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Macchè gilet gialli. In Italia ci sono emergenze a catena

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IN PUGLIA SI RISCHIANO I COLORI DELL’ARCOBALENO!
Agricoltura in ginocchio, sanità sulla stessa linea. E la Regione che batte il passo

Il mondo alla rovescia. Ovvero, capirne soltanto un po’, dopo, però, che si è rovesciato. E parliamo ancora una volta dei Cinquestelle, letteralmente fagocitati dalla Lega.
La prova si è avuta nelle elezioni regionali dell’Abruzzo dove ha vinto il centrodestra che ha eletto un presidente “meloniano” (del partito della Meloni), il centrosinistra ha avuto un risultato dignitoso, ma loro, i Cinquestelle, hanno invece subito un clamoroso contraccolpo. Con la beffa di dover assistere al gioco delle parti di chi (il presidente Conte) dice che nulla cambia nella coalizione di governo e il sornione Salvini che afferma la stessa cosa. Chissà se sono sinceri!
Per una volta, il sin troppo bistrattato ministro Toninelli pare essere stato il solo a rendersi conto della drammaticità della situazione.

Un pizzico di ragionamento fa capire che potrebbe essere troppo tardi per rimediare. Non diciamo nemmeno che i Cinquestelle si fossero accorti di andare al carro di Salvini (cosa che mai ammetterebbero, nemmeno sotto tortura), ma questo conferma il disordinato agitarsi di questi ultimi tempi, la necessità di rincorrere, di limitare i danni. Che comunque sono stati ripetutamente fatti, a cominciare (ma qui c’è l’imbarazzo della scelta), dai tanti passi falsi e avventurosi nei quali è incappato soprattutto il viceministro Luigi Di Maio, in questo sostenuto e forse mal consigliato dal viaggiatore Alessandro Di Battista, mina vagante in tutti i sensi, e in questa fase di incerto aiuto allo stesso Movimento.

Sicchè, in questa foga di accorciare le distanze (termine anche sportivo), attaccando la Francia e il “franco coloniale” e, insieme alla Lega, la Banca d’Italia per voler fare il “repulisti” (ma Tria non è d’accordo e nulla vieta di pensare che non riusciranno a fare nemmeno questo), non si sono accorti di quanto succede nel Paese reale, in Regioni come la Sardegna e la Puglia alle prese con problemi di grande urgenza. Ha fatto impressione il tanto latte versato (non è un’espressione!) per strada da parte degli allevatori sardi, i “gilet bianchi” (nostro conio) alle prese con una crisi senza precedenti.
Come si fa a non accorgersi? E la Puglia che imbocca una china pericolosa? Tutto in ritardo:
a) smantellamento della rete sanitaria;
b) inquinamento crescente – chiedetelo ai tarantini -
c) fallimento sul fronte-xilella e mancanza di decreto per avviare un percorso che preveda indennizzi e nuova frontiera colturale;
d) agricoltura in ginocchio per le ripetute gelate (in non pochi casi perso l’intero prodotto!). A tal proposito l’assessore regionale Leo Di Gioia spinge il governo per un decreto che serva a riconoscerle e consentire un parziale ristoro di un settore al collasso.

Da settimane gli agricoltori pugliesi si sono comunque organizzati. Sono i “gilet arancione” che motivano una protesta (e richiesta) ben riconoscibile. Lo faranno ancor più il prossimo 14 febbraio quando in massa si recheranno a Roma a far valere le loro ragioni. E allora tutto questo ci fa dire che era meglio per i Cinquestelle seguire i vari nostri gilet e le nostre tante emergenze, ciascuna con un suo colore e non rincorrere quelli francesi presso i quali peraltro non hanno avuto udienza (salvo il duro Chalencon per il quale, semplicemente, “bisogna prepararsi alla guerra civile!”).

Resta l’attesa che dopo l’ubriacatura propagandistica e la politica ridotta a slogan logori, tutto rientri in una maggiore compostezza e ragione. Quando (detto a Salvini) non ci sarà bisogno di travestirsi con le varie felpe dei Corpi di Polizia (è vietato!) e nemmeno volontariamente infrangere il cosiddetto “silenzio elettorale” come gli è capitato nelle elezioni in Abruzzo. Per ben tre volte.

LUIGI NANNI