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DIRITTI A INTERMITTENZA - A geometria variabile e persino negati: quel "miracolo" che a Nardò non è avvenuto

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NARDO' - Ospedali, grandi temi, baratti di idee e valori. E' tempo di indignarsi.

Ospedale di Casarano, Ilva e Tap, baratto di idee e valori.

Forse è tempo di rispolverare il tempo degli indignados. Sono tanti e tali gli episodi nefandi sotto i nostri occhi da non sapere dove cominciare. Ma certo, su tutto, per le implicazioni che storicamente possono riguardare la sanità a Nardò, spicca il recente caso dell’ospedale di Casarano. In breve: a Casarano il piano di riordino ospedaliero ha previsto la chiusura del reparto nascita, reparto che, per inciso, ha sempre ben funzionato. Cosa poi succede? Un’opposizione al provvedimento di forte impatto e di lunga durata da non ammettere tentennamenti (presidio permanente e minacce di azioni clamorose) produce il “miracolo” che a Nardò non si è potuto avverare.
Subito il prefetto Claudio Palomba s’è dato da fare, con lo stop immediato al presidio e tavolo di concertazione al quale hanno partecipato il comitato “Pro Ferrari” (il nome dell’ospedale), il comune di Casarano e l’Asl di riferimento. Il tutto con l’impegno da parte della Regione che – è questo il risultato che si conseguirà –riprende le intese sul protocollo per un ospedale di primo livello tra Casarano e Gallipoli. Tutto ciò significa che si chiuderà il contenzioso istituzionale che riguardava il declassamento dell’ospedale. Intendiamoci, siamo contenti per i cittadini di Casarano che si sono fatti valere.

Insomma, stavolta la politica, la Regione, il Governo (rappresentato da Palomba), si sono spaventati e sono corsi ai ripari. Per Nardò, invece, a suo tempo, pesci in faccia e a nulla valsero mobilitazioni di migliaia di cittadini con in testa il vescovo Caliandro. Acqua passata.

Insomma, ognuno per sé e Dio per tutti! Ma ci deve pure essere un giudice a Berlino! Non è così, poiché in questi giorni si sommano notizie allarmanti. Nel rione Tamburi di Taranto dove sorge il siderurgico ILVA, i ragazzi non vanno a scuola per l’aria irrespirabile a causa di fumi e polveri sottili e ai grandi si raccomanda di stare sbarrati a casa. Poco manca che sfornino un ordinanza, come in tempo di guerra (ma non vi siamo lontani) che indichi le ore nelle quali si possa uscire e comprare qualcosa da mangiare.
Si viene poi a scoprire – lo dice Emiliano attaccando - che i parchi minerari non sono stati mai sanati e da parte degli acquirenti ILVA si chiede persino una proroga per l’adozione di questa fondamentale prescrizione. E ci si ammala, come puntualmente viene confermato dalle autorità sanitarie. Non si fa certo sciacallaggio riportando i dati epidemiologici di questi giorni che riguardano i tumori al seno, con un’incidenza in provincia di Lecce (la stessa cosa a Brindisi e Taranto) che non ha eguale in nessun’altra parte d’Italia. Purtroppo, ci sono da considerare anche altre patologie.

Gira e rigira, il tema profondo e che mette la Puglia felix con le spalle al muro è sempre quello ambientale. Una china pericolosa che è cominciata con l’industrializzazione selvaggia di Montecatini, Italsider e poi Ilva e tutto il buco nero dei rifiuti pericolosi in discarica e con le decine di inchieste che forse non porteranno a nulla. A intermittenza qualcuno se n’accorge e vorrebbe correre ai ripari. Il dramma è constatare che siamo in grave ritardo. Prendiamo ancora una volta il caso TAP, gasdotto di Melendugno. Qui è emersa una questione che non si sa come definirla. Il gasdotto si farà, questo è certo, considerato dal Governo opera strategica. Non si è voluto tenere conto dell’opposizione di tante comunità, della stessa Regione che non è riuscita a incidere sul progetto di spostamento del sito di San Foca.

In questo clima di umore nero, La TAP ha fatto uscire il coniglio dal cilindro dandogli il nome di “ristoro”, che la TAP concederebbe alle popolazioni “sinistrate” (il termine è nostro). Il baratto costituito dalla miseria di 15 milioni di euro per un’opera sulla quale si nutrono forti dubbi sulla sostenibilità e sulla salute dei cittadini. Si tratta di una partita avviata da una decina di sindaci “volenterosi” o “del dialogo”(cioè di quelli che hanno preso l’iniziativa e cercano l’accordo con la Tap) che si terrà il 7 e l’8 novembre quando a Palazzo Chigi si terrà la seconda convocazione del tavolo di confronto tra istituzioni, parti sociali e le società Tap e Snam per discutere del possibile piano di investimenti di “compensazione”.
Una notizia così e così e alla fine doversi rassegnare a subire lo strapotere della Tap che si prepara a concedere questa elemosina e a chiudere il caso. E non è detto che nemmeno questo vada in porto. Uno dei sindaci succitati del territorio interessato parla di pericolo nell’assegnazione dei fondi in modo generico in tutta la Puglia e non nel Salento, un altro continua ad esprimere preoccupazione per il turismo e la salute dei cittadini, Gabellone e Palomba parlano di andare preparati a Roma con idee condivise per non tornare con le pive nel sacco. Pochi giorni e vedremo com’è andata.

LUIGI NANNI