AMMINISTRATIVE. E’ CRISI NERA NELLA DEMOCRAZIA “DISABITATA”
I “vincitori” non esultino, gli “sconfitti” non si demoralizzino
I casi di Lecce, Taranto, Otranto
Cosa ci hanno detto le ultime elezioni amministrative? Che la crisi del Paese-Italia persiste e dense nubi si cumulano all’orizzonte. In presenza di quella che è stata chiamata una democrazia “disabitata”, dove una qualsiasi maggioranza esprime sostanzialmente una minoranza, con più della metà degli elettori ( a Trapani il 75%) che restano a casa o vanno al mare e un’infinità di formazioni ammantate di liste civiche col contorno di quello che resta dei partiti tradizionali a contendersi le spoglie di una rappresentanza che zoppica forte come non mai. Una volta, poi, registrati i risultati elettorali, chiunque avesse fatto un esercizio di serietà o verità che dir si voglia, avrebbe dovuto poi ammettere che così non si potrà andare avanti, che la corda si sta spezzando, con la crisi di sistema e di rappresentanza politica. Insomma, stanno saltando le stesse regole e la drammaticità del momento vorrebbe che almeno si cominciasse a ragionare. Perché, poi, allo stato di cose, salva la materializzazione di un miracolo in cui non ci crede più nessuno, tutto si rifletterà sul piano nazionale con la mancanza di una degna legge elettorale con cui prossimamente andare al voto.
Ed è così successo che il panorama politico si sia frastagliato in mille pezzi. Non ci vuole molta fantasia a capire che non è il caso che i vincitori esultino e che gli sconfitti si demoralizzino. Tutti alle prese con nuove problematiche e sperimentazioni. Abbiamo contato decine di casi meritevoli di riflessione. Chissà come andrà a Lecce dove il centrosinistra batte il centrodestra ma dove pure bisogna fare i conti con “l’anatra zoppa” (laconicamente: il meccanismo dell’elezione ha portato in Consiglio al primo turno un alto numero di consiglieri al centrodestra che, intuiamo, creeranno difficoltà serie al governo della città. Si spera nel premio di maggioranza e si confida in recenti sentenze del Tar che hanno depotenziato la stessa “anatra zoppa”). Chissà, ancora, cosa succederà a Taranto dove ha vinto per un soffio il candidato di centrosinistra (ovvio, poteva vincere quello di centrodestra). Davvero, là non basta un sindaco qualsiasi a far uscire Taranto dal dramma (vedi Ilva) e meglio sarebbe stato che tutti i contendenti si affidassero allo Spirito Santo.
Non so se ci compete, ma due parole vogliamo dirle sul Pd nazionale e locale, entrambi in grave crisi.
Non servono dibattiti a capire che il Pd (ricordiamolo, partito di Governo!) ha perso ancora una volta su tutta la linea. Stupefacente l’indolenza di questo partito, con un buon numero di pasdaran al suo interno e di un capo, Renzi, che fa finta di niente (referendum e sconfitta elettorale) e non crede nemmeno nella coalizione. Insomma, all’interno del Pd matura l’idea (per il momento sottovoce) che con Renzi si perde e che Renzi rappresenti la palla al piede della possibile coalizione di centrosinistra. A Nardò? Non si sa da dove cominciare, se dobbiamo farlo con i tanti che hanno abbandonato il partito. Ha un nuovo segretario (Salvatore Falconieri) e un gran lavoro da fare.
Ma anche il meccanismo elettorale dell’elezione del sindaco sta mostrando le sue crepe. Si dirà, non ce n’è uno migliore. Ma rileviamo, per le elezioni oltre i 15mila abitanti, che c’è chi perde col 49,5% al primo turno e chi, alternativamente, vince quello che ha raccolto il 24%. Tenendo sempre presente che più della metà degli aventi diritto è rimasta a casa. Stiamo parlando del ballottaggio che forse ha bisogno di essere riaggiustato, in una parola, ripensato (soprattutto nei casi in cui un candidato stacchi nettamente gli avversari. Può essere interessante l’elezione “alla siciliana”, dove Orlando ha vinto col 40% al primo turno). Al secondo turno (viene detto in generale) succede di tutto, anche che ci si vende la mamma e l’anima. Cosa succederà, poi, nel momento in cui gli astenuti saranno il doppio o il triplo del corpo elettorale? Insomma, l’allarme è stato lanciato (ma, intendiamoci, non è roba di queste ore) e forse c’è tempo per porvi rimedio.
Qualche curiosità. A Otranto s’è votato. Ha vinto un certo Cariddi (basta il cognome), fratello di un altro Cariddi che aveva già completato due mandati e, pertanto, per legge (peccato!) non poteva ripresentarsi. Per non farsi cogliere impreparati in questi giorni i Cariddi stanno ragionando cosa fare al termine di questo mandato. Il fratello del primo Cariddi (l’attuale sindaco) pensa di fare il secondo mandato (è certo di vincere), però è bene contemplare altre situazioni. Dopotutto non manca il tempo per pensarci. Potrebbe anche decidere di lasciare al termine del primo mandato (per “improcrastinabili impegni professionali”) e dare “spazio” al fratello dei due mandati, che potrà rientrare in pista (lo consente la legge), oppure pensare a una terza via, un ragazzo, parente stretto del primo e del secondo Cariddi che quest’anno ha frequentato la terza media. I due Cariddi (fratello e fratello) hanno convenuto che non è ancora il caso di coinvolgerlo nella lotta politica. Però in qualche circostanza (presentazione di un libro o riunione istituzionale) è bene che faccia capolino a salutare il parente stretto. Per farsi le ossa – hanno detto - per vedere l’aria che si respira. Insomma, per tenersi pronto.
Luigi Nanni