EX,EX,EX/ CON LE SEDI SFRATTATE AGGIORNEREMO I RACCONTI
Braccio di ferro tra sodalizi e Amministrazione che rivuole indietro i suoi locali
Un’altra disputa infuoca Nardò e come sempre si accendono gli schieramenti. Talvolta, con poca eleganza in giro quando, indulgendo a mancanza di rispetto e sbeffeggiamento dei singoli componenti o soci che siano, delle tante associazioni che insistono nel centro storico, viene detto trattarsi di gente dedita a giocare a carte e spassarsela con vista la “Culonna ti la Chiazza”. Soperchierìa, da evitare.
La materia del contendere: l’attuale amministrazione rivuole indietro detti locali (Società Operaia, Circolo Cittadino, A.N.F.I,Emigranti ecc), di sua proprietà, con motivazioni, però, che portano a più di una lettura e, alla fine, potrebbero risultare anche contraddittorie. Intendiamoci, ancora tutto per sentito dire o al massimo detto alla stampa, in quanto le associazioni finora non hanno ricevuto formale invito a sloggiare.
E’ comunque cosa certa – ed è motivo legittimo – che l’attuale amministrazione voglia rientrare in possesso di locali che da decenni sono nella disponibilità di dette associazioni; dall’altra si evidenzia il dato di affitti risibili e, in ogni caso, non in linea con i “prezzi di mercato” (sempre, brutta espressione!). A dire il vero, notizia non nuova. E’ stato forse afflittivo amplificarla, scatenando l’ira di chi ti aspetta all’angolo e vede privilegi dappertutto. E allora, delle due l’una: o l’amministrazione avvia le procedure per rientrare velocemente in possesso dei manufatti (ma, a occhio e croce, qualche difficoltà potrebbe incontrarla) oppure si mette al tavolo con i rappresentanti di detti circoli e chiede – certo che può chiederlo, è un suo diritto – l’adeguamento del prezzo d’affitto. Idea, comunque, che questa amministrazione sembra scartare a priori, disposta invece a mettere a disposizione altri locali, in altra parte della città, mantenendo bonus e “privilegi” (dai, non sono tali!). Basta così? No, e spiego perché.
E’ sempre interessante sapere come la pensano a Nardò, in un senso e nell’altro (e comunque, qualche resistenza è stata già messa in atto). Vale a dire, di chi sposa una tesi e chi l’altra o, anche, nessuna delle due. Se ci pensate bene, di recente, sempre a passo di carica da un referendum all’altro (Renzi, Sarparea). Ma non tutto si può spaccare in due parti nette e proprio l’argomento di cui si dibatte si presta a sfumature. C’è chi invoca la storia della città e chi se ne disinteressa, chi cerca di ragionare e chi ha trovato l’argomento su cui sfogarsi. Chi è capace di ricordare gli ultimi settant’anni di Nardò e chi non l’ha mai saputi interpretare, chi possiede la pietra filosofale e chi vorrebbe ragionare. Ma è indubbio che qui si parla di associazioni (l’indicazione, è evidente, riguarda soprattutto la Società Operaia), che hanno diversi decenni di vita e storie da raccontare. Stratificati nel tessuto sociale, con voce in capitolo, per ricerca, in un qualsiasi Archivio di Stato.
Non si vuole qui enfatizzare, dicendo che sono un pezzo di storia della nostra città, un punto fermo di identità sociale, il sedimento di fatti posti in successione che ne hanno costituito il clima culturale, ma aprendo a caso un volumetto qualsiasi è più facile che s’incrocino le vicende che hanno riguardato la gloriosa Società Operaia di Nardò e non le ultime offerte della Vodafone. Per restare a soltanto questo sodalizio, con oggi presidente Giuseppe Guglielmetti, facciamo leggere, a cominciare dalle scuole di ogni ordine e grado, qualche riga dei 146 articoli dello Statuto della Società di Mutuo Soccorso “Giovanni Zuccaro” “tra operai in Nardò”, stipulato il 16 marzo 1920 dal notaio Francesco Giovanni Alemanno e registrato il 24 marzo 1920. (Si ricorderà che nel 2015 la Società Operaia di Nardò, fondata nel 1865, subito dopo l’Unità d’Italia, ha festeggiato i suoi 150 anni dalla fondazione). Art.40: “Prestarsi ad assistere il consocio ammalato, appena riceve lo incarico visitarlo spontaneamente tutte le volte che ne conosca la sventura”, oppure, tutti i soci indistintamente si debbono reciproco soccorso morale e materiale, nei casi specialmente di pericolo”.
Cosa significa tutto ciò? Intanto che non possiamo ritenerci “avante” a nessuno, che il tempo è galantuomo e che ci sono cose che bisogna maneggiare con cura e richiedono attenzione, dove la politica sembra non più bastare. Insomma, il menù dialettico richiederebbe qualcosa di più e anche di diverso.
La vicenda presenta analogie con quanto è successo a Lucugnano (frazione di Tricase), con la casa natale del poeta Girolamo Comi. Fatto di qualche anno addietro. In breve: la Provincia di Lecce, proprietaria dell’immobile, s’inventa un bando per una diversa destinazione d’uso (ristorazione a più stelle). Pensate che non ci sia opposti? Nient’affatto. Petizioni sono giunte anche dall’estero, a ricordare l’importanza di quel luogo e di così grande figura. Com’è andata? E’ andata che di Girolamo Comi ci si sia dimenticati (vale per quelli del “sentito dire” e per quelli che non sapevano nemmeno chi fosse) e che a breve, con l’avvenuta aggiudicazione, a cominciare dalla facciata della casa, si parlerà di alta cucina.
L’esempio fatto può non sembrare pertinente e invece lo è, quando bisogna dare significato al luogo fisico, che in questi casi rappresenta una ben precisa traiettoria, lo storico ancoraggio che non si dovrebbe mai barattare (più elegantemente, “scambiare”) con altra sede, pur comprensiva dei “privilegi” di cui si parlava.
Pertanto, un punto debole della richiesta di voler riconsegnati i locali sta proprio nel fatto di svalutare la fisicità del luogo, di procedere a una sollecita equiparazione che in questo caso mal si concilia. Insomma, questo o quello non è la stessa cosa. Poi, intendiamoci, tutto è possibile e che col tempo tutto può cambiare e, anzi, cambia anche in modo inesorabile. Questo, però, non vuol significare che bisogna accettare l’ineluttabile. O di essere per forza d’accordo. E allora, detta la nostra, siamo curiosi di sapere come andrà a finire. Preparandoci anche ad aggiornare i racconti. Passandovi vicino, semmai con qualche amico che è venuto a trovarci e volendo indicare le varie sedi chiamate in causa, per farci meglio capire, con noi al centro di Piazza Salandra reciteremo: lì un tempo l’ex Circolo Cittadino, là l’ex Società Operaia.
LUIGI NANNI