“CUSBUCCATI LU SANGU”. CHE NESSUN CITTADINO ARRIVI A DIRE TANTO
L’invettiva di un cittadino sentitosi tradito dalla “sua” amministrazione
Uno degli innumerevoli episodi nel complicato rapporto con la burocrazia citato nell’ultima opera di Giuseppe Mario Potenza
LETTERA al SINDAGO
“Comunico alla Vostra Illustrissima che con quell’espropio avede danneggiato il fondo con tante olive e fiche che io sono Propedario e reclamo perché non serve a niente quella cirocovallazione progettada fra di l’oro da quelli ingnoranti dell’ufficio che costa tanti migliardi, Voldire che voi Sindago con tutta la Giunta date soltanto Fastidi vi siete fottuto tutti i soldi dei cittadini e anche della provincia e non avede fatto niente e digono che veli siete divisi apparti uguali. Cusbuccati lu Sangu, Voi Assessori. Avete restrinto il Piano regoladorio e vi siete venduti le zone a pagamento nelle imprese come veri l’atri…”
Doveva essere davvero disperato quel cittadino nello scrivere quella lettera e non sappiamo come poi sia andata a finire. Dall’offesa in dialetto si capisce che è roba delle nostre parti, per la temporalità la collochiamo nel ventesimo o ventunesimo secolo. L’autore non viene indicato.
Non capita di frequente che un libro, un saggio (ma è il caso del lavoro di Giuseppe Mario Potenza “Indiscrezioni di Autonomia Locale – Cronaca Municipale, Ed.Pacini Giuridica”), sin dalla prima pagina, resisti così bene sulla scena e invogli alla trattazione, con un viaggio anche avventuroso nei meandri della pubblica amministrazione di cui, per professione, l’Autore si è imbevuto, sino a rappresentare l’indicibile, il grottesco. Resiste anche perché “facilitato” dall’humus culturale dei nostri giorni, l’attualità sbilenca della politica tout-court, considerando comunque che, alla fine, accanto alla visionarietà dell’Autore, al suo gusto non solo letterario, mai debba mancare la riflessione sull’esercizio del potere che –ovvietà – va a vantaggio di pochi e a discapito di molti. Il tutto disvelato con una sorta di teatralità continua nel rapporto cittadino-istituzione, quello di più frequente di prossimità che però delude il cittadino, anzi lo irretisce con una regolamentazione a volte oscura, altre volte ostentatamente ingarbugliata. E tanto per stare in argomento, già dal titolo un altro bel testo pubblicato di recente “Un diritto messo di traverso” dello scrittore Salvatore Cosentino ci può venire in soccorso.
Questo il percorso con protagonisti presi “a prestito”: Bartolo, Gaetano, Pompeo, alter ego del segretario comunale, cioè dell’Autore, l’artificio letterario che accompagna Giuseppe Mario Potenza nel ripercorre la sua lunga stagione professionale. Occasione, dunque, ghiotta la presentazione di una tale opera, giovedì 9 novembre, ospite del Seminario Diocesano, in una sala così affollata da non trovare posto a sedere e un “parterre de roi” di tutto rispetto.
Manifestazione ben articolata, di indubbio contenuto e attenzione ben desta, cosa di non poco conto quando si tratta di presentazione di libri. Nella serata condotta dal giornalista Guseppe Tarantino di spicco l’intervento del Presidente della Corte d’Appello di Lecce Roberto Tanisi che per un attimo ha smesso i panni della diplomazia dovuta al suo ruolo e con un intervento ricco di spunti e, diremmo, anche operativo, ha indicato quanto la macchina della burocrazia e della giustizia debba fare per aiutare il cittadino
Da parte sua Tonio Tondo, alternando temi etici e politici, si è soffermato su un raffinato concetto di “educazione” che deve stare alla base di ogni formazione, così come sono seguiti altri significativi interventi (Pantaleo Dell’Anna, Aldo Marra, Giuseppe Tafuro, Michele Onorato, Walter Falconieri) che hanno inteso dare il loro contributo al dibattito.
In precedenza, Mario Nanni, giornalista parlamentare, già capo della redazione politica dell’ANSA e prefatore del libro, ha evidenziato nel suo intervento come nell’opinione comune, nell’esperienza quotidiana, la parola burocrazia, nonostante riforme e qualche cambiamento, evoca di colpo una serie di immagini: la tortuosità delle procedure, la lungaggine delle pratiche, la scarsa trasparenza, ma soprattutto il lessico, il linguaggio che spesso pare una lingua irreale e surreale. Passano gli anni – ha aggiunto Mario Nanni – e il mondo degli uffici resta in gran parte ancorato a un suo vocabolario, a un suo linguaggio, che spesso si declina secondo veri stilemi, ma soprattutto secondo il registro dell’assurdo e del paradosso. E chi ci va di messo è spesso il cittadino. E proprio per questa ragione – ha rimarcato Nanni – lo scarto tra la legge che non è chiara e il cittadino chiamato a usarla, diventa per conseguenza una questione democratica.
Concetti altrimenti sviluppati dallo scrittore Vittorio Gàlatro, docente e membro dell’Istituto Europeo “Ombudsmann”, autore di altra prefazione del libro, che ha sottolineato l’originalità dell’opera dell’Autore nel nòvero di tante pubblicazioni e manuali su temi amministrativi e penali. All’apparenza – riflette Gàlatro – con fatti a prima vista paradossali, ma sempre realistici, di stile sciolto e di lettura piacevole. Una sequela di fatti che attengono al rapporto tra società e pubblici poteri con la vita municipale che a volte può apparire uno scenario teatrale con gli attori di parte politica e anche di parte burocratica e una galleria di personaggi caratteristici e spesso bizzarri.
Insomma, una bella e proficua serata. Ed è subito parso chiaro che, per tutta una serie di motivi affrontati, presto bisognerà tornare sull’argomento.
LUIGI NANNI