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ARGOMENTO TOP - Il problema è gigantesco. E la nostra città può affrontarlo superando la contrapposizione su chi ha fatto di più (e di meno) nei confronti dei migranti

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MIGRANTI, CITTADINANZA, NARDO’ PUO’ DIRE LA SUA!
Problema ineludibile. Ma occorre saperlo affrontare

Sappiamo che l’argomento-immigrazione, con tutto quello che comporta, è di difficile soluzione, tuttavia non è un buon motivo per non cercare ugualmente di affrontarlo. Lo richiede l’urgenza di dover operare, persino la necessità di acquisire un’attitudine, di essere pronti per il dibattito. Alla fine. Anche di saper ragionare, senza essere colti da insensate paure o fobie.

Insomma, comunque la si pensi, siamo in presenza di un nuovo mondo o, se vogliamo, di un mondo diverso. Si può e si deve partire dal basso per cercare di risolvere problemi a questo punto non più rinviabili e molti da ricondurre alla singolarità di quel “Trattato di Dublino” che affannosamente e in ritardo la Comunità Europea cerca ora di correggere. Di cosa si tratta? In breve, del fatto che sinora a farsi carico dell’arrivo di profughi e rifugiati sono stati i Paesi di primo approdo. Sostanzialmente Italia e Grecia e in questi due Paesi presentarsi poi problemi davvero complicati.

Ove, pertanto, si riesca a correggere il tiro, si porrà per conseguenza il problema del ricollocamento di profughi e rifugiati tra i diversi Stati europei che – c’è anche questo - al momento non hanno una linea univoca, nel senso che alcuni si rifiutano di farlo.

Ammettiamo che si tratta di un problema gigantesco con l’Italia oggi alle prese con lo Ius Soli (riconoscimento della cittadinanza per i nati sul suo territorio). Problema spinoso e controverso (e per il momento accantonato in vista delle elezioni della prossima primavera) tanto da aver registrato nel giro di pochi mesi quasi un crollo dei favorevoli a detto riconoscimento (all’incirca dall’80 al 52%). Questo in grandi linee ma dato che per risolvere i problemi bisogna pur sapere da dove cominciare, Nardò può dire la sua in detta questione. La sua politica, la sua socialità, l’esperienza maturata sul campo. Insomma, l’assunzione di una tematica alta, senza aspettare l’emergenza, senza che il Prefetto ci imponga qualcosa, senza che si alzino le barricate come pure s’è visto da qualche parte con l’arrivo e la destinazione di migranti. Certo, ma è bene saperla contemplare.

Ovviamente non si tratta soltanto di questo. Credo, però, che Nardò abbia gli strumenti per affrontare la materia meglio di tanti altri, come per l’esperienza pluridecennale dei lavoratori stagionali, la maggior parte provenienti da Paesi africani, e la stessa realtà di un buon numero di migranti variamente sistemati in alloggi di fortuna.
E’ vero che proveniamo da situazioni non proprio edificanti (su tutto il processo Sabr e relative condanne), da condizioni di vita al limite della sopportabilità, ma si può ben dire che mai Nardò ha manifestato ostilità o intolleranza verso tali presenze e anzi non sono state poche le manifestazioni di vicinanza e solidarietà. E’ chiaro che bisogna fare di più.

Di una cosa bisogna essere certi: quella di non potercela fare da soli (a proposito, bisognerebbe superare la contrapposizione frontale su chi meglio a Nardò ha trattato i migranti) e cercare collaborazione e aiuto in altre comunità che, unitamente alla politica, potranno mettere in campo progetti e programmi inclusivi.

La possibilità, pertanto, che Nardò funga da capofila di un lavoro capillare di studio e opportunità che possa coinvolgere realtà vicine. Al di là dei mille aspetti del problema, bisogna coprire la distanza che esiste tra noi e il migrante, dal momento che non possiamo far finta di niente, dovendo inserire nel dibattito argomenti forti che tendano al riconoscimento di una realtà e alla prospettiva del soddisfacimento di un bisogno. Di qui la necessità di essere pronti e preparati. Onestamente, non si vede altra strada all’orizzonte.

Anche perché non si parte certo da zero. Sulla materia, in provincia di Lecce sono state avviate esperienze davvero interessanti. Con i 60 ospiti a Novoli, 45 a Galatina e altri in decine di comuni leccesi. Si tratta di centri che hanno assicurato l’emergenza e che si pongono come prospettiva concreta per portare a soluzione il problema.

Per una fotografia della situazione esistente in provincia di Lecce oltre 2.500 migranti sono variamente distribuiti, 1.500 nei CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria, che in realtà non è proprio tale, spesso con la necessità di dover prorogare il mantenimento della struttura), e circa 1.000 negli SPRAR (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), dove viene condotta una vita dignitosa. Il progetto degli SPRAR, interamente finanziato dal Ministero dell’Interno, prevede un protocollo fatto di studio, di avviamento al lavoro, di attività culturali e ricreative. Il tutto con l’apporto decisivo di oltre 160 Operatori su tutto il territorio salentino, pienamente coinvolti nelle attività legate all’accoglienza e all’inserimento (cure mediche, mediazione linguistica).

Conosco bene la situazione di Novoli, da considerarsi esemplare sotto ogni punto di vista. Sessanta giovani, soprattutto africani, che da oltre un anno vivono nel piccolo centro. Hanno la loro bella sede, con biblioteca e strumenti didattici, dove incontrarsi dopo il lavoro o lo studio. Di tanto in tanto coinvolgono la comunità novolese con attività e iniziative da loro promosse.
Ma c’è una cosa che davvero colpisce ed è il fatto più importante del nostro ragionamento (la testimonianza di alcuni operatori): a Novoli non c’è mai stato un momento di “frizione” tra migranti e collettività, anzi quest’ultima li ha accolti sin dall’inizio tanto da farli sentire come membri della stessa comunità e loro hanno sempre ricambiato. Pensiamo che questo sia stato il miglior risultato raggiunto.

LUIGI NANNI