TUTTE BUGIE. MA QUALE VERDE DEGLI ULIVI! PARE… ARSA
(anagramma di Sarparea)
BAGARRE SULLO SCHIERAMENTO PRO E CONTRO IL RESORT
TUTTO BENE, PERO’ EVITIAMO DI CADERE NEL RIDICOLO
E’ certamente cosa utile che ciascun cittadino di Nardò e non solo, si faccia un’idea sulla questione-Sarparea. Vale a dire, la volontà di investitori stranieri a costruire un resort in quell’area e quella di chi intende contrastarlo. Ripetiamolo ancora una volta: si tratta di un’area di valore agronomico, di ulivi monumentali, tutelati per legge e in più zona carsica, anch’essa di pregio idro-geologico-minerale. Potrebbe tutto ciò bastare per scongiurare ogni intervento. Gli imprenditori dicono di avere le carte in mano, in regola, qualcuna certo nascosta e che, come abile giocatore di poker, tirerebbero fuori a tempo opportuno.
La minaccia nemmeno tanto velata di adire le vie legali, in caso di mancata realizzazione, per un risarcimento milionario. La Regione è stata avvisata. Chissà come andrebbe a finire! Tutto ciò ormai lo sappiamo e sarebbe forse inutile tornare sull’argomento. Soltanto che, qui a Nardò (specialisti in materia) si sta riproducendo l’effetto-referendum renziano del “mondo diviso” e anche stavolta non si tratta di una partita amichevole di calcio da giocare all’insegna del fairplay.
Si costituiscono le fazioni, si prende posizione, ci si schiera. A tal proposito, per la sua stravaganza e pittoricità, mi ha colpito la vicenda che ha riguardato la Società Operaia (a scanso di equivoci e lettura di possibile denigrazione, si tratta di una bella istituzione culturale, vanto per Nardò), che ha avuto una vasta ed esagerata eco sulle pagine di giornali e media. Di cosa si tratta? L’essersi schierata a favore della costruzione del resort, adducendo (forse per la proprietà transitiva-appellativa ) che “si tratta di una grande occasione per il lavoro, che Nardò non può stare ferma, ecc”.
Più che reale convincimento, è parso più un atto di fede. Vabbè tutto, sin qui ci può stare. Opinioni e convincimenti che possono tornare utili al confronto. E poi tornare tranquilli a casa per il pranzo o per la cena. Soltanto che nell’Associazione, a seguito dell’annuncio, subito è scoppiata la guerra, tra fautori (la maggioranza) e contrari alla realizzazione del resort (manco dovessero iniziare i lavori domattina!), e qualche dimissione (vicepresidente) e minacciato disimpegno. Insomma, secondo questi ultimi, si sarebbe trattato di incaute dichiarazioni.
Peccato per quella tranquilla associazione che opera sempre in silenzio (pensate, …ha ricordato di aver preso posizione soltanto tre volte negli ultimi cinque anni!). Insomma, un sodalizio che non merita inimicizie e litigi interni per una Sarparea qualsiasi. Qualcuno dice: che peso potrebbe avere la Società Operaia nella decisione che verrà presa? Con tutto il rispetto, nullo. Le parti in causa non la considerano,non sanno nemmeno cosa sia. E la gloriosa Società Operaia (che nel 2015 ha festeggiato i suoi primi 150 anni!), poteva anche disinteressarsi della cosa, dovendo ricordare lo sgarbo ricevuto in occasione di una sua presa d’atto di un paio d’anni fa, con la forte chiamata in causa per la mancanza di lavoro, per la difficoltà in cui versava tutto il settore dell’artigianato. Appello che fu semplicemente ignorato un po’ da tutti.
Colpì, però, il fatto che quell’Associazione stampasse un tignoso manifesto che venne fatto affiggere accanto alla porta d’ingresso e lì vi restò per lungo tempo. Cosa, dunque, potrebbe insegnare questo episodio? Che forse non ne vale la pena schierarsi, che sperare di coinvolgere le istituzioni è tempo perso, e perso soprattutto se, come nel caso-Sarparea, si prendono posizioni inappropriate.
Pertanto, inviterei gli amici soci della Società Operaia a fare … pace e al vicepresidente di rientrare in carica. C’è bisogno di loro. Si teme comunque il contagio. Non so a chi convenga che sulla questione si scateni un altro referendum per contare i pro e i contro. Quasi a volerci figurare armati di solo penna e taccuino in giro per Nardò (come si faceva per una volta, per la campagna elettorale) a raccogliere opinioni. Da parte mia, da cronista, mi sono messo all’opera. Per appurare che il macellaio di via Raho si è schierato per il No (al resort), mentre il barista di Viale della Libertà è assai favorevole. I due dipendenti vogliono però approfondire la materia.
Spostandomi poi in altra parte della città, ho scoperto che uno studio professionale, uomini e donne, non è ben schierato, ma dato che preferisco le risposte nette, mi sono diretto verso un’area residenziale, con case popolari così e così, senza verde e bisognose di cura, dove non sapevano di cosa parlassi e invece erano loro che mi invitavano a interessarmi e a scrivere dei loro problemi!
Non certo scoraggiato, ho proseguito per afferrare gli umori e selezionarli in base a risposte complesse. Probabilmente le maggiori soddisfazioni me l’avrebbe potute dare un negozio di prodotti per la casa, dalle parti di via Napoli, dove però non è andata bene. Colpa … mia. C’era tanta gente, forse ho preteso troppo da quelle persone (solo donne) indaffarate negli acquisti. Forse si sono sentite molestate, poiché alla domanda su Sarparea è scoppiato un putiferio. Sono volate parole grosse, qualche Sì e qualche NO, come mortaretti, ma soprattutto tanta confusione.
Pochi mi davano retta, non sapevano nemmeno chi fossi, una signora ha malignato persino, pensandomi lì come … portatore di interessi, il titolare del negozio mi voleva anche cacciare. Le cose si mettevano male. Non c’era tempo da perdere. Di fronte a tanta concitazione pensai bene di squagliarmela a gambe levate.
Luigi Nanni