PDM - Imperdibile. Un commento politico senza precedenti. Penali.
FRASE CULT: “CI L’ERA SAPUTU PRIMA!” –
COME DISFARSI DEL VENTESIMO CHE TI CHIEDE IL VOTO.
UNA STANCA CAMPAGNA ELETTORALE FATTA DI SOLI MAXI MANIFESTI
Come possiamo definire questa campagna elettorale? Tutto, fuorché appassionante. E che comincia a mostrare la corda. Iniziata con troppo anticipo, si piega su stessa con i protagonisti che vorranno ricevere i voti come un atto di fede. Anche perché, la quasi totalità dei candidati sindaci e consiglieri comunali “in pectore”, si sono guardati bene dal pronunciarsi. Sullo sviluppo della città, sulla rete sanitaria, sulla discarica di Castellino. Non saprebbero cosa dire. Quelle volte che hanno tentato di farlo, la loro lingua parlava in falsetto (si ricorda per l’ennesima volta che la discarica di Castellino aspetta di essere messa in sicurezza e bonificata. Cosa si aspetta - farlo prima del voto! - a inchiodare la Regione alle sue responsabilità e ottenere da Emiliano i cinque milioni necessari?)
La sensazione forte è che il meccanismo non funzioni più e che mai funzionerà. Di riforme si parla ogni giorno, in ambito nazionale e regionale, ma sono certo che quel giorno comunque arriverà quando non sarà necessario tappezzare tutto Nardò di manifesti e cinquecento e più candidati girare come trottole a cercare “lu rispicu” di voti. Con ciascuno di noi che ha dovuto fare il vaccino anti-persuasione. A chi per la ventesima volta ci ha chiesto il voto viene risposto prontamente con un paio di locuzioni: “se l’avessi saputo prima” “uno, due voti, comunque, cercherò di trovarteli”. Con tante grazie da parte dell’interlocutore che ci sprona a fare il possibile. E di questo passo si alimenta l’illusione di riuscire a far breccia nell’elettorato.
A voler vedere per forza positivo nelle centinaia di candidature di giovani (ma, accidenti, si è candidato anche qualche vegliardo di terzo pelo che deve accompagnare a scuola non i nipoti, ma i pronipoti!), potrebbe essere soltanto il bisogno di dare qualcosa di sé alla città; insomma un ruolo di servizio, un contributo disinteressato che miri alla crescita della sua comunità. Su questo piano va il mio e altrui incoraggiamento.
Sarà così oppure spariranno una volta che saranno aperte le urne, dopo aver verificato che non ce l’hanno fatta ( e avrebbero dovuto capirlo per tempo), perché si sono affannati a cercare i voti uno a uno, quando altri li avevano “a rancate”. E che non hanno nemmeno bisogno di manifesti o spot. Voti avuti in dote. Qualcuno avrebbe dovuto avvisarli.
Ma in questo ballo frenetico delle (candidature) debuttanti, tutto viene vissuto come gioco (il male minore) e qualche stravaganza (non perdonabile). Nuovi posizionamenti (da uno schieramento all’altro), nuovi smottamenti (liste che perdono peso), abbandoni , adescamenti (inviti a chi sta dall’altra parte) potranno far parte del gioco politico, ma non promettono nulla di buono. Bisognerebbe dire prima cosa si vorrà fare, presentare la squadra di governo, indicare le linee-guida di una visione della città. Non succede niente di tutto questo. Succede, invece, che talune formazioni vogliano spartirsi il potere, già individuando le figure al proprio interno. “Tanto a me e tanto a te. Poi accontentiamo questo e quest’altro che ci ha dato una mano”. E tutto ciò succede quando non sanno nemmeno se verranno votati, se vanno al ballottaggio e se mai vinceranno.
A tal proposito incuriosisce il posizionamento/l’azione dei vari candidati-sindaco. Forse vale la pena ricordare che soltanto uno dei cinque sarà eletto sindaco. Tutti operano sotto traccia e non si vede una scintilla e nemmeno un pizzicotto. Sembra quasi che sia stato emanato una sorta di editto moderno:
“è fatto divieto per ciascun candidato-sindaco di fare in pubblico il nome di altro candidato sindaco; nessun giudizio potrà essere dato pena una forte sanzione; si invita a non uscire di casa perché incontrandoli si potrebbe essere tentati di salutarli”. Insomma, candidati-sindaco carbonari. Sarà il politically correct, ma qui siamo alla sconfessione di ogni regola pubblicitaria sin qui adottata. Almeno dalle elezioni del 1948! E che (per un solo istante) sa di manfrina. Probabilmente sarò io a non averla capita. Qualche problema però nascerebbe se fosse l’elettorato ad avere avuto la stessa sensazione.
Luigi Nanni