NARDO' - Tre assessori disarcionati in un sol colpo e politica “a tutto campo”.
Ha destato sorpresa (?) la decisione del sindaco Mellone di fare a meno di tre suoi assessori e di sostituirli con altrettanti.
“Più giovani” – s’è detto e, supponiamo, con qualità migliori che i nuovi debbano avere. S’è anche supposto che qualcuno (Plantera) si fosse montato la testa. Sta di fatto che la decisione del sindaco, detto per logica, corregge un errore di valutazione iniziale e non appena gli è stato possibile è corso a rimediare.
Per quanti hanno qualche dimestichezza con il gioco degli scacchi, la “mossa del cavallo” è davvero “spiazzante”; quella di Mellone altrettanto. In una parola, imprevedibile, tale da produrre scompaginamento all’interno e all’esterno del suo schieramento. E’ del tutto naturale che ora ci si affanni a trovare una spiegazione logica, il motivo vero per il quale Mellone abbia deciso di prendere una così forte decisione, anche perché, mettendoli in rassegna, non c’è un solo caso in provincia di Lecce che possa pareggiarla.
Insomma, per ricordare un suo slogan, quanto deciso può avere i tratti della “rivoluzione” annunciata: declinandola col fatto di non guardare in faccia nessuno, metterli (i suoi amministratori) tutti sulla graticola, sottoporli a valutazioni forzate. Insomma, nulla faceva prevedere il cambio di guardia (sostanzialmente mezza giunta mandata a casa) a distanza di soltanto un anno, e intravedere un disagio che certo si è manifestato al suo interno e non proprio nelle ultime settimane. Disagio che, a questo punto, deve essere stato ben dissimulato, coperto dal protagonismo di Mellone che come un bravo centrocampista (passiamo al calcio), ha inteso giocare la partita “a tutto campo”.
Questa è la cronaca e si potrebbe pure voltare pagina. Soltanto che, in qualità di cronisti ci viene chiesto di dare qualche delucidazione, persino far emergere qualche supposizione anche perché la lettura che viene data della vicenda (ovvio, soprattutto dalla/e opposizioni) talvolta difetta di analisi e si ferma sulla soglia del ragionamento. Seguitemi.
Mellone gode di una forte maggioranza che gli consente di portare avanti il suo progetto, peraltro iniziato già in campagna elettorale. Di quale progetto si tratti non ne siamo pienamente a conoscenza. En passant, ricordiamo anche che ha vinto le elezioni se pure per una manciata di voti. La sua “apertura” alle varie componenti politiche e sociali e qualche professione di fede (viene detto “né di destra, né di sinistra”) lo ha portato davvero a saltare alcuni passaggi elementari, persino logici, nei rapporti con la politica locale e regionale, si è abilmente inserito in ambiti complessi (a Lecce protagonista con Delli Noci, oggi vicesindaco nell’elezione di Salvemini; sempre a Lecce,poi, gran colpo, con le elezioni provinciali) E non basta. Il “movimentista” Mellone è stato anche accusato di aver stabilito un filo diretto col governatore Pd della Puglia Michele Emiliano che – questa è l’accusa – gli avrebbe dato una mano in campagna elettorale. Accusa reiterata (di qui la conferma) con l’appoggio ad Emiliano al momento delle primarie Pd (peraltro decisione ampiamente annunciata e poi messe in pratica con la bagarre nel seggio che portò al loro annullamento. Anche in questo caso possiamo parlare di “unicum”. Trovatemi, se ci riuscite, un caso che minimamente gli assomigli).
Per stare, poi, a tempi recenti, la “manifestazione di stima” verso Mellone da parte di Emiliano è stata confermata, come anche quella dell’immarcescibile Loredana Capone che, accusata dai “suoi” Pd, ha laconicamente detto che la Regione appoggia tutte le amministrazioni che vogliono collaborare. Risposta ineccepibile (si dice anche istituzionale), ma che non è stata accettata dai suoi, poiché ritenuta ipocrita e interessata. A questo punto bisogna introdurre un elemento che è fondamentale per chiarire la “querelle”.
Il “caso Nardò” ha acceso le polveri all’interno del Pd di Nardò e Lecce e anche stavolta il “reo” è Mellone, capace di far litigare gli altri. L’altro “reo” è considerato certamente Emiliano “che non spiega”, “che non dice”, creando in questo modo una confusione che non si vede come possa essere superata. Emiliano accusato di flirtare con la destra e forse più, di seguire interessi spuri e così via, di procedere per cooptazione, con la conseguenza che davvero il Pd si è spezzato in tronconi e in forte crisi di nervi (tra gli altri, lapidario il giudizio sulla vicenda del deputato Pd Fritz Massa e dello storico Pd Umberto Uccella). E, pertanto, si è determinato un esito davvero paradossale: che un sindaco, “qualsiasi” sia riuscito a stravolgere assetti politici e non limitati alla sola Nardò (non è un mistero che Mellone nel periodo delle elezioni abbia intercettato un buon numero di voti “di sinistra”). E’ più vero, invece, che la politica (speriamo transitoriamente), stia abdicando e cambiando pelle. Davvero, stavolta, il giudizio possiamo lasciarlo ai posteri. Anche perché, volendo simulare una virtuale competizione a Nardò nelle prossime settimane e parlare di possibili apparentamenti sarebbe il caso di mettersi le mani nei capelli.
E allora, che fare? E’ certo che Mellone continuerà a governare e probabilmente da lui ci si può aspettare qualche altro colpo di scena (peraltro annunciato). Il lavoro dell’opposizione dovrà essere quello di entrare nel merito e farsi valere. Si può dire che per farlo dovranno alzare di molto la soglia della contesa e rendere visibile il loro progetto. Non c’è altro da fare.
Anche perché, a meno di cedimento improvviso della giunta Mellone (non pare all’ordine del giorno), saranno soltanto i cittadini a pronunciarsi, ma soltanto tra qualche anno. Si tratta, pertanto, di portare avanti un duro lavoro ma, come si dice con una qualche enfasi, anche esaltante. Se ci riescono, far capire che il siluramento del noto ambientalista Graziano De Tuglie non ha una sua logica e che è in gran parte dovuto alla sua opposizione al progetto Sarparea (con la partita che non è certo chiusa). Alternativamente, che l’ingresso in Giunta di Mino Natalizio (lontano dalla componente politica di Mellone; ha però rivendicato il ruolo di tecnico e di aver sempre agito nell’interesse della città), può essere letto come trasformismo politico e favore fatto ad Emiliano. S’intende, tutte malevole supposizioni. Alla fine un vero braccio di ferro tra componenti contrapposte che, nelle intenzioni, potrebbe conseguire il miracolo di una volitiva emulazione: che tutti concorrono per dare ai cittadini la “felicità” che meritano.
LUIGI NANNI