“NON BISOGNA SPENDERE PIU’ DI QUANTO SI GUADAGNA”
La lezione dal passato, il consiglio per il presente
A differenza di quanti reggono le sorti di questo governo, non ho le certezze che essi ostentano. Mi sono venuti in soccorso tre situazioni davvero illuminanti che danno un’idea del clima politico. L’essere stato di recente a Ostuni dove leggo sempre, su uno dei tre portali rinascimentali del bel palazzo Siccoda (1575), ricco mercante napoletano, questa bella scritta: “SUMTUS CENSUM NON SUPERET” (all’incirca, non bisogna spendere più di quanto si guadagna”, ovvero, “la spesa non sia superiore alla ricchezza che si possiede”. Mi pare, condivisibile. E’ evidente che né Salvini, né il sempre più infervorato Di Maio abbiano mai letto quella scritta e, se pure gli è capitato, non sono poi riusciti a farne tesoro e prendere atto di una elementare regola di economia: che non si può aggiungere debito a debito, per la semplice ragione che se non si è prima estinto il “vecchio” ( e, fuor di metafora, quello italiano è davvero incancrenito), non si può presumere, poi, (e alzando altissima la voce come in questi giorni il duo Di Maio-Salvini) di poterne fare un altro, chiedendo un prestito. Difficilmente sarebbe concesso. Torneremo sull’argomento.
Il secondo episodio che mi ha visto coinvolto, è quello di un amico che ha seguito tutto l’iter della manovra finanziaria e in particolare la voce della cosiddetta “pace fiscale”. Ha detto – non dormiva la notte. In passato, aveva cumulato un certo debito con il fisco ed era attento al dispositivo preannunciato che gli avrebbe drasticamente ridotto quanto dovuto. Dalle voci del provvedimento, pare sia stato accontentato. Ne aveva bisogno. C’è da aggiungere che questa persona mi ha di frequente “consultato”, lungo tutto il provvedimento, poi varato. Ne temeva la cancellazione, dopo che era stato promesso e roba di questo genere. La mia parte è stata sempre quella dell’”esperto”, di colui che capiva bene le cose e doveva per questo rassicurarlo.
Il terzo episodio riguarda il faticosissimo “reddito di cittadinanza”, misura controversa e immatura (concedendo le” attenuanti generiche”, bisognava prepararlo per bene visto le tante cervellotiche clausole inserite). Una persona mi ha chiesto informazioni su come fare (“per un parente” – ha detto – ma forse si trattava di lui stesso, sapendolo purtroppo senza lavoro). S’è capito che la riuscita di questo provvedimento inciderà molto sulle fortune elettorali del M5S.
Tornando, invece, sulla bocciatura della manovra da parte dei Commissari europei (e, s’è visto, di mezzo mondo politico e finanziario), mai così esplicita, è come se stavolta ci abbiano sfidato sul piano politico e dei numeri, dei soldi detto in poche parole. Quasi a voler dire, prendere o lasciare. Se si “prende” significa che bisogna rispettare le regole europee (l’Europa stessa), già siglate, visto che tutti gli altri Stati lo fanno, compresa quella Ungheria di Orban che tanto piace a Salvini). Se “non si prende” si è fuori con la conseguenza del “si salvi chi può!”. E la recente Brexit potrebbe voler significare qualcosa.
Il fatto, poi, di contrapporre e agitare il “popolo” (sempre da parte di Salvini e Di Maio) cui bisogna per forza dargli il “questo e quello” delle promesse elettorali – tutto ciò aggiungono i Commissari – è pienamente legittimo soltanto se e quando è possibile farlo. Cioè, se si hanno i soldi necessari e non pare questa la situazione del nostro Paese. En passant hanno voluto anche ricordare il caso-Grecia quando il governo di allora, agitando il “popolo”, diceva all’Europa di volersene infischiare di ogni provvedimento sanzionatorio. Si sa, poi, come andò. Il governo che aveva truccato i bilanci, che mandava in pensione a 40 anni d’età ed elargiva allegri aumenti a pensioni e stipendi, dopo la bancarotta, fu salvato dall’Europa, ma con anni di cura da cavallo.
Si tratta sempre di quella stessa Europa che Di Maio guarda come il fumo negli occhi e che Salvini oggi o domani vorrà cavalcare. Il governo greco, pertanto, si può considerare l’antesignano dell’attuale governo italiano che vuole dare “più soldi agli italiani!”.
Insomma, L’Europa bocciando la manovra, è come se ci invitasse a recitare il nostro stesso proverbio “ cu ‘lla robba ti l’addri, curescia larga!” (per i non neritini o salentini: “con la roba (soldi) degli altri, cintura larga”, cioè s’intende largheggiare). A voler dire chiaramente che si tratta di azione non in linea con la correttezza contabile. Qui ci vorrebbe davvero un “centro di gravità permanente” (Franco Battiato) che “ci faccia capire facilmente le cose”, meglio delle estenuanti trasmissioni televisive sull’argomento, dove vengono invitati i soliti tre-quattro giornalisti, sempre gli stessi ( manco fossero i Padreterno di turno), a dire e ripetere come stanno le cose ( e non sempre ci azzeccano, una volta tifosi, l’altra avversari di questo governo).
Alla fine, col risultato fornitoci dal “centro di gravità permanente”, di farci capire che forse viviamo al di sopra delle nostre stesse forze, che non siamo ricchi come pensiamo. Alternativamente, che siamo più poveri di quanto sempre non ce ne siamo mai resi conto.
LUIGI NANNI