Extra

LUIGI NANNI - Ignorati "decenni" di allarmi su Castellino. Ed ora c'è da arrabbiarsi davvero

Stampa

EMILIANO IN “VISITA” ALLA DISCARICA MURGESI DI UGENTO
ALTRI 34 Km E GLI AVREMMO FATTO SCOPRIRE “CASTELLINO” 

Ci sono notizie che lasciano perplessi e preoccupati. Un istante dopo ci si arrabbia veramente. E a ragione.

Seguitemi nel racconto e vedrete. Anche voi sarete d’accordo.

La grancassa fatta con i fusti pericolosi di Ugento nella discarica Murgesi, dismessa nel 2009, ha smosso (giustamente) dalla sedia il Presidente della Regione Michele Emiliano, che martedì scorso si è recato a Ugento per un sopralluogo e parlare con le Autorità. Si tratta (si tratterebbe) di veleni tombati in quella discarica anni addietro. Una discarica che avrebbe dovuto ricevere solo rifiuti solidi urbani ma che, dalla testimonianza di un collaboratore di giustizia e dalle dichiarazioni dell’imprenditore Gianluigi Rosafio, là, in quella discarica e certo in qualcun’altra del Salento sono stati trasportati 600 fusti di una ditta di Torino. Certamente non si trattava di fogliame di vite Barolo, né per la discarica di Castellino di Nardò di scorze di anguria, se dobbiamo ricordare le lotte per chiudere il nostro infausto deposito e i dati incontrovertibili (foto, denunce, certificazioni mediche ) di chi nottetempo scaricava in quel sito. Non si è mai saputo cosa.

Ma non distraiamoci e proseguiamo con la “giornata di Emiliano a Ugento”. Che dice subito “di voler sentire i titolari della discarica, perché è bene ricordare – sempre parole di Emiliano – che qui non si tratta di una discarica abusiva, ma di un impianto automatizzato nel quale in passato, secondo le indicazioni di un collaboratore di giustizia, sarebbero stati commessi dei reati”. Con l’allarme derivante dal fatto che in quella discarica sarebbe stato rilevato nel percolato Pcb (pericolosi policlorofenoli) che normalmente non si troverebbero nelle discariche. Fin qui tutto bene o quasi, anche se lo capiamo sul piano formale e non certo su quello sostanziale, quando aggiunge che “la sua indagine avviene non dal punto di vista giudiziario, che non ci compete (sempre Emiliano), ma da un punto di vista ambientale e di bonifica dei suoli” (e qui ci viene subito in mente la nostra Castellino).

Anche stavolta dice bene e per conseguenza non si dovranno smontare le tende sino a quando su Murgesi non si dice la verità, tutta la verità. Anche se è lo stesso Emiliano ad auspicarlo quando parla del decreto di archiviazione per quella vicenda e della necessità di agire immediatamente. Anche e soprattutto in considerazione del fatto che la gran parte dell’acqua che viene utilizzata a Ugento proviene dai pozzi e laddove vi fosse una situazione critica (sempre Emiliano) dobbiamo accertarlo “con la velocità della luce”. Ineccepibile e impegnativo, anche se sconsigliamo di usare questa frase ridondante. Fatta salva la buona fede, è fuori luogo e da evitare, potendo rischiare anche la brutta figura (come per la “ricostruzione immediata” del terremoto dell’Aquila al tempo di Berlusconi e un’altra “velocità della luce” per i terremotati di Amatrice e Norcia al tempo di Renzi. Ricordiamo ancora che la discarica di Burgesi è stata chiusa nel 2009!).

Ma dalla visita di Emiliano sono emerse altre cose interessanti. Soprattutto per la porta aperta (leggi denaro) per quei Comuni (ma non gli è scappato di dire Nardò) che “ove presentassero situazioni critiche (nostra domanda: siamo d’accordo che Castellino è una situazione critica?) e non disponessero di una consistenza finanziaria tale da poter procedere agli esami necessari, potranno essere aiutati dall’ente regionale” in questo affiancato dall’assessore all’ambiente della Regione Puglia Domenico Santorsola che si dice “pronto” a collaborare con le istituzioni locali”.

Bene anche questo. Il tutto, dovrebbe produrre diverse conseguenze:

-          a) Della discarica di Burgesi a Ugento presto si saprà ogni cosa;

-          b) Finalmente Castellino avrà i suoi 5 (milioni) previsti e necessari per la bonifica della discarica. E’ compito della Regione; più volte sono stati richiesti, anche durante l’ultima campagna elettorale, ma s’è fatto orecchio da mercante, adducendo il fatto che situazioni come quelle di Castellino (cosa vera, detto da alti funzionari della Regione) erano diffuse in Puglia e pertanto bisognava pazientare e mettersi in fila.

-          c) Presumendo (chissà!) che Emiliano conosca il caso di Castellino, a questo punto basterà una lettera del sindaco Pippi Mellone per sbloccare la situazione. Basterà ricordargli le sue (di Emiliano) parole e la disponibilità piena del suo fido Santorsola. Al sindaco Mellone consigliamo di non farsi prendere in giro, come probabilmente è avvenuto con Risi e da questo momento l’Amministrazione di Nardò deve darsi da fare. La lettera parta subito (ma lasciategli i giorni di festa di fine anno) e si chieda quello che bisogna chiedere: la chiusura “definitiva” della discarica, bonifica e messa in sicurezza. Ma anche noi dobbiamo verificare, soprattutto noi.

Però, e questo fa pensare, in quella giornata ugentina, Emiliano non ha trovato il tempo di fare una puntata a Nardò, dove la discarica di Castellino nata per 7 (sette) comuni), è finita col diventare l’immondezzaio di 46 (quarantasei), mezzo Salento, con la cittadinanza neritina che ha avuto solo guai e svantaggi, a cominciare dalla bolletta-rifiuti esosissima. Emiliano dovrà sapere tutto questo. Forse se n’è dimenticato, forse no o forse non ritiene la cosa importante. O forse ne sa più di tutti noi. O forse, semplicemente, era stanco e non gli andava di fare altri 34 km. Tanti, infatti, ne occorrono nel tratto stradale Ugento - Nardò.