NON SERVE TENERCI ANCORA SOTTO TUTELA!
DCPM di Conte illogico e arzigogolato, col rischio di danni a catena
Perché prima ci lodano dicendoci “responsabili” e poi dubitano di noi?
Premessa: a) non vogliamo ingolfare la materia, bastano e avanzano giornali, web e televisione con relativi e defatiganti dibattiti; b) non vogliamo essere irrispettosi per quanti si prodigano anche a costo della vita in una materia che si presenta tuttora difficile da maneggiare; 3) non vogliamo essere irrispettosi dei 424 (quattrocentoventiquattro) esperti chiamati a ragionare sulla pandemia. Senza con questo voler fare facile ironia, quella che per essere così tanti è poi ragionevole pensare che diventi difficile mettersi d’accordo sulle misure da adottare. E qualche volta capitare anche che ci si confonda.
E, pertanto, non volendo allungare a dismisura i (pre)giudizi, è proprio dall’ultima conferenza stampa del premier Conte che emerge uno scenario indefinito cui siamo chiamati a orientarci (persino sulle misure sanitarie), sui provvedimenti nei diversi settori e,attenzione, con l’aggiunta di qualche sgarbo e sfregio alla stessa Costituzione. Quale il rischio? Quello di produrre un’inutile coda di provvedimenti restrittivi e perfino una pericolosa contrapposizione tra parti del Paese, acuendo disparità tra tutte quelle realtà sociali che in breve si stanno accorgendo dei danni causati dalla pandemia.
Prima osservazione. Non siamo in uno Stato etico (non per ora, almeno), né abbiamo bisogno di paternalismo a tutto spiano per dirci ripetutamente, cosa? Da una parte quello che sin qui (quasi due mesi) gli italiani hanno saputo fare bene, anzi benissimo, adottando le misure previste di distanziamento sociale, guanti e mascherine, al netto dei tanti scandali (per tutto questo siamo stati lodati, nell’ordine: dal Presidente della Repubblica, dal Premier, dall’esercito dei virologi. Chiamandoci ogni volta: popolo responsabile, italiani sorprendenti ecc.) e dall’altra manifestare diffidenza verso i futuri comportamenti. E, dunque, poiché – come dicono -, “bisognerà convivere col virus” ( tre, sei, 12 mesi, due, tre anni ecc.), perché non “dare fiducia” a quegli stessi italiani in fatto di comportamento e non sottoporli a arzigogolate prescrizioni? Con un no e un sì, come nella modalità dei giochi Tv (anche in questo periodo) delle risposte a raffica?
Non averlo fatto, sta producendo frutti avvelenati non soltanto nel novero delle attività produttive in stretto senso, ma anche nel mondo della cultura (cinema, teatro, musica ecc.) Questo tipo di comunicazione a rate serve per il momento a procurare confusione e disorientamento, per non dire rabbia. Ciò è dovuto a provvedimenti che (per la loro singolarità e bizzarria) per un momento ho pensato diffusi da qualche chat dove non manca mai lo spiritoso di turno o l’amico che ti vuole fare uno scherzo. E, invece, nero su bianco, era quello che aveva detto il Presidente del Consiglio. Davvero, che senso ha dire: questo si può fare e questo no, questo è permesso e quest’altro no, questo “lo consentiamo” e quest’altro no. Questa attività va bene e quell’altra no. App sì e App no (a proposito, questo non l’ha detto, nemmeno un cenno).
Davvero strano, misure ugualmente valide per Milano e Patù, per Torino e Torchiarolo, per Bergamo e Castrovillari. Irresistibile, poi, questa storia di congiunti, parenti, di chi incontrare, di rapporti solidi, di fidanzati, dell’amico che si incontra per strada (con quest’ultimo “ti potrai salutare e, volendo, proseguire la passeggiata, però a 1 metro di distanza”. Irresistibile). Ancora: funerali con 15! presenti. Se non fosse offensivo, le potremmo considerare le migliori gag della stagione.
Eppoi, arrivare a litigare con la Chiesa! Che in questo periodo, con tutte le sue associazioni e comunità sta dando un grande aiuto alle tante fasce deboli della popolazione (e con la dolorosa appendice di cento sacerdoti morti per il virus). Cecità anche dell’intelletto. Ha fatto il giro del mondo (da conservare per le generazioni future) il video che riprendeva il seguente contesto: un prete che diceva messa con cinque, ripeto cinque fedeli e d’improvviso si materializza un agente col suo registro a voler sanzionare per la presunta violazione regolamentare. Non è finita. Questo agente (giovane, da perdonare, forse era agli inizi del corso di formazione), gli si para davanti all’altare(!)interrompendolo, il sacerdote che non perde la calma, sta recitando il Padre Nostro, gli sussurra di lasciarlo terminare, poi si vedrà. L’agente immaturo che insiste, ancora una due volte, a chiedere chiarimenti. Agitando registro e penna tenta di imbastire una incredibile interlocuzione, il prete che si spazientisce e l’agente (forse temendo la scomunica), che si mette stavolta da parte. Non so dirvi com’è poi tutto è proseguito, ma è chiaro che in questo caso è proprio la ragione ad essere andata in quarantena.
A parte poi il fatto che la Cei ha lanciato i suoi strali, invocando persino i Patti Lateranensi (inimmaginabile sino a qualche giorno fa!) e che anche il Premier su questo presto farà retromarcia, , per tutto il resto si sta creando un enorme guazzabuglio con rabbia e acredine per i tanti provvedimenti presi. A vantaggio di alcuni, a svantaggio di altri, cosa che potrebbe anche produrre conseguenza clamorose.
Perché non si possono tagliare i capelli uno alla volta e lasciare negozi aperti anche per comprare la “diavolina”?. Perché non si può visitare un museo, due-tre per volta, e invece si chiude battenti alle scuole di ogni ordine e grado? Anche in questo caso, cultura da surrogato e sospetta sopravvalutazione del cosiddetto smart-working. Insomma, con ogni evidenza, si è trattato (e, speriamo, per l’ultima volta) di un DPCM confuso e illogico, incapace anche di infondere speranza. E dalle conseguenze inimmaginabili.
Mettiamoci (anzi, dicono loro: mettetevi) bene in testa che dobbiamo per lungo tempo convivere col virus. Sino alla scoperta del vaccino. Sino aquandononsisa. Siamo d’accordo. Ragionevolmente tutto ciò significa che a ottobre o novembre e forse più in là, la situazione non cambierà di molto. Nel senso che il virus è ancora in circolo. E, allora (sempre beninteso che la situazione sanitaria resti “controllabile”, come pure “sotto controllo” oggi viene detto), brandiamo l’unica arma veramente valida per andare avanti, progredire e, possibilmente sconfiggere il virus: distanziamento sociale, guanti e mascherine. Non c’è altro da fare. Anzi, l’abbiamo già fatto. Scusate la reiterazione: abbiamo rispettato tutte le disposizioni, abbiamo obbedito per due mesi e più, siamo stati lodati per questo. Intimamente averlo ascoltato ci ha fatto anche piacere. Embe? Tutto questo oggi non basta? Non capiamo il motivo per il quale verso di noi non dobbiate ancora nutrire fiducia.
LUIGI NANNI