TENIAMOCI BEN AGGRAPPATI AGLI SCOGLI, CONSIDERATO CHE LA SPIAGGIA CI VIENE SEMPRE PIU’ NEGATA
Dopo la vasta eco sulla cattiva ristorazione, ecco il pezzo del nostro Orco settimanale sulle strutture (mare e dintorni).
Situazione seria, un po' dappertutto.
E poi hanno fatto la loro apparizione gli “impizzatori” di ombrelloni sulle spiagge libere. Un deprecabile abuso che ha cominciato a prendere piede e che consiste nel piazzare nottetempo o all’alba ombrelloni, sdraio, sedie e secchielli per assicurarsi il loro “posto al sole” la mattina successiva. Insomma, furbi che giocano d’anticipo. Ma si tratta di occupazione illegale di demanio o soltanto furbizia a danno di quanti intendono farsi semplicemente un bagno.
A scoraggiarli non sono bastati i sequestri delle loro attrezzature da parte dell’ufficio marittimo, vigili urbani, carabinieri, finanzieri. Un compito inedito e non meno faticoso. E spreco di energie. Ovviamente, le attrezzature non sono state mai reclamate, temendo una denuncia. Ciò è successo nelle marine di Porto Cesareo, Nardò, Otranto. Ma, diciamo la verità, per un isolato sequestro, molte altre volte l’hanno fatta franca.
La volta, poi, che i villeggianti non hanno trovato posto sulle spiagge libere, possono aver optato per un lido organizzato. Qui le cose non sono andate certamente meglio, in ragione di costi quasi mai giustificabili, non in linea con altre località ugualmente rinomate. Una giornata di una famiglia al mare dalle nostre parti che può costare anche un paio di giornate di lavoro del capofamiglia. Un conteggio alla buona. Qui ci sarebbe da dire anche dell’altro. Ve li raccomando questi proprietari di lidi! Fatte le dovute eccezioni, non simpaticissimi. E nella gestione, inclini a furbizia. Gallipoli docet, con evidenti irregolarità misteriosamente non sanzionate dall’Autorità preposta (nonostante i protocolli firmati, sforamento di orari e decibel). Ancora: singolare ordinanza sindacale (sempre a Gallipoli), con la quale si autorizzavano gli stabilimenti balneari a diventare dei veri e propri luoghi di intrattenimento danzante notturno sino alle 2.30! E con i commercianti a rivolgersi al Tar, spesso ritenuto “taumaturgico”.
Già “proprietari” della sabbia, i balneari pensano anche che il mare gli appartenga e che non sia di tutti. Ancora, che possano disporre in eterno. Su questo non hanno tutti i torti. Baciati in fronte da disposizioni e regolamenti, orientati dalla loro parte. Parliamo di concessioni. Sempre nelle stesse mai, da Bibione a Ugento. In barba alla direttiva europea 2006, meglio conosciuta come Bolkestein (che intendeva azzerare le concessioni e rimetterle sul mercato), la direttiva è stata sempre ignorata dai vari governi italiani che hanno proceduto con proroghe automatiche. Per tale evidente omissione d’atti, l’Italia è stata più volte sanzionata.
Voglio ricordare la sollevazione popolare da parte dei proprietari di lidi ai quali qualche tempo fa venne prospettato l’aumento della concessione del 300%. “Un’enormità” – si disse. E la minaccia delle solite barricate. Fingevano. Dovendo sapere che, se si pagavano due lire o giù di lì, quell’aumento prospettato restava pur sempre risibile. Insomma, molta confusione in giro, nella quale nuotano come pesci i profittatori, tanto forti e sicuri (non li ferma nemmeno la legge) da ignorare le regole esistenti.
A tal proposito non vado fuori tema se racconto quello che di recente (sempre in agosto) è successo a Lecce con i 4 (quattro) bar che sorgono su Piazza Sant’Oronzo. Da manuale del diritto (negato). Da una verifica (la chiameremo di routine) venne accertato che tutti e quattro gli esercizi avevano violato ostentatamente le disposizioni in fatto di occupazione di suolo pubblico. Insomma, si erano “allargati”. Capita anche per ristoranti e locali all’aperto. A Lecce come altrove (è obbligatorio esporre la planimetria, ma nessuno lo fa).
Basta guardarsi in giro. Si sa cosa succede in questi casi. Denuncia e ordine perentorio di “ripristinare i luoghi” (i manufatti). Cosa è successo? Niente o quasi. Tre dei quattro bar “se ne sono fottuti” (scusate) del provvedimento e non hanno mosso un dito (meglio, si sono rifiutati di farlo!), sapendo di non rischiare nulla, continuando a fare gli affari loro e a servire gelati e caffè.
Avranno pensato: cosa vogliono con questi controlli? Con tutti quei turisti! E’ seguito, poi, un “litigio”, tra diverse Autorità (che non sono comunque intervenute), a chi spettava rimuovere le strutture abusive. Questo fatto per ricordare un po’ a tutti che senza regole si potrà arrivare alla barbarie in cui varrà la legge del più forte (per dire pane al pane e vino al vino).
Si parlava di mare, spiagge e bagni e si può continuare con qualcosa di “succedaneo”. Se si va al mare, spesso lo si fa con auto. Altro dramma. A non saper gestire e poi programmare. Con un occhio a possibilità d’impiego e di lavoro. Per restare in… zona, prosegue il disordine a Portoselvaggio anche se qualcosa si è cominciato a fare. Però, sistema dei parcheggi che non convince. Da creare, con iniziativa pubblica, individuando per tempo qualche area multifunzione. Si tutelerebbe il Parco, le casse comunali si irrobustirebbero e verrebbero creati anche alcune decine di posti di lavoro, sia pure stagionali. Ma se s’intende farlo, si dovrà cominciare a ragionarvi. Già dalla prossima settimana.
LUIGI NANNI