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UNA CASA PER TUTTI! Fuorché a coloro cui spettava veramente

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Uno scandalo di “livello nazionale”, ma assorbito e derubricato a mera pratica clientelare.

Il cronista mai fatica a trovare la notizia che merita la maggiore attenzione.  Non avrà mai difficoltà a pescare in notizie anche truculente, avendo purtroppo spesso  a che fare con un surplus. Semmai il suo compito consiste nel fatto di dover discernere. Ebbene, il “fatto” che non teme confronti in quanto a gravità o aberrazione (scegliete voi), credo possa ravvisarsi con quanto è successo di recente a Lecce con lo scandalo delle “Case Popolari”..

Già dire case popolari evoca una stagione, il dopoguerra, l’idea di operatività e ricostruzione di interi paesi, quando la vita era grama e la povertà toccava intere popolazioni. Fu quello il periodo durante il quale si cercò con alterne fortune di risolvere il problema primario, abitativo (banalmente, una casa in cui vivere) realizzando (dove si è riuscito) case popolari (è successo anche a Nardò e in non pochi centri della Provincia) da assegnare attraverso il criterio del bisogno, della numerosità della famiglia o in presenza di altre meritevoli circostanze (famiglia con figli minori, anziani  o portatori di handicap ecc.).

C’era un Ente, lo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari, oggi ridenominato ARCA) che ha fatto il suo buon lavoro unitamente ad altri enti istituzionali attraverso un’operatività che è storia economica e sociale. Forse nel tempo si sarebbe potuto fare di più, ma è indubbio che questo organismo ha accompagnato intere generazioni nella ricerca di un tetto.

Ebbene, tutto ciò a Lecce è stato affossato, violentata una storia, con uno scandalo che, è vero, ha avuto una certa eco, ma non tale quanto la gravità del reato avrebbe richiesto. Fatte le debite proporzioni (Lecce, città piccola rispetto a Roma o Milano), qualcuno ha pensato alla storica Tangentopoli, qualcun altro a Roma con la sua “ mafia capitale” (scritta in piccolo). Un bubbone scoperto a seguito di esposto (per la cronaca, il Pd di allora) che aveva scoperto come nella zona “167” “alcune” forze politiche, meglio alcuni personaggi avevano incamerato l’80 e anche 90 per cento dei consensi. Evidentemente – avranno ragionato – non poteva trattarsi di solo “voto di opinione”. Semplicemente, si trattava di voto di scambio, come recita l’inchiesta.

Il numero degli indagati, vicini alla cinquantina (consiglieri comunali, assessori, dirigenti di vario livello, persino un  parlamentari europeo, vigili urbani) danno l’idea malsana di una società corrotta dove la corruzione veniva elevata a sistema, con un corollario di comportamenti che secondo le varie imputazioni (voto di scambio, truffa, corruzione) rischiano dure sanzioni. Ovviamente, come si dice, sarà la Magistratura a fare il suo corso. Scoprendo, ad esempio, che le case venivano assegnate “brevi manu”, senza tenere conto delle graduatorie che pure c’erano. Ma non “scorrevano”, alimentando le proteste di quanti erano nel diritto di assegnazione.

Il “meccanismo mafioso” (avete un termine diverso?) era abbastanza oliato e tutti avevano un ruolo, dal lavoro sporco di “manovalanza” (il vigile che riportava infedelmente i dati), al consigliere che “preparava” la pratica, all’assessore che staccava il “tagliando” (cioè la casa), col piccolo particolare che tutti questi passaggi erano fraudolenti. La graduatoria degli aventi diritto era un inciampo al loro malaffare. In aggiunta, con gesti e omissioni da far accapponare la pelle, come nel caso di una casa confiscata a un gruppo malavitoso e subito “assegnata” a un componente dello stesso gruppo. Un premio “meritato”.

 Ma su tutto, troneggia lo squallore di un consigliere, oggi dimessosi, (omettiamo il nome per pura “pietas”, a rischio di “damnatio memoriae” che potrebbe riguardare anche i suoi sodali) che doveva essere uno dei più attivi nel disporre di case (ovvio, non sue), incappato in una intercettazione ambientale che bisognerebbe “cristallizzare” (termine forense) e divulgare in una qualsiasi aula di tribunale, scuola o  o istituzione dove c’è gente che vuole ascoltare e informarsi.

Il gustoso contenuto parla di una conversazione tra il tale consigliere e una donna con quest’ultima (si comprende, in attesa di ricevere una casa che non gli spettava, “non può vivere in due stanzette e lui lo sa bene”- riferisce in giro), che alterna lusinghe e rimproveri al suo “protettore”, ma ricordandogli anche tante piacevolezze, i “fasti” passati. Come mai – si chiede la donna – se n’è dimenticato?
Non lo riconosce più, è forse cambiato? – aggiunge – e questo è motivo di meraviglia. Al consigliere che forse vuole guadagnare tempo, perché ha tardato a onorare la promessa, o forse perché ha capito  che in questa circostanza non potrà accontentare quella donna (forse ancora perché ne ha accontentate altre e non riesce a farlo), la donna insiste per incontrarlo “da sola a solo” e non” in compagnia” (lei e il marito, la “famiglia”) come lui ha chiesto.” Mai” – aggiunge – si porterà dietro quello che è considerato un ingombro, cioè il marito. Che modi sono questi ? Argomenta.

E qui si può anche chiudere la vicenda a suo modo impregnata di sopruso e violenza, di atti contrari alla legge. Da non consegnare all’oblìo.

LUIGI NANNI