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Il patatrac di Gallipoli. E il neritino Maurizio Pasca che dice cose sensate

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CHE ERRORE! FALLITO IL “MODELLO-BALERA” DI GALLIPOLI
Un turismo da ripensare. Sperando di non pagare a caro prezzo i danni già fatti

Facile previsione e comunque, di quanto è successo, non vogliamo menare vanto. La formula-Gallipoli, vale a dire l’idea malsana di trasformare in una sorta di balera mare-cielo e terra una bellissima realtà, è sostanzialmente fallita. La chiusura del Parco Gondar e della discoteca Le Cave oltre al rischio che la stessa sorte capiti ad un lido celebratissimo, e tutto ciò in pienissima estate, fa subito formulare due considerazioni. La prima: come è stato possibile arrivare a tal punto senza che qualcuno ponesse almeno un argine a tanta devastazione; la seconda: nonostante il disastro, non si intravede nessuna mea culpa, nessuno pensa di assumersi qualche responsabilità. Come se nulla fosse successo, in fatto di violazione di regole. Punto e a capo.

Tiriamo noi, invece, i fili di tanta dissennatezza poiché, a scanso di retorica, quel patrimonio storico-artistico, nonché naturalistico-ambientale è di tutti e non soltanto (voglia Iddio), di un turismo disordinato e poco responsabile. Le avvisaglie non sono mai mancate, ma il problema è rimasto sempre nel cassetto. Diciamo la verità: la pressione cui sono sottoposte le varie amministrazioni che (fortunate loro) godono di tanto bendidio (il mare soprattutto)è enorme, sotto la forma di licenze e autorizzazioni varie. E diciamo un’altra triste verità: di fronte all’assalto alla diligenza (gli appetiti sul turismo) un sindaco e un’amministrazione può non bastare, soprattutto se ci si è mossi in ritardo, non più riuscendo a gestire la situazione. E’ quello che è successo. Nel caso specifico di Gallipoli vale per tutta l’industria del divertimento, col rischio di intaccare altri settori. Il contraccolpo potrebbe essere durissimo e le rassicurazioni o il conforto da parte del sindaco Minerva agli imprenditori (che altro potrebbe fare?) fanno parte del gioco politico.

Attenzione, però, Qualcuno può pensare che queste siano deduzioni “a naso” del cronista. Ovviamente non è così e la cosa assume ancora un più forte rilievo se si considera che qualche anno fa, giusto a Gallipoli, di fronte al fenomeno invasivo della movida, nacque un mega-comitato di centinaia di persone (residenti e turisti) mobilitate e impegnate per un turismo più responsabile. Comitato che fu subito irriso e ostacolato. Ma avevano visto giusto. In quelle persone c’era semplicemente un’idea di turismo (che, intendiamoci, può avere tante facce) sostenibile, come sempre c’è stato e non serviva certo un modello che pure ha avuto successo, ma a costi insopportabili.

Non c’è da godere del fatto che la movida gallipolina possa sgonfiarsi. Ci sarà modo e modo perché i giovani possano divertirsi come a loro piace, ma oltre a loro c’è qualcun altro che ama trascorrere le vacanze. A tal proposito, molto interessante la proposta del nostro concittadino Maurizio Pasca, presidente del Sindacato Italiano Locali da Ballo, che per salvare business e quiete propone una “cittadella della musica” in un’area adatta a tale scopo. Perplesso sul fatto delle chiusure, Pasca auspica invece che i problemi vengano governati e risolti. Detto così, è già come scalare una montagna.

E, comunque, se bisogna dare conto di un recente sondaggio, è davvero interessante leggere le risposte, per stare in argomento, al semplice quesito se si è favorevoli o meno ai provvedimenti di chiusura Ebbene, i favorevoli sfiorano il 70% e qualcosa vorrà dire. E’ evidente che la misura è colma e non si può scommettere ogni stagione come poi andrà a finire. Male, malissimo la scorsa stagione con alcuni lidi sanzionati tutti i giorni dell’estate.

A “pacchia salviniana” finita, sono arrivati sul tavolo dei giudici tutti i provvedimenti adottati dalle varie amministrazioni (Comune di Gallipoli, Guardia di Finanza, Soprintendenza, Capitaneria di Porto). E allora, apriti cielo! Tar e Consiglio di Stato chiamati in causa, tra ricorsi e carte bollate. Facile a dirlo, siamo in presenza di una situazione semplicemente malata e compromessa cui non sarà facile porre rimedio. E allora, bisogna darsi da fare e non lasciarsi andare a piagnistei, dovendo invece riconoscere che il turismo è di tutti, l’ambiente è di tutti, salvo le non poche eccezioni di chi anche in questi giorni (noi vittime di soprusi), ci impedisce la discesa a mare o occupare un pezzetto di spiaggia. Ancora una volta quest’anno alle prese con gli stessi argomenti! Nella morsa dell’eterno dibattito di quanti invocano regole chiare e altri ancora che quelle stesse regole vogliono affossare.

LUIGI NANNI