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LASCIATECI CAMPARE! - La popolazione sfinita dalla "guerra" sul referendum

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SE E’ UNA COSA SERIA NON ME NE SONO ACCORTO
A NARDO’ COME ALTROVE, UN REFERENDUM CHE SPACCA IL PAESE

Nei negozi già fanno la loro apparizione le luci di Natale. Precedono il “Giorno del Giudizio Universale”, il 4 dicembre prossimo, costituito dal referendum su quella che viene pomposamente detta “Riforma Costituzionale”. Tutto ciò ha reso evidente la spasmodica attesa del verdetto. Per fare cosa? Non è chiaro.

E ci si illude di poter essere per un giorno protagonisti della vita politica italiana. Ce lo hanno fatto credere, ma non sarà così. Mi sono affannato nell’andare in giro e chiedere opinioni sul referendum. Sconfortante l’approssimazione e la scarsa conoscenza della materia, persino la malavoglia ad affrontare l’argomento.

Vogliamo stringere all’osso tutta la questione? Il protagonista assoluto è stato e continua ad essere Renzi. Dunque, come votare (ed è inutile prendere e prenderci in giro)?
Ti piace Renzi? E allora vota SI’. Non ti piace Renzi? E allora vota NO.
Non c’è altro da dire e buonanotte al secchio. L’aver poi Renzi personalizzato il referendum (“ O con me o contro di me”) salvo pentirsi, amaramente pentirsi, ha giustamente ristretto il campo dell’argomentazione. E non voglio (non vogliamo) più assistere a nessun altro dibattito. Ce ne sono stati cento, mille e persino imposto d’imperio uno spazio dedicato al referendum su giornali, Tv e web. Basta, non ce n’è più bisogno! Lasciateci campare. Abbiamo capito come dobbiamo votare. Alternativamente, abbiamo capito come non dobbiamo votare. Altra opzione: ci riserviamo se andare a votare e cosa votare.

Poi volgiamo lo sguardo e ci accorgiamo (beninteso, da qualche annuncio) che a Nardò si sono costituiti alcuni comitati, per il SI’ e per NO. Peccato che agiscano in …clandestinità. Persino le plance assegnate sono vuote e non si vede lo straccio di un volantino di antica memoria che ricordava a tutti come ci si doveva comportare. Sì, forse qualcosa è stata fatta (poca cosa, comunque, e forse non è il caso di “delegare”sempre le nostre idee alle sole figure istituzionali), a conferma della convinzione che sulla questione, al di là di pronunciamenti interessati e della grancassa, non c’è il “Fuoco di Sant’Antonio” che pure servirebbe in questi casi. Curiosa, poi, la posizione del Pd nostrano, ulteriormente spaccato sul Referendum (quanti pezzi formano il suo puzzle?), in cerca d’identità smarrita (le ultime elezioni amministrative gli hanno inferto il colpo di grazia). In ogni caso, guai ai vinti del 4 dicembre anche se abbiamo avuto conferma che il giorno dopo il sole sorgerà come da qualche miliardo d’anni a questa parte.

E allora ci toccherà sommessamente prendere le redini di antichi e nuovi ragionamenti che ci riguardano più di vicino. Bisognerà vedere se i nostri problemi saranno ancora sull’agenda di governo regionale (e forse anche nazionale). Poiché tutti dicono che bisognerà vedere il risultato delle urne. Con una raccomandazione: tenere bene in attenzione il “fattore-tempo” e togliere alibi all’azione di un qualsiasi tipo di governo. Avanti con l’elenco.

Bisogna stringere sulla questione della “condotta”, sulla quale credo manchi ancora una completa informazione. E stringere ancor più sul Piano Coste, strumento fondamentale per il nostro turismo. Poi ci sono le cose che vanno e vengono (buone sempre per riempire qualche pagina di giornale). In fila: la discarica di Castellino, il progetto di “quel” villaggio area Sarparea, passaggi a livello capestro (disse l’allora ministro dei Trasporti Claudio Signorile, una trentina d’anni fa: “ i passaggi a livello della provincia di Lecce hanno le ore contate”).

Per restare alle cose nostre, una forte azione dobbiamo intraprenderla sul trasporto locale. Se agire sul trasporto pubblico, completare tutto l’iter della già avviata Ztl, con un’azione decisa sul traffico cittadino. E’ tempo per politiche di mobilità più salutari. In una parola: meno traffico, meno smog, più qualità della vita. Avremmo voluto meglio affrontare questi temi, soltanto che – ci ammoniscono - incalza il Referendum, rimproverandoci persino che ce n’eravamo scordati.

P.S.

Per quanti il giorno dopo dovranno leccarsi (curarsi) le ferite, va bene anche l’ex ospedale San Giuseppe-Sambiasi.
Se opporranno una qualche resistenza (volendovi mandare, per cure più appropriate a Gallipoli o Copertino), spiegate per bene che siete reduci dalla sconfitta patita al Referendum e vedrete che vi riserveranno tutta la comprensione possibile.

LUIGI NANNI