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GIROTONDO - Da Michele l'intenditore (di, finora, promesse) a tutto quello che è successo in pochi giorni

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MICHELE EMILIANO, “NERITINO ONORARIO”. A BREVE L’INVESTITURA
Sarebbe la logica conseguenza di una “domenica bestiale”

A mente fredda. Chissà quanto sono convenute al PD di Nardò le primarie che si sono svolte la scorsa settimana! A occhio e croce, si è trattato di débacle (Voilà! Oggi guardiamo alla Francia), per essere state persino annullate. E con conseguenze inimmaginabili, volendo pensare all’immediato futuro, per un partito che, quantomeno a Nardò, ha perso forma e sostanza e procede, sempre che lo faccia, a vele ammainate. Eppoi, detto in generale, una brutta figura “nazionale” queste primarie che cominciano a mostrare la corda e che (consiglio disinteressato) bisogna ripensare, senza farsi abbagliare dalla sovraesposizione renziana. In ogni caso, conferma dello stato di difficoltà in cui da sin troppo tempo versa il PD (a Lecce, poi, non ne parliamo; cambiano la serratura della sede per non far entrare i “nemici”, tra cui l’”indesiderato” Umberto Uccella, storica figura di partito).

Sulle primarie qualcosa è stata detta, qualche altra si potrà aggiungere e che riguarda il sorprendente appoggio dell’amministrazione Mellone (bisogna comunque riconoscere, tutto fatto “alla luce dl sole” e finanche dichiarato con grande anticipo). Se vogliamo, una parola definitiva la potrebbe dire proprio il presidente di Regione Michele Emiliano che, per aver avuto un così largo sostegno, anzi un plebiscito (per intenderci, sostenuto dalla sua parte e, “in linea di principio” dalla parte contraria), potrebbe spiegare cosa vorrà fare di tutto quell’appoggio, tale da meritare subito il titolo di “Cittadino Onorario di Nardò”. Sapete come succede e funziona: si dice di “persona che ha mostrato interesse verso quella città, si è continuamente adoperato e non ha mancato occasione per confermare la sua vicinanza”.
Le virgolette sono mie e anche la didascalia onorifica, detta all’ingrosso, che porta all’investitura e che tende a voler spiegare la condizione attuale. Che, sempre per questo ragionamento, potrà avere pratiche conseguenze: finalmente la disponibilità di quei famosi 5 (cinque) milioni per la discarica di Castellino, l’accelerazione sul progetto di fattibilità sulla gestione delle acque e la chiusura della vertenza che riguarda 15 lavoratori precari della Porsche (ex Pista Fiat), in stato di agitazione da diverse settimane. Insomma, il tutto all’interno dell’aspra contesa che riguarda l’attuale maggioranza (“asso pigliatutto”) e la debole opposizione per il momento destinata a spigolare (a raccogliere le poche spighe di grano sfuggite alla grande “trebbiatura”).

Ma non si fa in tempo a lasciar perdere quest’argomento, che incalzano nuove e più pressanti questioni. Sul fronte migratorio dei lavoratori stranieri in arrivo nelle nostre campagne, Nardò deve finalmente emanciparsi da un passato non proprio esaltante e che vede in dirittura d’arrivo il processo Sabr. Una faccenda di sfruttamento del lavoro e di caporalato. Come ben sappiamo, con la legge del novembre 2016 è stato messo un punto fermo in detta direzione. Multe salatissime e persino carcere (prima applicazione della legge in questi giorni in provincia di Cosenza) non risparmieranno quanti abuseranno (termine adatto) della debole condizione di lavoro dei lavoratori migranti. A chi converrà questa legge? A tutti, a cominciare dalle aziende sane che ben comportandosi operano con un mercato non artefatto e restituiscono dignità a tanti lavoratori. Una faccenda in cui tante saranno le figure impegnate: quanti lavorano nei campi, il Sindacato,  le Forze dell’Ordine, il mondo dell’Informazione, la Caritas, il Volontariato con  tante persone di buona volontà.

Pertanto, non facciamoci cogliere impreparati, come pure è successo negli ultimi tempi, in vista della prossima stagione agricola (soprattutto angurie e pomodori). Per chiarezza: non dobbiamo sfidare nessuno o mostrare tratti di cinismo, ma dalle prossime settimane si vedrà bene in che situazione ci siamo cacciati.

Poi, di tanto in tanto è bene volgere lo sguardo al di là o sopra le restanti mura urbiche. Stavolta con direzione San Foca, dove il famoso oncologo Giuseppe Serravezza prosegue lo sciopero della fame contro la realizzazione della Tap, sostenuto da un compatto gruppo di volontari che là vi hanno creato un presidio permanente.

Non vogliamo ripercorre l’annosa vicenda del gasdotto che pure presenta ancora molti lati oscuri e l’incaponimento del Governo che dichiara quel sito “il migliore possibile”. “A sentimento” mi sento di stare con Serravezza e non con Calenda (ministro delle Attività Produttive), con l’oncologo scienziato della nostra terra e non col ministro che non conosce il Salento e che (unitamente al sottosegretario Teresa Bellanova) parla per bocca del Governo e ritiene stratetica tale opera. Bisognerà vedere per chi. Considerato, però, che la società della TAP ha dichiarato “disponibilità” a incontrare la controparte, si potrebbe anche sperare in un soddisfacente accordo (vedi alla voce “spostamento”), che serva a placare lo stato di agitazione permanente.

Ma anche se si parla di Governo, di Ministri o Sottosegretari (e, ovviamente, aggiungiamo deputati, senatori e uomini di legge), non è detto che sempre ragionino in modo sensato.

Prendiamo la legge in discussione sulla “Legittima Difesa”. In un periodo così e così, la nostra autostima è cresciuta a dismisura e ne avevamo pure bisogno (dài, non siamo da buttare!), quando abbiamo letto e appreso della ridicola legge, stavolta sì da “Notte della Repubblica” . Un vero obbrobrio giuridico. Sinteticamente, secondo questa stupefacente legge in discussione (da cui già oggi tutti prendono le distanze), la persona che sta nella sua casa e che viene rapinata e violentata e qualche volta uccisa, sempre che riesca a farlo, si difenderà, ma solo quando è buio o notte (N.D.R. potrà anche sparare un colpo di pistola, in alto verso il lampadario, senza però colpirlo, ma a solo scopo intimidatorio e per questo  non rischierà l’incriminazione per eccesso di difesa). Quando, invece, c’è la luce naturale o un bel sole abbagliante non si dovrà fare niente.
Anzi no. Si aspetteranno ladri e rapinatori tranquillamente a casa mentre stiamo bevendo un caffè o leggiamo un libro. Vedendoli entrare ripasseremo con loro la legge in questione affinchè non ci siano malintesi. Dato, però, che bisogna anche essere collaborativi, indicheremo il tavolo dove preventivamente abbiamo lasciato per loro una banconota da cinquanta o cento euro, aggiungendo che non potevamo dare di più. Essendo giorno pieno e avendo un po’ di preoccupazione e altrettanta precauzione, i ladri presto l’arrafferanno, senza usare violenza e senza spargimento di sangue. Vedrete che a quel punto ci potrà anche scappare un bel “grazie e arrivederci!”

LUIGI NANNI