Non si può e deve tacere! E tutto in un Paese abbondantemente anestesizzato. L'attacco alla Stampa ci mette accanto a Turchia, Egitto (domani, in Brasile) e in tutti quei Paesi dove i giornalisti vengono sbattuti in galera o semplicemente uccisi (Russia, Malta ecc.). E' vero, c'è stata reazione rispetto a quanto lo "sventurato" ha detto e promesso, ma bisova meglio allarmare, forse con uno sciopero da far durare. Per svegliare il (nostro) Paese.
Non so se avete mai giocato a fare un puzzle. Io no, ma ricordo di essermi una volta cimentato, su invito di mia figlia, senza esserne venuto a capo. Vale a dire, di non essere riuscito a comporlo. Quell’unica volta, un vero rompicapo. Questa “pazza idea” (da Patti Pravo) mi è venuta di nuovo in mente per quanto succede nel campo dei 5 Stelle e volerci ritentare (col puzzle). Iniziando con il concentrarci sullo spettro che si aggira per l’Italia e che rischia di buttare a mare quanto di buono ( se di questo si tratta) si è fatto. Stavolta, spettro in carne e ossa e che risponde al nome del viceministro Luigi Di Maio. Senza offesa alcuna, personaggio che merita uno studio psicologico, psico-somatico, da inserire perfino in un trattato. A lui e a noi tutti questa cosa potrebbe essere d’aiuto, per decifrare il momento politico.
Si tratta di un crescendo irresistibile, fatto di singolari prese di posizione, altre apodittiche senza conforto, altre ancora, come si dice, che non stanno né in cielo né in terra, falsità ideologiche. E, beninteso, se fossero innocue, niente male. Ma non lo sono e, in quanto dette da così importante carica istituzionale, servono soltanto ad arroventare il Paese. Anzi, per dirla chiaramente, c’è il sospetto che questa continua esposizione, ultimamente gli serva per fronteggiare la fronda interna di chi (non sono pochi) crede che con alcune sue dichiarazioni stia persino danneggiando il Movimento. Ma la cosa più incredibile da rilevare è quella che tutti questi atteggiamenti strepitosi, sono benevolmente ascoltati e accolti dal collega di governo Salvini (che, si vede bene, fa sfogare senza costrutto il suo alter ego esagitato, nel mentre intasca giornalmente la sua cedola in quanto a favore elettorale).
L’ultima vicenda in ordine di tempo, il gasdotto TAP, potrebbe però produrre scompaginamento nelle sue fila. Contrari – hanno sempre detto – ma dimostratisi poi semplicemente incapaci di gestire la situazione. Promesse non mantenute (dall’alto del 40% di voti presi in tutti i 24 collegi elettorali leccesi!) e brutte figure a catena, a cominciare dal Ministro per il Sud Barbara Lezzi che – lo diciamo generosamente – quando parla s’impappina, dice e non dice, creando confusione. A seguire, proprio Di Maio – il nostro attore principale –che ha parlato di penali “per più di 20 miliardi” nel caso la TAP non si fosse fatta. Poi, s’è visto, che tutto ciò non era vero. E’ vero, invece, che Salvini ne aveva sempre chiesto lo sblocco. Per finire, rispetto all’altra infrastruttura TAV, ora i 5 Stelle a Torino intendono “rifarsi”, votando in Consiglio lo stop di quell’opera. Prepariamoci, invece, a un’altra resa e al completamento della TAV che invece Salvini e tutta l’industria del Nord chiedono da tempo.
Ma ci accorgiamo di stare divagando e non rendere onore al Nostro per quanto sinora ha fatto, con la peculiarità assoluta che lo contraddistingue di volersi sempre creare ogni giorno un nemico per sapere chi egli realmente sia. Iniziò col botto, con la ridicola richiesta di empeachment del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al tempo del faticoso varo del governo, per poi virare sulla “feccia” della Comunità Europea che – al di lui sentore – “sarà spazzata via alle prossime elezioni europee”. Davvero convinto e poco elegante.
Continuò, poi, a cimentarsi con un altro: quello di voler cancellare l’Ordine dei Giornalisti, avendo appreso che poteva esserci qualcuno a scrivere cose che non gli sarebbero piaciute. Sotto questo profilo, sono stati insensati gli attacchi a Repubblica e Corriere della Sera. E non solo. Vuole abolire quelle provvidenze, sotto forma di sgravi fiscali, che sin qui hanno mantenuto viva una interlocuzione con la stampa libera. Che la minaccia fosse grave lo si evinto anche dal fatto che ripetutamente il Presidente della Repubblica Mattarella è dovuto intervenire per ribadire sostanzialmente e con diversi accenti che “il pluralismo e la libertà sono condizioni imprescindibili in un Paese libero come afferma la nostra Costituzione, e l’irrobustimento delle voci espressive di identità e realtà rappresenta un servizio reso alla intera comunità della Repubblica”. Da imparare a memoria. Anche per quanto detto, Di Maio e Salvini saranno costretti a mettersi l’anima in pace, considerando il giudizio contrario di parte dello stesso apparato dei 5 Stelle e Lega. Confortati dal fatto che non manca in quelle fila gente che sappia ragionare.
Ma non è certo finita. Ci si prepara al varo del “decreto sicurezza”. Un “monstrum” voluto da Salvini per accontentare la pancia di una richiesta semplicemente folle: quella, in estrema sintesi, di poter avere tutti un’arma in casa e potersi per questo difendere (sempre incredibilmente, nell’America delle armi, a proposito della strage nella sinagoga, Trump ha affermato che “sarebbe andata diversamente” se quelle persone fossero state armate). In questo decreto è previsto anche lo smantellamento del sistema Sprar che sin qui ha ben accolto i rifugiati e in generale un blocco dell’immigrazione, il tutto per somigliare al suo amico ungherese Orban. E qui, c’è da giurare (salvo una clamorosa sorpresa che lo imbelletterebbero ai nostri occhi), Di Maio farà l’ennesima brutta figura, per la semplice ragione che Salvini ha già parlato ( e ha agito) chiaro. In cambio delle concessioni sul decreto fiscale, l’uomo venuto dal Nord (un tempo, la Lega) viaggerà dritto come un treno e Di Maio non potrà fare nulla. Patti chiari per essere amici sempre.
Che succederà al momento del voto (anche per alcune contrarietà nei 5 Stelle)? Sarà accolto e buonanotte al secchio. Per Luigi Di Maio potrebbe però esserci una scappatoia. Prima del voto, sparire d’un colpo, avendogli organizzato un viaggio- premio (sua giustificazione: già programmato!) con i soldi del taglio dei nostri vitalizi, lontano dal frastuono politico che lo disturba e dal freddo in arrivo. Dove? A scelta tra Johannesburg in Sudafrica o Rio De Janeiro in Brasile (così conosce il neoeletto Bolsonaro). Bei posti, dove la temperatura in questo periodo supera abbondantemente i 30 gradi. Di sera basta indossare una camicia e andando in giro c’è tanto da divertirsi.
LUIGI NANNI