Letterina di Natale
(ai Sindaci di Nardò Pippi Mellone e Galatone Flavio Filoni… oltre a qualche milione di italiani)
E’ (quasi) inevitabile a fine anno sintonizzarsi sui sentimenti che ci pervadono, fare un resoconto (una sorta di…”manovra” personale), della nostra condizione, ma anche del nostro agire quotidiano, prendere in mano una bussola per orientarsi. Non è facile in tutti questi casi, talvolta limitandoci a vedere soltanto quello che sta a portata di occhio. Piccole e grandi cose, quelle che stanno in alto e quelle che stanno in basso.
Tanto per cominciare (siamo già intervenuti sulla questione), il clima sul fronte-migranti si è appesantito con le nuove disposizioni del Governo che ci pongono accanto a Paesi (è il caso di Ungheria, Austria, Repubblica Ceca), che hanno fatto della chiusura delle frontiere il loro manifesto politico e culturale. Anzi, col rifiuto della firma al Global Compact ( una sorta di linea-guida mondiale per affrontare il problema della migrazione), firmato invece da tutti i Paesi con cui normalmente interloquiamo, viene sancito un cambiamento epocale di rotta. Sul piano interno, invece, la cancellazione del permesso umanitario, il sostanziale depotenziamento dei Cas e degli Sprar (rispettivamente, centri di assistenza straordinaria e per richiedenti asilo e rifugiati ), sta già creando scompaginamento e …richiesta d’aiuto, in questi giorni dagli stessi Prefetti che non sanno a che santo votarsi. Vedete, si è arrivati al capolavoro (da parte di Salvini), di rappresentare come emergenza quella che in realtà non lo è, con la riduzione degli arrivi che ha raggiunto quasi il 90%! Ma a questo nuovo tribuno tutto al momento viene perdonato: il linguaggio violento, l’offesa gratuita, le evidenti menzogne.
Il risultato è quello di un Paese incattivito e ripiegato su sè stesso, bisognoso di rinnovarsi. Come è stato possibile tutto ciò?
E’ bastato alterare la realtà, modificarla con slogan, parole d’ordine, “chiamata alle armi”, attraverso “l’occupazione” di reti televisive e “social”. E’ quello che è contato. Contro questo potente anestetico, inoculato in gran parte della società italiana, bisognerà contrapporre ragione e sentimento e un’informazione-baluardo che ci verrà sempre in soccorso, anche se questo governo (ahi, Cinquestelle!) sembra disinteressato alla materia e anzi voglioso di accanirsi contro, col progetto di tagliare pesantemente i contributi all’editoria.
Idea malsana che è nata quasi per ripicca verso la stampa che in questi mesi ha criticato il governo. Cosa che – secondo loro – non si deve fare, e con l’idea comica di voler fare, loro, l’elenco dei giornalisti buoni e di quelli cattivi, della stampa amica e di quella nemica. E’ quello che ha già fatto il sempiterno amico di Salvini, sempre l’ungherese Orban, che getta in carcere i giornalisti “ostili” e foraggia la sua buona stampa. Ma, evidentemente, deve aver esagerato se in strada sono scesi in strada migliaia di manifestanti di tutti gli orientamenti politici a contestarlo furiosamente. Questa gente, per l’appunto, non s’informa e non ha memoria.
La guerra alla stampa è un’arma spuntata e sin qui nessuno (se non in una qualche dittatura) c’è riuscito. Per loro possono valere un paio di citazioni; dato il periodo, l’una religiosa: “Dio, perdona loro perché non sanno quello che fanno”, l’altra laica: “una risata vi seppellirà!
Avendo toccato quasi due “capisaldo” della loro azione di governo, diventa quasi stravagante dover scendere così tanto di latitudine e parlare, al loro confronto, di una piccola cosa, quasi minuscola, ma che ci sta procurando grande disagio. Mi riferisco alla difficoltà di raggiungere Galatone e da questa città raggiungere Nardò. Per quanti non percorrono questa tratto, evidentemente, il problema non si pone, ma chiedetelo a chi, sia pure per una sola volta è stato costretto a farlo. Qui siamo di fronte all’indecenza e alla sciatteria. E con nessuna volontà di alleviare i disagi dei loro cittadini. Per i pochissimi lettori che non ne sono a conoscenza, a Nardò e Galatone si aspetta questo famoso cavalcavia che tarda ad arrivare.
Mettiamola così: per il cavalcavia, “Fazza Ddìu!”, a voler dire che, se vorrà, ci penserà Lui a darcelo. Per il resto, vediamo se gli umani riusciranno a fare qualcosa! E’ così, poiché nel frattempo qualcosa si sarebbe dovuto fare e non s’è fatto (ma si farà pur sempre in tempo a rimediare!). Vale a dire, facilitare in qualche modo i due percorsi obbligati per mettere in comunicazione le due località.
L’una vede l’attraversamento della Zona industriale di Nardò, ma provate a farla di sera con l’illuminazione che non c’è e la mancanza di segnaletica! Si rischia di non raggiungere la strada di casa! Ma il capolavoro all’incontrario riguarda il collegamento che va da Nardò in direzione Castellino. Com’è possibile trattare così i cittadini!
Si tratta di appena uno sconnesso tratturo di alcuni km e con buche, senza illuminazione, senza segnaletica e a doppio senso che vede il transito di bici, motori, motozappe, ape, auto, camion, talvolta alle prese con situazioni anche di pericolo, per il passaggio della ferrovia.
Sarebbe bastata un po’ di attenzione e qualche intervento di normale manutenzione per non sentire poi, a posteriori, la predica sulla prevenzione e sulla sicurezza stradale, cose comunque sempre importanti.
Pertanto, questa letterina di Natale, sotto il piatto, è rivolta soprattutto a loro, ai sindaci di Nardò e Galatone, Pippi Mellone e Flavio Filoni, affinchè facciano sentire nelle sedi competenti (Provincia su tutto) il disagio che da tempo subiscono le due comunità, intervenendo dove c’è da intervenire e, comunque, facendo tutto quanto è nelle loro possibilità.
Infine, facendoci sapere quando si taglierà il nastro al cavalcavia in modo tale da esservi presente. Dopotutto, “quel” cavalcavia non è un regalo che viene fatto alle comunità, ma una dovuta infrastruttura (al netto della valutazione “costi-benefici” come dicono quelli del governo) attesa da quando a Nardò ( e Galatone), s’è vista in circolazione la prima auto. All’incirca, una settantina d’anni fa.
LUIGI NANNI