NARDO' - “Puttane” e “Sciacalli” rivolto ai giornalisti. E si evoca un inquietante passato.
Perché esultano i 5 Stelle? Per l’assoluzione (in primo grado) della Raggi? Ben contenti e noi con loro. Soltanto che questo non basta a offuscare il certificato fallimento della sindaca di Roma e a sancirlo è bastata la clamorosa manifestazione organizzata da soltanto otto donne per contestarla e chiederne le dimissioni. Sul fatto si è affrettato a incunearsi Salvini che, convinto di questo fallimento, nella circostanza ha voluto fare il diplomatico (rarità assoluta) e ricordare che il vero giudizio, al di là della sentenza, lo daranno i romani. Ragionevole. Succede, però, che i 5 Stelle non lo danno a sapere e fingano a tutto spiano, associando una normale vicenda giudiziaria all’apocalittico Dies Irae. Davvero esagerati. In ogni caso, i vituperati giudici hanno deciso di assolverla, dopo che il pubblico ministero aveva chiesto dieci mesi di condanna per falso ideologico. Va senz’altro bene così, e con questo volergli rammentare che in questa Italia (r)esiste la divisione dei poteri che forse qualcuno un giorno vorrebbe affossata. Ma non pare essere in questa condizione.
Sempre sulla questione è poi successo ai galvanizzati 5 Stelle di perdere letteralmente la testa (ancora Di Maio,il guatemalteco Di Battista e il sottosegretario Di Stefano), lanciando fendenti a destra e manca e sempre contro i giornalisti e la stampa tutta (“puttane” e “sciacalli”), rea di aver raccontato i fatti e di avere angustiato Virginia che – osserviamo - se non dai giudici, poteva essere “sanzionata” dai suoi stessi capi, al tempo di Raffaele Marra, suo braccio destro, poi condannato a 4 anni e mezzo di carcere, oppure al tempo di Salvatore Romeo, scelto come capo della segreteria e con stipendio triplicato. Ma non l’hanno fatto, lasciandola sola e indebolita.
E poiché di cinismo non siamo mai a bolletta, c’è chi è convinto del fatto che dall’alto dei 5 Stelle qualcuno tifasse invece per la sua condanna, anche si solo qualche mese, per mettere mano al loro astruso regolamento interno e farla dimettere e tanto bastare per “riverginarsi” di fronte al loro elettorato, ultimamente un po’attonito rispetto alla gara con Salvini e agli scarsi risultati conseguiti. E’ poi successo, con l’assoluzione, che la sindaca abbia dichiarato di” voler dare di più”. Espressione che non nasconde una certa comicità.
A questo punto non ci sono più alibi, tipo“quelli di prima” che hanno lasciato macerie o che “ci vorrà tempo per sanare le ferite” della città eterna. Soltanto che, all’approssimarsi del terzo anno di gestione, Roma soffre come non mai e si degrada a vista d’occhio. Cosa che non succede a Torino, con l’altra sindaca 5 Stelle Appendino, dove però si consumerà l’ennesimo dramma grillino in quanto a tenuta del “loro” programma di governo. Riguarda la TAV e la marcia dei 40 mila con cartelli a spalla a invocarne il completamento. Appendino e i 5 Stelle sono contrari, ma Salvini è favorevole. L’esito è scontato, nonostante la ministra Barbara Lezzi, intrufolatasi, sbraiti e diventi ecumenica (“con i risparmi della Tav ---si farebbero tanta altre cose”).
Pertanto, “la marcia su Roma” (compresa quella contro il decreto-sicurezza, con i manifestanti perquisiti e schedati!), la stessa marcia di Torino (ricorda quella dei “colletti bianchi” della Fiat degli anni ’80), sono il segno tangibile di un deficit di governo e della difficoltà nel dover giornalmente reimpostare il programma. Non c’è pregiudizio su quanto si dice, ma cosa pensare del fatto che proprio il decreto-sicurezza sfigurerà il nostro Paese da renderlo diverso da come è sempre stato? A tal proposito c’è una buona notizia che proviene da quella Europa che i 5 Stelle e Lega sopportano come il fumo negli occhi.
Si tratta della proposta in Commissione Bilancio, con emendamento Pd votato a larga maggioranza, teso a mitigare gli effetti nocivi del decreto soprattutto sul versante delle politiche di accoglienza dei migranti. In che senso? Poter fare arrivare direttamente i fondi a quei Comuni che si renderanno disponibili a progetti di accoglienza con gli Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che sin qui – ditelo a Salvini – hanno ben funzionato e finanziato un migliaio di progetti in Italia, coinvolgendo oltre 1.200 amministrazioni comunali nell’accoglienza di 35.880 migranti, con la stessa provincia di Lecce al centro di questa attività.
Più che aggirare il decreto-sicurezza, l’iniziativa si pone apertamente come azione di contrasto a politiche illiberali che rischiano di peggiorare la situazione sul versante immigrazione. In quanto, poi, alle minacce e insulti di Di Maio e del guatemalteco Di Battista alla stampa, si rassegnino e - come amano sempre dire con questa amena espressione –, stavolta loro “se ne facciano una ragione”, poiché non succederà nulla di quanto minacciato e nemmeno la promessa legge Didimaiana sugli “editori puri”.
Senza sapere di cosa si parla e alla ricerca vana un giorno di farsela con giornalisti compiacenti.
LUIGI NANNI