RAFFAELE CANTONE SUONA LA SVEGLIA
Un solo punta di vista ma basta e avanza: nessuno vuol parlare di criminalità!
In ultimo la Regione Puglia e la "bulimia" del Presidente Dopo l’ubriacatura e i fasti televisivi in cui sono incorsi commentatori politici, presentatori e giornalisti chiamati per contratto a dire la loro (sempre la stessa), compresa la non sorprendente elezione dei presidenti di Camera e Senato, ora è la volta della formazione del governo. La logica ci dice che, com’è successo, se il M5S appoggia Forza Italia al Senato (elezione Casellati, con la grillina Lezzi che dice di aver votato turandosi il naso) e Forza Italia appoggia alla Camera il M5S (elezione Fico) e per giunta c’è un bacio brezneviano tra Di Maio e Salvini (è vero, figurato, ma la sostanza c’è), tutto fa propendere per un governo sostanzialmente già fatto (luogo comune e volutamente ingenua la convinzione che l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento sia del tutto staccata dalla formazione del governo; questo può esser vero, ma sino a un certo punto).
Detto laconicamente, una volta fatto quel governo, per i tanti che aspettano fiduciosi i risultati, dobbiamo aspettarci che affrontino, tra le altre, almeno 4 (quattro) questioni sbandierate per dare seguito al loro programma e giustificare le loro fortune elettorali: flat tax, cancellazione della legge Fornero, istituzione del reddito di cittadinanza e rientro forzato verso i loro paesi d’origine di 600 mila (!) migranti presenti sul nostro territorio. Così hanno promesso in campagna elettorale! Stavolta non è lo scrivente a dirlo, ma si tratta di provvedimenti ritenuti tutti lontani dal poter essere adottati. Con equanimità potremmo però aggiungere che, ove fossero realizzati, non avremmo difficoltà alcuna a riconoscere i loro meriti e proprio per questo meritevoli di governare per i prossimi cent’anni a venire.
Si pensa che non un solo provvedimento sarà varato, per impossibilità pratica. Semmai, mistificheranno e cambieranno terminologia alle loro proposte, a dimostrazione del fatto che anche in un periodo storico durante il quale il cittadino è mediamente informato, mediamente acculturato e sempre mediamente sveglio, questi alla fine subisce lo slogan, il concetto ridotto all’essenziale, quale sintesi estrema, inteso come massima manifestazione del pensiero. Non vorremmo per lui (per noi) che, cessata la frenesia del periodo elettorale, la goliardia seminata in quantità, presto si debba accorgere che le cose non sono cambiate. Tutto come prima, anzi più di prima. Insomma, delusi e rassegnati.
Ma c’è una questione che tocca sottolineare: in campagna elettorale tutte le forze politiche si sono tenute lontane dall’affrontare il tema del crimine organizzato, delle mafie che devastano questo nostro disgraziato Paese. Niente di lontanamente paragonabile con quanto succede in qualsiasi altro paese europeo. E, pertanto, troppo impegnativo ma, crediamo, inopportuno parlarne in un momento in cui bisognava prendere i voti. Tanto da avere scandalizzato il prudente (da intendersi come notazione di merito) Raffaele Cantone, presidente dell’Authority Anticorruzione, meravigliato e anche più di non aver ricevuto un solo invito a dibattere durante l’ultima tornata elettorale e allarmato per la richiesta di abolizione dell’Anac. Insomma – dice Cantone - tutti si sono tenuti alla larga, poichè anche la criminalità vota, e tanto. E si tratta di una criminalità tentacolare, dal nome delle tante mafie (una delle più feroci, quella nostra, garganica) abbeveratesi alla fonte della corruzione politica che ha negli appalti truccati, nella concussione e nel voto di scambio la sua massima espressione.
Vedremo nelle prossime settimane se si è trattato di mera dimenticanza e quali azioni saranno avviate.
Ma ora, per ragioni di prossimità, concentriamoci sulla Regione Puglia e su quanto sta succedendo. Un’iradiddio, con la figura del presidente Emiliano, un moderno caudillo, che sta collezionando brutte figure. Ha portato il suo Pd in stato comatoso e le conseguenze si vedono tutte nella gestione di governo, nella sua giunta che registra abbandoni e una sostanziale paralisi per quanto riguarda questioni vitali (sanità, xilella, Ilva). Davvero qualcosa di inspiegabile per quanti (non pochi) hanno riposto fiducia nelle sue mani.
Uomo solo al comando e molto sospettoso della sua stessa squadra. In una parola, bulimico di potere. Dove s’è visto un presidente di Regione che a distanza di anni di governo (ma si annuncia un rimpasto), detiene nelle sue mani ben quattro deleghe e tutte di grande importanza? Si tratta di Sanità, Ambiente, Lavori Pubblici e Sviluppo Economico, quest’ultima a seguito delle dimissioni dell’assessore Mazzarano di Sinistra Italiana. Ma la decisione che ha fatto infuriare davvero tutti (per cortesia, potrebbe spiegarla?), è stata quella di nominare presidente dell’AQP Simeone di Cagno Abbrescia. Detto senza offesa, si tratta di un vecchio arnese della politica pugliese, in avanzato stato di pensionamento, per giunta sempre combattuto politicamente e a questo punto resuscitato senza capirne il perché. Davvero un nonsense che indebolisce Michele Emiliano, tenuto ora a fronteggiare una pericolosa mozione di sfiducia.
LUIGI NANNI