsene possano restare proprio quelli che non conoscono appieno la materia ( e non aver mai fatto un solo viaggio) o qualche burocrate ben posizionato nelle stanze ministeriali che pensa di dettare il Verbo. E’ quello, poi, che la stessa circolare pare suggerire. E confermare.
LUIGI NANNI